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n.63 maggio 2016
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Oggi è il giorno:22 Settembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Apprendere senza scarpe'  >>>
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Apprendere senza scarpe
Dal con-tatto con il suolo creare un ambiente motivante
di Calcagni Maria - Didattica Laboratoriale
Si apprende per crescere, per aumentare le proprie capacità, per realizzarsi e sentirsi valorizzati. Gli esseri umani sono per natura curiosi, i bambini lo dimostrano fin dalla più tenera età nel dinamismo con cui esplorano il mondo che li circonda, hanno un innato bisogno di divenire competenti nelle attività che svolgono e l'esigenza di rispondere alle attese che gli altri nutrono nei loro confronti (Brunner).

Come docenti spesso ci chiediamo quale sia il mezzo adeguato a far sì che i nostri alunni mantengano la naturale curiosità e nutrano l'entusiasmo verso l'apprendimento in un contesto socio-familiare e scolastico a volte distante dalle loro necessità.

Per dare una prima risposta a questa esigenza occorre fare riferimento ad almeno tre elementi: compagni di classe, docenti e famiglia.

Il rapporto con i compagni di classe è un elemento fondamentale; vivere una relazione costruttiva o fastidiosa con i pari può influire positivamente o negativamente sulla motivazione del ragazzo verso l'apprendimento.
Stare insieme non solo nel gioco ma attraverso forme di collaborazione, di coinvolgimento, di sostegno reciproco, pensate per le attività didattiche, aiuta a costruire legami significativi. Anche l'atteggiamento di chi insegna è un fattore rilevante per la riuscita scolastica. L'insegnante deve assicurarsi di essere una figura di riferimento, disponibile, ma anche autorevole per essere tenuto in conto dai discenti, di mantenere alte le aspettative nei confronti di tutti anche di quelli che mettono in atto comportamenti complessi poiché quando le aspettative si abbassano la comunicazione diventa meno efficace. Motivare gli alunni diventa, altresì, faticoso quando le famiglie non colgono il significato del processo di apprendimento che si sta svolgendo sotto i loro occhi e i sentimenti che guidano la vita scolastica dei figli; raccordare i genitori su questi aspetti resta l'unica via per costruire alleanze e non conflitti.

A volte rischiamo di lasciarci scoraggiare dalla continua ricerca di nuovi motivazioni che non producono risultati immediati, soprattutto con alcuni che sembrano resistenti ad ogni sollecitazione in tal senso, ma senza superare questo ostacolo diventa difficile andare oltre. In classe sono presenti sempre meno allievi capaci di mantenere l'attività focalizzata su un obiettivo, di reagire all'affaticamento di stimoli specifici e/o di resistere alla distrazione esercitata da altri stimoli. Come docenti è opportuno farsi delle domande circa il nostro ruolo e il modo di proporre gli argomenti.

Jean Jacques Rousseau raccomandava agli insegnanti: "Imparate a conoscere i vostri bambini, perché molto spesso non li conoscete affatto".
Diventa essenziale riconoscere le vie attraverso le quali l'attenzione si manifesta e si arricchisce, consapevoli che il bambino attiverà la facoltà per un tempo che dipenderà dal tipo e dalla proprietà degli impulsi ricevuti.
Nel processo di apprendimento la motivazione ha un funzione energetica pertanto diviene fondamentale trovare la chiave di lettura di ogni alunno, aprire quel passaggio che ti permetta di entrare in con-tatto con lui essendo ascoltati veramente. Quell'accesso ti aiuta a trovare la sua "finalità" specifica, diversa da quella degli altri, qualunque essa sia: l'amore per un gioco, per la mamma, l'insegnante o anche solo l'amor proprio.
Occorre, quindi, creare le condizioni affinché gli alunni coltivino la gioia ed il gusto di imparare. Questo è possibile, se ogni giorno, in ogni momento, in ogni attività, la prima preoccupazione, in ordine di tempo e di importanza, sarà quella di motivare gli allievi mediante esperienze che li facciano sentire autori del proprio apprendimento.
Nella mia esperienza ho trovato utili e funzionali l'applicazione di alcune metodologie che implichino attività di movimento e la percezione del sé e del proprio schema corporeo e che alimentino disponibilità e abilità di relazione da adottare durante l'orario scolastico e non necessariamente nella sola ora di educazione motoria.

Oltre al basico contatto visivo tipico della disposizione in cerchio, in cui ogni persona alimenta il sé, si sente protetta e si nutre della relazione con l'altro, vorrei suggerire un'altra modalità che trae la sua origine dal senso liberatorio provato nel momento del rientro a casa quando togliamo le scarpe.
Questo è uno dei fattori che mi ha fatto scegliere tale prassi in una classe prima di scuola primaria costituita prevalentemente da maschietti vivaci. La prima rappresenta l'inizio di un percorso scolastico che durerà almeno cinque anni, un momento delicato di coesione per un gruppo classe in divenire. In aula al mattino i bambini iniziano la lezione nel modo tradizionale, a metà mattinata sanno già di poter togliere le scarpe e lasciarle sotto al banco, e lo fanno festosamente e in modo ordinato sapendo di doverle rindossare per andare in bagno. La prima volta i bambini appaiono disorientati. Sorridono quasi increduli dicendo:- ...E se i piedi puzzano? - Apriremo le finestre - dico loro.
Indipendentemente dal lavoro che abbiamo svolto, in italiano o storia, stare senza scarpe ha aiutato moltissimo. Sia i bambini più inquieti e sia quelli schivi trovano giovamento dalla sensazione di benessere che si prova; avere un buon contatto con il suolo stimola il senso dell'equilibrio, elemento importante che favorisce il recupero di concentrazione e attenzione. Ho provato e mi sono appassionata: guardare i bambini mentre svolgono esperienze individuali e di gruppo seduti al banco con i piedi a contatto con il pavimento o mentre si muovono nell'aula modifica l'atmosfera di classe, favorisce l'equilibrio emotivo-relazionale ed ogni attività didattica proposta procede in modo più soddisfacentemente per tutti.

Per aumentare i livelli di attenzione, l'individuo deve provare piacere; è nelle gioie e nei piaceri senso- percettivi che si ritrovano la concentrazione e la riflessione. I bambini acquisiscono contemporaneamente autonomia e sicurezza, collaborano tra loro in azioni fondamentali come allacciare i lacci delle scarpe, un movimento basilare, sottovalutato dalle famiglie, che aiuta a sciogliere le dita e non solo.
I piccoli oggi hanno minori occasioni di svolgere attività motorie libere, poco vengono coinvolti in incarichi domestici utili ad educare all'aiuto e a sviluppare una migliore manualità. Negli ultimi anni è consuetudine risparmiare fatica ai bambini evitando di spiegare loro come produrre movimenti semplici legati alla vestizione o allo stare seduti in modo corretto a tavola, come assumere la corretta postura mentre si scrive, al modo di tenere correttamente le posate e rispettare una corretta impugnatura della penna. L'atto di scrivere presuppone un apprendimento complesso, che coinvolge competenze linguistiche, cognitive ma anche neurologiche e grafo-motorie che attivano cervello, corpo, braccia e mani.
Molte delle difficoltà di attenzione e di grafia, sempre più frequenti nelle giovani generazioni, sono legate alla sviluppo corretto della motricità.
La funzione di vigilanza è al massimo se c'è un livello adeguato di controllo tonico; è quindi importante investire tempo in attività che favoriscano equilibrio, coordinazione, dissociazione e che fanno da sfondo a tutti quei movimenti che rappresentano il veicolo dell'espressione del linguaggio corporeo e non solo.

Lasciamo quindi agli alunni la libertà di ex-ducere, di sperimentare, di accrescere la motivazione verso l'apprendimento, sollecitandoli con autorevolezza e "creatività".

di Calcagni Maria
docente presso l'I.C. Alfieri-Lante della Rovere di Roma e Pedagogista Clinico.
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