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n.1 marzo 2010
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Arte come ricerca
I bambini di fronte alle opere d'arte
di Ronchetti Francesca - Didattica Laboratoriale
Arte, parola usata in tanti contesti e che esprime il mondo. Un mondo che alcuni conoscono profondamente, altri credono di conoscere, altri ancora vorrebbero conoscerlo, ma non si sentono pronti.
Spesso gli insegnanti della scuola d'infanzia si domandano se "insegnare" l'arte.
Innanzitutto è possibile "insegnare" l'arte?
Oppure cerchiamo di porre le basi per poterlo apprezzare nel momento in cui saremo/saranno pronti? Nella società odierna tutto è omologato e anche l'educazione spesso, inconsapevolmente, spinge in questa direzione.
Non a caso nella scuola viene dato più spazio all'educazione cognitiva piuttosto che a quella creativa.

Tra i banchi, nelle sezioni, a tutti vengono date le stesse attività, viene chiesto di svolgere una consegna in un certo modo, un processo definito a priori dal docente. Probabilmente se lasciassimo "fare" ai bambini avremmo grandi soddisfazioni; ci ritroveremo ad avere risultati eccellenti. Se per risultati includessimo la capacità di inventare, di pensare, di differenziarsi, di essere creativi.
Creatività intesa nel pieno senso della parola ovvero "inventare con libera fantasia" rendendo il bambino il vero protagonista.

In campo artistico ogni modalità espressiva è importante, tutti vengono valorizzati. Nessuno risulta migliore di altri. Tutti possono svolgere l'attività, ma a modo loro. In questo modo verrebbero valorizzate le diversità tra i più piccoli. I bambini sarebbero liberi di esprimersi ed imparerebbero a rispettarsi, basilare per acquisire l'autostima, e a rispettare l'altro, fondamento di una società civile.
Ma quante volte, educatori, insegnanti, hanno chiesto al bimbo di 3 anni di colorare l'elefante con il pastello a cera grigio oppure l'albero con la digito-pittura.
E questo non è stimolante, ne sarete certamente coscienti. "Il bambino fa arte nella misura in cui esprime un proprio stile" afferma De Bartolomeis "quindi esprime se stesso con le proprie scelte cromatiche con l'equilibrio delle sue composizioni, con l'originalità del suo sistema rappresentativo e ci comunica il livello di capacità raggiunto" (1).

L'arte per eccellenza libera e spontanea, diviene l'occasione ideale per l'incontro con altri modi di essere, e diventa linguaggio universale. Un quadro lo possiamo percepire anche se non conosciamo la lingua del pittore che lo ha dipinto, ad esempio, non serve conoscere la lingua spagnola per osservare un dipinto di Picasso. Perché allora i bambini non dovrebbero essere pronti ad ammirare questo meraviglioso mondo? Mondo che spesso sembra solo toccato da una piccola parte considerata "acculturata".
L'arte non deve essere il patrimonio di pochi e particolari individui, ma deve essere insita nell'essere umano.
Attraverso l'arte i bambini imparano a comunicare con un linguaggio universale. Mediante l'arte vengono poste le basi per favorire il processo di costruzione della propria identità. Ma l'arte spesso non viene offerta come opportunità per tutti durante il processo educativo.
I bambini grazie alla televisione, ad internet sono bombardati da immagini.
Talmente tante rappresentazioni che alla fine al fanciullo non rimane nulla, è impossibilitato a dare un senso a queste immagini, a farle sue. Ma soprattutto gli è difficile dare un significato a ciò che osserva. L'arte aiuta i bambini a osservare, ammirare, costruire il pensiero divergente. "Non si comincia mai abbastanza presto ad incoraggiare nel bambino la sensibilità verso ciò che lo circonda. È importantissimo il modo in cui sollecitiamo i bambini nel loro sviluppo rendendoli sempre più sensibili verso le cose che vedono, odono, toccano e avvertono per mezzo del loro corpo" (2)

L'arte andrebbe usata come ricerca. Meditazione che parte dall'arte, ma che poi vi ritorna. La metodologia da utilizzare con i più piccoli sarebbe "quella di partire dall'opera per allontanarsene attraverso infiniti possibili percorsi e alla fine tornare nuovamente all'opera che diventa oggetto familiare e ricco di contenuti" (3). Grazie a tale ricerca, il bambino sarà educato a non fermarsi all'apparenza, ad andare oltre al già detto, a ciò che è scontato.
Sarà spinto in modo spontaneo ad immaginarsi tanti punti di vista, ad usare la fantasia di fronte al mondo. Come ci dice molto chiaramente Munari "Sappiamo tutti che il sole tramonta dappertutto. Sappiamo che quando tramonta cambiano tutti i colori. Sappiamo anche che possiamo disegnare e colorare il sole in tanti modi, con tanti strumenti, con tanti tipi di colori, e possiamo farlo su tanti tipi di carte: un sole giallo su carta nera, un sole nero su carta gialla, un sole bianco su carta...se poi guardiamo i quadri dei pittori, troviamo tanti altri soli ancora. Ma ognuno lo farà come vuole, anche con una fetta di arancia o con la polenta" (4).
Essenziale quindi identificarsi con se stessi, senza voler a tutti i costi "creare" come chi abbiamo di fianco, convinti che ciò renda più semplice la socializzazione con l'altro "nella realtà, tutti quelli che hanno la stessa apertura visiva e vedono il mondo nello stesso modo, non hanno osservazioni diverse da comunicarsi. Solo chi ha una apertura visiva diversa vede il mondo in un altro modo e può dare al prossimo una informazione tale da allargargli il suo campo visivo. Mescolate quindi i disegni, cambiate i colori degli occhi, abituiamoci a guardare il mondo con gli occhi degli altri"(5).

Ovviamente è necessario che "l'insegnante ritenga l'arte una componente importante e indispensabile della sua umanità individuale e sociale. Perché se l'insegnante non è sensibile a ciò e quindi non mobilita le proprie energie ad esplorare questo campo dell'esperienza umana, allora è chiaro che anche i nostri pochi suggerimenti non potranno promuovere un'esperienza autentica" (6).
Quindi cerchiamo di stimolare processi cognitivi brillanti e ludici in modo da restituire all'arte il suo valore di suggestione fantastica.

Francesca Ronchetti, Dott.ssa in Progettazione pedagogica ed interventi socio-educativi e docente presso Scuola dell'Infanzia di Busseto (PR)

Riferimenti bibliografici
(1) F. De Bartolomeis, Il bambino dai tre ai sei anni e la nuova scuola infantile, La Nuova Italia, Firenze, 1968.
(2) M. Serasso (a cura di), Bambini in arte. Itinerari per sviluppare il senso estetico del bambino, Marco Valerio, Torino, 2003.
(3) G. Agostini, M. C. Masdea, S. Salvadori, La bellezza dell'arte insieme a noi. Un progetto per la scuola dell'Infanzia, Edizioni Polistampa, Firenze, 2007.
(4) B. Munari, Disegnare il sole, Corraini, Viadana (MN), 1980.
(5) B. Munari, Guardiamoci negli occhi, Corraini, Viadana (MN), 2003.
(6) M. Serasso (a cura di), 2003.
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