Torna nella homepage
 
n 67 novembre 2016
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:23 Agosto 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Autolesionismo'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Long Life Learning 1 Long Life Learning
Pagina Scuola & Tecnologia 2 Scuola & Tecnologia

Ricerca avanzata >>>
Autolesionismo
Quale è "la parte" del docente?
di Ruggiero Patrizia - Inclusione Scolastica
Mi ero prenotata per assistere alla presentazione di un libro sul cutting "Autolesionismo. Quando la pelle è colpevole".
Ne sapevo molto poco e l'argomento mi incuriosiva. Sono stata invitata all'evento da una mia carissima ex collega, Alessia Barbagli (a volte con le persone si crea un feeling, una connessione profonda che rimane indelebile nonostante il tempo e la lontananza). Soprattutto il piacere di incontrarla nonchè la sicurezza della pregnanza della sua proposta, mi avevano spinto ad aderire all' iniziativa (di sabato mattina dall'altra parte di Roma).
Mi sono precipitata a cogliere questa occasione perchè incredibilmente, proprio nei giorni precedenti mi è stato segnalato un problema del genere con un alunno della mia scuola.

Alcuni alunni ospiti in una classe avevano visto un ragazzo ferirsi con un oggetto tagliente. Questa notizia, corredata di tutto il pathos possibile, è arrivata quasi contemporaneamente anche da un'altra fonte: un genitore di un'altra classe che aveva assistito alla stessa scena fuori scuola.
Si è scatenato un veloce passaparola tra gli insegnanti, accompagnato da paura, evitamento, desiderio di fuga, senso di inadeguatezza e un pò di orrore.

Dopo una notte di riflessione, di concerto con una collega, abbiamo pensato di affrontare il problema con la classe. Il ragazzo in questione era assente e probabilmente questo ha facilitato il compito. La cosa più urgente da fare era ascoltare i compagni, sicuramente i suoi più frequenti spettatori, sapere come stavano rispetto a questo e possibilmente aiutarli.
Tutti avevano assistito e hanno raccontato le loro emozioni e i loro comportamenti. Due le reazioni più frequenti: la risata, come se fosse un gioco, soprattutto da parte dei maschi e la paura-repulsione, platealmente esibita, da parte delle femmine. Altri stavano in silenzio, fingendo di ignorare quanto stava accadendo.
Piano piano abbiamo ascoltato tutti, accolto e compreso quello che ci hanno raccontato. Abbiamo poi cercato di capire come funzionavano queste reazioni e insieme indagato su quali azioni potessero far capire al ragazzo che quel comportamento non era gradito, per indurlo a smettere.
Da parte di tutti loro non c'era nessun giudizio negativo nè tanto meno da parte nostra un atteggiamento punitivo nè di invito alla delazione.
Avevano voglia di parlarne e il tempo non sembrava abbastanza.
Siamo riusciti a pensare come fronteggiare la situazione e aiutare il compagno, sia tenendo informati noi insegnanti, sia cercando di promuovere in loro un atteggiamento fermo nel dirgli DI NON FARE quando metteva in atto questi comportamenti.
Abbiamo visto le differenze e dato più tempo di elaborazione ai più coinvolti emotivamente.

La cosa strana è che non avevano detto niente a noi insegnanti e neanche ai genitori e di questo abbiamo chiesto il motivo: in effetti sono una classe molto unita e non hanno voluto mettere in difficoltà il compagno. Abbiamo anche chiesto loro come fosse possibile che noi non avessimo visto niente: spesso non ci rendiamo conto quanto sia facile per loro non farsi vedere e quanto noi insegnanti non vediamo quello che succede in classe!
Nel giro di due giorni mi sono confrontata con la dirigente, ho informato i colleghi di classe, ho contattato la famiglia. Avevo provato a chiedere a lui, con cui ho un ottimo rapporto, ma aveva negato e mi prefiggevo di riavvicinarlo con calma.

E finalmente è arrivato sabato.
La presentazione del libro è stata un'occasione molto interessante per conoscere le tipologie del disturbo, inquadrarlo come tale, come è stato più volte sottolineato, sia in base alla patologia sottostante che alla gravità. L'incontro mi ha suscitato ancora più domande a cui sto cercando di trovare risposte e ha aumentato la mia voglia di approfondire, cosa che ho fatto appunto comprando e studiando il libro.
Un'opportunità è stata quella di contattare, tramite e grazie ad Alessia, una delle psicologhe che hanno parlato del problema, per aiutarmi a capire e conoscere quali strade suggerire alla famiglia per un intervento specialistico.

Molto interessante e pienamente condiviso è stato l'intervento di Alessia per quanto riguarda "la parte dell'insegnante". Ha sottolineato empaticamente le tante situazioni difficili che ci troviamo ad affrontare, che ci spaventano, facendoci sentire a volte impotenti, ma che certo non possiamo risolvere e affrontare da soli
Ha posto poi due questioni molto significative riguardanti quello che il docente può fare.
La prima è sviluppare e mantenere un atteggiamento di attenta osservazione del comportamento dei nostri alunni.
VEDERLI, guardarli, andando oltre il rendimento scolastico, provando ad "uscire dal calderone dei pregiudizi", nell'ambiente che ci compete, per provare a capire cosa dicono e ascoltare ciò che non dicono. È stata significativa l'esperienza che ha portato: facendo analisi grammaticale i ragazzi hanno sottolineato il nome occhiatacome nome concreto, perchè "si sente sulla pelle".
"Loro sentono molto lo sguardo".
Inoltre, la conoscenza di un periodo critico ci deve tenere all'erta, invece, "Noi adulti ci mettiamo troppo tempo per registrare le trasformazioni radicali degli adolescenti".
Entrando nello specifico dei contenuti e nel modo di trattarli, Alessia suggerisce di utilizzare modelli culturali attenti al vissuto emotivo, senza accentuare la separazione tra corpo e mente che è già una fase processuale dell'adolescenza.Ad esempio quando parliamo di contraccezione prescindendo da paure, ansie e emozioni. Oppure nella poesia, analizzandola solo con la mente, nella struttura, senza approfondire anche le emozioni che trasmette e provoca. Per questo ha raccontato di aver sentito leggere una poetessa e di come lei utilizzasse il corpo, il respiro, i gesti, la postura insieme alle parole.

Quindi aldilà del problema specifico, per quanto grave e spaventoso appaia tra i tanti che ci troviamo ad affrontare, c'è una parte importante che i docenti possono mettere in atto.
Intanto gestire le proprie emozioni, consapevoli che il proprio punto di vista comporta una sicura parzialità.
Spostare poi il focus sul sistema classe: oltre ai fattori familiari e sociali-territoriali, anche questo sistema ha un impatto forte sia nel generare che nell'affrontare il problema.
Mantenere constante e aperto un canale di comunicazione con specialisti e fonti di formazione per confrontare e apprendere sempre nuove e più efficaci modalità di lavoro. Questa "la parte" che spetta a noi docenti.


Patrizia Ruggiero, docente di sostegno I.C. Belforte del Chienti - Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 2 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito domenica 27/11/2016 ore 13:47 da Francesca Pellizzaro
Brava Pat, come sempre! E ogni volta mi sembra che bisogni ricominciare, mi sembra di non essere mai all'altezza, che loro siano sempre un passo avanti a noi, per sfuggirci meglio........e mi sento impotente. E' vero anche che è una sfida, per noi adulti, a non fermarci mai, ad affrontare nuovi territori e a crescere insiame a loro. Grazie
inserito mercoledì 23/11/2016 ore 09:17 da fernanda fazio
L'articolo, molto interessante ed equilibrato, tocca temi veramente complessi, che spesso vengono evitati dai docenti. Senso di inadeguatezza, senso di impotenza, paura, orrore. Un tasto sensibile è poi il "non vedere", che si rispecchia nel "non dire" dei ragazzi. Da ultimo il bisogno do mantenere un canale mentale, prima ancora che concreto per restare in contatto con chi ci può aiutare. Grazie fernanda
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional