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n. 27 novembre 2012
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Articolo 'Antropologia della scuola.'  >>>
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Antropologia della scuola.
La scuola come cultura e il docente come operatore socioculturale
di Sabatini Roberto - Orizzonte scuola
A scuola si trasmettono le conoscenze, si forgiano le competenze, si promuove lo sviluppo, si stimola la cooperazione, si vive nella relazione, si praticano i diritti, si allena la volontà e la resistenza, si perseguono valori. Questo e molto altro.
Non bisogna dimenticare che le istituzioni formative vanno dalla scuola d'infanzia all'università e che ben poco del "resto del mondo" rimane del tutto estraneo a questa gigantesca impresa, che ben poco dell'extrascuola non interagisce con essa.

Se un antropologo volesse descrivere e spiegare l'universo scolastico e avesse pochissimo spazio per esprimersi, credo che dopo averci riflettuto appena un po' potrebbe concludere che la scuola come un insieme è una cultura.
Un modello complesso e completo di essere e di sentire, con un suo linguaggio, con i suoi costumi, le sue abitudini, le sue regole, le sue sanzioni, le sue trasgressioni, le sue cerimonie, le sue iniziazioni, i suoi luoghi e momenti apicali, i suoi stili di vita condivisi e convissuti dalla sua collettività.
Come tutte le culture ha un passato, un presente e un futuro, è soggetta al mutamento, ma anche fortemente attaccata alla tradizione; al suo interno annovera molte subculture, che corrispondono ad altrettanti gruppi sociali e come tutte le società complesse è animata da fazioni in tensione tra loro per i diversi interessi ed obiettivi che esse hanno e per le differenti posizioni gerarchiche che esse occupano.
Insomma la scuola può essere vista e approcciata come una cultura ed una società sui generis, certamente collegata e integrata nella più ampia società e nella più vasta cultura di cui fa parte, ma non in esse annullata, non in esse indistinta.

Last, but not least, come ogni società che si rispetti, quella scolastica può esibire uno spettro quasi completo di tutte le fasce di età: ad eccezione della vecchiaia, la scuola è un mondo di persone che vanno dai primissimi anni di vita fino ai 70 anni ed oltre e come ogni autentica popolazione può esibire una gamma vastissima di competenze nei più svariati settori dell'attività e del pensiero umani.
Come ogni società ed ogni cultura, anche quelle scolastiche sono soggette ad un incessante divenire all'insegna della complessità crescente, dell'aumento di sofisticazione e di specializzazione delle sue attività. Tutto ciò esercita una pressione su tutti i suoi componenti, diversa per ciascuno, in funzione del ruolo e delle responsabilità rivestite, ma comunque senza eccezioni.
Un tratto specifico di questa comunità e della sua cultura è quella di porsi come palestra mentale, comportamentale e professionale per inserire le sue nuove generazioni nella più ampia e omnincludente società di cui essa fa parte. In questo senso essa tende a porsi come un modello da imitare e da fare proprio, ossia come un modus vivendi e operandi di qualità.
Naturalmente, data la difficoltà insita nel raggiungere tali traguardi, il mondo scolastico spesso deve accontentarsi di più miti pretese, anche perché non essendo indipendente circa le fonti del suo sostentamento, soffre molto dei limiti presenti nelle politiche, nei finanziamenti e negli impianti giuridici che ad esso vengono destinati.
Più di qualcuno vuole trasformare questo mondo in una azienda, con un suo bilancio di entrate ed uscite e qualcun altro vorrebbe tornare alle antiche discriminazioni di casta e di censo e ammannire una formazione caricaturale a chi non può permettersi di pagare un'educazione di alto profilo. Non mancano nemmeno quelli che ritengono che la formazione in sé sia la forma più moderna e democratica di irreggimentazione o, nel migliore dei casi, di livellamento delle creatività individuali e di assoggettamento agli imperativi di una società-dominio. Infine vanno anche ricordati quelli che ritengono che la scuola sia un mondo chiuso ed arretrato rispetto a quello che le sta intorno e che non sia in grado di sfornare individui preparati, né per il mondo del lavoro, né per tutto il resto.

Tenendo presente tutto ciò consideriamo ora più da vicino quali aspettative sono attualmente presenti ed esercitate, anche implicitamente, nei confronti del segmento del mondo della formazione che ha la massima responsabilità e la specifica competenza nel processo educativo: la componente docente.
Sorvoliamo, per evidenti ragioni di tempo e di spazio, sull'enorme diversificazione di questa componente, ricordando soltanto che essa va dalle maestre (maestri?) della scuola d'infanzia ai cattedratici universitari, passando attraverso una moltitudine di figure e di classi di concorso, di ordini e gradi di scuole, di discipline impartite, di responsabilità assunte, anche in compiti paradidattici (che non sono da considerarsi optional). Con questa sofferta, ma inevitabile semplificazione, vediamo sinteticamente il quadro complessivo dei requisiti e delle competenze che idealmente sono presunte e auspicate nell'odierna figura del docente.

Bisogna preliminarmente chiarire che si è pervenuti a questo quadro partendo dalle disfunzioni del sistema formativo e capovolgendo l'ottica tradizionale che ormai solo i più anziani possono ricordare, quella che metteva al centro e in primo piano il sapere tradizionale, l'istituzione e le sue gerarchie e solo a margine prendeva in considerazione l'allievo, ma sempre come una variabile dipendente e subordinata.
Poi, faticosamente, prima con la messa in discussione del principio di autorità, poi con la relativizzazione del potere selettivo e valutativo della stessa istituzione e infine con una inedita riscoperta e centralità dello studente, il sistema si è reso conto che l'allievo che "va male" non è il problema da risolvere in un mondo che non ha problemi, ma è proprio il segnale della disfunzione del mondo che lo circonda. Il fallimento e la dispersione scolastica sono stati i sintomi non della incapacità, o della pigrizia di questo o quello studente, ma della crisi del sistema formativo e della più ampia società che lo ingloba, nel suo insieme.
Lavorando su questa crisi ci si è resi conto che era cambiata l'utenza scolastica e la funzione formativa della scuola, che era mutata la stessa collocazione dell'istituzione scolastica in seno alla società e che come agenzia di formazione e socializzazione era entrata in competizione con una pluralità di soggetti che avevano notevoli valenze educative e culturali: nuovi saperi, nuovi stili cognitivi, nuovi mass media, nuove fonti di informazione, nuove tecnologie.
La stessa funzione selettiva che la scuola tradizionale aveva esercitato era diventata obsoleta e inadeguata: non aveva più senso espellere o rifiutare tutti quelli che non raggiungevano determinate prestazioni astrattamente standardizzate in precedenza; i percorsi didattici dovevano diventare aperti e flessibili, adeguandosi ai tempi di maturazione dei loro destinatari e modellandosi sulle loro caratteristiche.

E' stato così che la vecchia figura dell'insegnante si è trasformata in quella di operatore culturale, di coordinatore della conoscenza, di organizzatore dei saperi, di facilitatore degli apprendimenti, di gestore non direttivo dei processi di crescita e di sviluppo della personalità in formazione.
La nuova funzione docente si qualifica oggi come quella di professionista della comunicazione, di progettista della formazione, di versatile organizzatore e animatore di situazioni, contesti, gruppi, relazioni.

I compiti che idealmente si ascrivono al docente e le funzioni che esso è sollecitato a svolgere, soprattutto nell'ambito della Secondaria superiore, possono essere così riassunti:
1. Saper investigare e conoscere il contesto socioculturale in cui opera e in particolare le risorse del suo territorio. Avere cioè familiarità con gli aspetti sociologici della scuola, dell'utenza e dell'area in cui tutto ciò insiste.
2. Acquisire e saper utilizzare i curricola dei suoi allievi e le rispettive identità personali. Avere cioè consapevolezza degli aspetti cognitivi e psicologici, anche pregressi, degli studenti con i quali opera.
3. Padroneggiare a fondo i contenuti e i significati delle materie che insegna. Possedere perciò un adeguato livello di competenza nelle materie che insegna, del loro rapporto con le problematiche attuali e del loro raccordo con gli altri saperi trasmessi dai colleghi.
4. Conoscere e saper impiegare metodologie didattiche e valutative adeguate, stili espressivi e comunicativi idonei al contesto e al contenuto. Ossia avere una buona preparazione didattica, pedagogica e docimologica e valide capacità comunicative e relazionali (chiarezza spiegazioni, proprietà linguaggi e dizioni, pertinenza e coerenza argomentazioni, padronanza gestualità e mimica, disponibilità e sensibilità).
5. Saper lavorare per progetti, ideare e gestire processi, rilevare e analizzare dati, realizzare prodotti e percorsi. Ossia avere la capacità di impostare la didattica in termini di ricerca, invenzione, scoperta, percorso di crescita e di creatività, in modo connesso, ma non condizionato dai programmi.
6. Saper gestire produttivamente le dinamiche del gruppo classe e costruire comunque percorsi formativi personalizzati. Sapere cioè, ad un tempo, sfruttare le potenzialità collettive della classe e adattare il lavoro didattico al caleidoscopio individuale.
7. Saper diagnosticare precocemente il disagio, prevenire la dispersione e favorire il successo formativo. Saper cioè individuare per tempo i sintomi del malessere giovanile e saper agire per ridurli e impedire esiti centrifughi e fallimenti del percorso educativo.
8. Saper orientare le scelte formative degli studenti in funzione della loro equazione personale e delle opportunità occupazionali future. Essere quindi in grado di percepire le future attitudini operative degli studenti e di fornire loro informazioni adeguate sul mercato del lavoro.
9. Coinvolgere le altre istituzioni e le risorse territoriali nel processo formativo. Essere cioè capaci di aprire la didattica all'extrascuola, sia portandola nel mondo esterno, sia facendo entrare quest'ultimo in essa.
10. Gestire la disciplina attraverso l'autorevolezza e non l'autoritarismo. Creare e mantenere un clima sereno, produttivo e reciprocamente rispettoso senza ricorrere a ricatti e a strumenti repressivi.

Va da sé che si tratta di un ideale verso cui tendere, che è di per sé estremamente difficile raggiungere e che intere generazioni di classi politiche hanno lavorato per impedire, remando contro giuridicamente, economicamente, strutturalmente.

Tra l'altro questi compiti possono essere ragionevolmente svolti se, e solo se l'ordinario lavoro dei docenti viene affiancato e integrato da apposite "figure di sistema": operatori specializzati nell'affrontare emergenze e funzioni complesse e delicate che lavorano con il corpo insegnante e con gli stessi studenti.
D'altra parte alla scuola sono stati posti, col passare degli anni, una quantità di nuovi impegni e di nuove responsabilità, chiedendole spesso di farsi carico di tutti i problemi sociali che l'essere umano in formazione presenta e manifesta senza sosta: ritardi mentali, abilità diverse, deficit neuromotori, crisi di identità, accessi di ansia, di panico, di aggressività, fenomeni di bullismo e violenza generalizzata, disturbi dissociali, autolesionismo, carenze affettive familiari, famiglie multiproblematiche, rifiuto del diverso, tossicodipendenza. A volte il processo cognitivo e quello della formazione professionale, che un tempo erano gli ambiti specifici del mondo scolastico, sembrano delle cenerentole, si affacciano timidamente in coda a tutta una serie di gravità relazionali, identitarie, comportamentali che urgono e che fuorviano ogni altro obiettivo.


Vorrei chiudere questo quadro con una rappresentazione che metta bene in evidenza la configurazione problematica che ha, idealmente, ma anche concretamente, davanti a sé la funzione docente oggi.


Nella rappresentazione l'insieme dei blocchi superiori sintetizzano i settori o gli ambiti che costituiscono il fronte della docenza, cioè l'orizzonte dei problemi che il docente deve affrontare, mentre il gruppo dei blocchi inferiori elencano le abilità, almeno idealmente, auspicate nel docente.
Insomma, se il colpo d'occhio non vi ha preoccupato più di tanto, a mio modesto avviso, siete docenti ideali!

Roberto Sabatini

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