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n. 32 aprile 2013
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Attingere al serbatoio della propria interiorità
La riscoperta di sé come risorsa per affrontare le difficoltà
di Ansuini Cristina - Orizzonte scuola
Emetto il mio grido barbarico sopra i tetti del mondo.
Walt Whitman

Eppure l'anno era iniziato sotto i migliori auspici: una prima nuova di zecca con tanti frugoli da conoscere e da iniziare al bello della curiosità, del crescere insieme, del lavorare con il sorriso.
Eppure tutto sembrava procedere per il meglio, con colleghe affini negli intenti e nelle finalità.
Eppure avevo delle risposte positive, che leggevo nell'atmosfera che si respirava, nei lavori che si realizzavano, nelle storie che si assaporavano.
Eppure, eppure, eppure... tutto è stato stravolto. Le persone, gli eventi, le fatalità hanno fatto sì che tutto cambiasse. Devo premettere che sono costituzionalmente terrorizzata dai cambiamenti, ho bisogno di ragionarci sopra, di prevedere tutte le conseguenze, di pensare agli escamotages per fronteggiarli, per cui quando mi piombano addosso all'improvviso mi trovano assolutamente indifesa e senza possibilità di cavarmela.
È così che mi sono trovata quando la dirigente mi ha convocato per dirmi che, vista la situazione difficile - per usare un eufemismo - della classe parallela, ero chiamata a rivedere la distribuzione delle discipline per occuparmi della lingua italiana in entrambe le classi.
La nuova organizzazione prevedeva anche l'apertura delle due classi, con il conseguente mescolamento dei gruppi che questo comporta.

Non so descrivere con esattezza i pensieri e le emozioni che si sono agitati dentro di me: preoccupazione, timore, dispiacere, ma anche, in fondo in fondo, una briciola di euforia per la sfida che mi aspettava e per la considerazione che, in qualche modo, mi veniva dimostrata - sono molto sensibile, ahimè!, a questa tematica! -
Così, mandando giù la delusione per non poter continuare a portare avanti il lavoro così brillantemente cominciato, mi sono rimboccata le maniche e mi sono lanciata nella nuova avventura, sicura che avrei trovato qualche perplessità nei genitori dell'ormai vecchio gruppo, ma sicuramente il sollievo e la positiva accoglienza dei genitori del nuovo gruppo, per il tentativo di traghettare in porto tutta la situazione.
Mi sono così tuffata in questa nuova sfida, rivedendo organizzazione e modalità, ma non stile!, lavorando soprattutto sulla ri-costruzione di un rapporto educativo-affettivo, che è il sentiero irrinunciabile per far camminare ogni tipo di apprendimento-insegnamento.
Le reazioni dei bambini sono state subito ottime: i gruppi si sono mescolati con naturalezza, come con naturalezza i bambini che già mi conoscevano hanno accompagnato gli altri ad approcciare ad un nuovo stile, ad una nuova modalità di lavoro, secondo i principi del cooperative learning.

Le reazioni dei genitori sono andate invece oltre le mie più buie previsioni, in particolare da parte dei nuovi.
La cosa mi ha gettato nel pozzo profondo del disconoscimento, dell'autocommiserazione, dell'abbattimento dell'autostima.
In questa fase, in cui io comunque mi districavo tra revisione della didattica, recupero e consolidamento, attività condivise, ricerca di materiali, giochi di gruppo per agevolare la conoscenza e la considerazione dell'altro, ho trovato rifugio nei miei amati libri e conforto nelle persone che mi hanno sempre dimostrato simpatia e stima, fino ad elaborare un pensiero che mi ha consentito di non perdere la bussola e continuare a seguire la mia stella polare: essere me stessa, con tutte le mie preziosità e le mie deficienze, dimostrando con i fatti quello di cui ero capace a scuola, lavorando con i bambini, senza perdere mai di vista che quello è il nucleo forte del mio lavoro.

Ho rivisto l'Attimo fuggente, riletto Walt Whitman e Emily Dickinson, Gianni Rodari e Maria Luisa Bigiaretti - scelgo le mie letture come altri prendono le medicine :) - , rivisto foto, lettere e biglietti dei bambini dei cicli passati e mi sono ripresa il mio posto nella classe, il senso e il valore del mio lavoro, stabilendo di continuare ad essere me stessa, con mio bagaglio di sentimenti e di conoscenze, senza l'esigenza di dover dimostrare nulla.
Appena presa consapevolezza di questo, decidendo quindi di ignorare le negatività e di dedicare tutte le mie energie al benessere dei bambini, le cose sono andate meglio, ho ritrovato il mio equilibrio e la mia giusta capacità di giudizio nel gestire le attività in classe.

Come andrà a finire? Ancora non lo so, ma dei segnali stanno già arrivando: l'amalgama tra i bambini, lo scioglimento di alcuni nodi problematici, la ripresa di alcune attività iniziate nel primo quadrimestre e necessariamente sospese con il mescolamento dei gruppi - dovendo provvedere a ben altre esigenze - , la progettazione di laboratori e uscite didattiche, la realizzazione di attività di continuità con la scuola dell'infanzia, l'organizzazione della festa del libro in occasione del 23 aprile, giornata mondiale del libro...
E i genitori? Credo che qualcosa si sia "mosso" anche in loro; ho notato il diverso sguardo di qualcuno, non più torvo e sospettoso, ma chiaro e fiducioso, a volte addirittura sorridente e grato, la voglia di fermarsi a parlare con naturalezza, perfino qualche timido riconoscimento.
Cosa chiedere di più?

Cristina Ansuini, Psicologa, Docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgonicini Duca, Roma



Oh! Capitano, mio Capitano, il tremendo viaggio è compiuto,
La nostra nave ha rotto tutte le tempeste: abbiamo conseguito il premio desiderato.
Dal tremendo viaggio la nave vincitrice arriva col compito esaurito,
Esultino le sponde e suonino le campane!
Walt Whitman
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