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n.6 ottobre 2010
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Appuntamento col Ministro
Il punto di un genitore sul viaggio della Nave-Scuola
di Paci Lucia Giovanna - Emergenza scuola
Caro Ministro Gelmini,
esattamente un anno fa Le ho scritto da queste stesse pagine, per fare il punto sulle prime ripercussioni della sua cosiddetta riforma della scuola. L'avevo anche invitata a una sorta di conferenza stampa, cordiale e pacifica, perché rispondesse ai mille interrogativi di tanta gente comune come me, ma Lei si è guardata bene dal rispondermi o dal partecipare, come avrei sperato non senza una punta di idealismo ingenuo.
Non ci riprovo quest'anno, ma Le comunico che sento proprio la necessità di prendere con Lei una specie di appuntamento fisso, alla riapertura delle scuole, per fare il punto sul viaggio della Nave-Scuola.

Nell'ultimo anno, legittimata dall'investitura concessaLe dal Ministro Tremonti di novella "mani di forbice"- spero che mi consenta il riferimento cinematografico, Lei che è così attenta ai moderni mezzi di comunicazione - sforbiciando qua e là, ha terminato il Suo lavoro creativo, noto come "Riforma delle Scuole Superiori". Parlo di "lavoro creativo", perché solo così posso catalogare ciò che invece viene chiamato "riforma". Controllo il significato linguistico di questo termine sul dizionario, che mi conferma si riferisca a "qualsiasi provvedimento che sostenga il rinnovamento più o meno profondo di una situazione esistente, per adeguarla a nuove e diverse esigenze", il che mi fa immaginare qualcosa di positivo, di migliorativo.

Mi permetta di dubitare, Signora Ministro, che questo è ciò che è avvenuto col Suo di provvedimento! C'era la necessità, nel suo Governo, di tagliare per far quadrare i bilanci del Paese, si è deciso di farlo nella Scuola e Lei si è divertita nei panni di "Edward lo sforbiciatore", apportando modifiche unicamente censorie, senza logica apparente. Le parlo, naturalmente, per esperienza diretta, dal momento che ho tre figli che frequentano le Scuole Superiori.
I miei due figli che vanno all'Istituto Tecnico Agrario si sono visti tagliare ben 4 ore: di laboratorio, il più grande, e di quella che è la materia fondante della scuola, cioè Azienda agraria, il secondo. Ora, mi domando: che tipo di periti saranno i miei figli, che non si sono potuti formare, esercitandosi a fare proprio quello che avrebbe dovuto farli diventare esperti? In questo sarebbe stato riformato il loro Istituto tecnico?

Mia figlia frequenta il primo anno del Liceo delle Scienze Umane, nuovo nome per definire l'ex Liceo Psico-pedagogico, che non è migliorato nel cambiamento, visto che gli sono state tagliate delle ore, guarda caso proprio di Scienze Umane. La domanda è la stessa, anche in questo caso: perché mia figlia,che ha scelto una scuola d'indirizzo particolare, dovrà essere penalizzata proprio nelle sue conoscenze di indirizzo, rispetto alle sue colleghe più "anziane"? Era questo svuotamento di contenuto la novità di cui si sentiva l'esigenza nel "riformare"?
Vede, Ministro, non ci siamo proprio! Alla Scuola si deve dare non togliere, perfino il Presidente Napolitano si è scomodato a dirlo. Lei ha dichiarato in televisione di aver fatto quanto di meglio si potesse e si dovesse fare e che ora tutti, docenti in testa, si devono dare da fare, "rimboccandosi le maniche". Ed è proprio questo che si sta facendo nella scuola e non metaforicamente, purtroppo! Parlavo di Nave-Scuola, perché è questa l'immagine che ho in testa: una nave in pieno naufragio, con utenti muniti di calosce e pantaloni e maniche di camicia arrotolati, stile sopravvissuti, che si barcamenano per andare avanti: comprano banchi e sedie in una nota azienda svedese a basso costo, fanno lezione in piazza laddove non ci sono nemmeno le aule, coprono per il doppio delle loro ore i buchi orari dei colleghi assenti, per malattia o perché non sono ancora stati incaricati, ansimano nel dover seguire classi con più di trenta alunni, passano un anno in una classe e l'anno dopo, sempre che siano "fortunati" a lavorare, in un'altra, di una scuola diversa, spesso di un'altra città...
Il primo giorno di scuola di mia figlia, in un quartiere abbastanza centrale della Capitale, in una gloriosa o ex gloriosa scuola ex magistrale, la Preside si è scusata con i ragazzi perché mancavano le sedie e, dopo averli pregati di sedersi momentaneamente sui banchi (sic), ha assicurato che sarebbero presto intervenuti.

La Preside della scuola dei miei figli maschi, che con quattro spiccioli deve mandare avanti tre sedi, ha deciso di dare lustro almeno a una delle tre scuole piuttosto che mandarle allo sfascio tutte e così niente funziona in quelle che non sono state scelte. In più, in quelle sedi di serie B, lontane dall'"eccellenza" della scuola Centrale, arrivano incaricati annuali assolutamente impreparati, che appesantiscono i disservizi, perché toccano direttamente la formazione, ragione di esistere della scuola stessa.

Accade però - il però arriva per fortuna - mio caro Ministro, che i disagi, le ristrettezze, le ingiustizie, i difetti di logica, il mancato rispetto dei diritti più elementari risveglino le coscienze sopite e ci si ribelli.
L'opinione pubblica anestetizzata si rianima, si mobilita e produce fermenti.
I ragazzi della scuola dei miei figli, tradizionalmente un po' lontana dai clamori, per ubicazione, compatti si sono mossi per ottenere ciò che spetta loro, con passione autentica, civile e democratica, con maturità e consapevolezza.
Che bello vederli animati e propositivi, che grande lezione di vita!
Studiano le leggi, le norme, le regole, parlano di diritti e di doveri, di dialogo e confronto, non di scontro, di aspettative, di formazione. E' musica per le mie orecchie e mi sento più serena, perché penso che nello sfascio in cui è la scuola oggi, nulla è perduto se si produce una simile educazione all'impegno civile.
Le Autorità sottovalutano sempre quest'aspetto di reazione alla negazione, alla privazione, all'oscurantismo; lo fa Lei, Ministro, nei confronti delle capillari e trasversali proteste al Suo operato, lo fa la Preside dei miei figli. Io, tuttavia, La inviterei a considerare la portata di tale movimento di idee, che si oppongono al vuoto, al taglio, all'appiattimento. La Storia ci ha insegnato che le idee e gli ideali hanno un cammino proprio, parallelo rispetto a quello dei fatti e inarrestabile; cosa vuole che facciano provvedimenti di passaggio, come quelli legati al Governo di turno?

I miei figli e i loro compagni di scuola, noi genitori, i docenti con le maniche e i pantaloni arrotolati non si stancano di darsi da fare unicamente per ottenere una scuola possibile, in cui si voglia investire non tagliare, incrementare non diminuire, formare non appiattire, valorizzare non sminuire, proporre non demolire, una scuola al positivo non al negativo, in cui credere e non da combattere. Per ora non esiste, mio caro Ministro, ma non dubiti, noi la costruiremo!

Lucia Giovanna Paci, genitore del IV Municipio - Roma
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