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n. 49 gennaio 2015
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Articolo 'Autovalutazione'  >>>
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Autovalutazione
Che peccato!
di Bono Liliana - Orizzonte scuola
www.flcgil.it
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A dicembre sono stata ad un seminario sull'autovalutazione in cui è stato illustrato il modulo RAV e si sono tenuti tanti discorsi.
Pare che un tema centrale, fondamentale per il rapporto di autovalutazione, sia costituito dai risultati ottenuti dai bambini in sede di valutazione, risultati misurabili in termini di promozioni, di successo scolastico, di prove INVALSI.
Qualora detti risultati dovessero risultare in qualche modo non ottimali, inferiori alla media nazionale per esempio, la scuola dovrà quindi provvedere a costituire un piano di miglioramento e a darsi dei tempi onde attuarlo, per poi verificarlo e in ultima istanza pubblicare i risultati che mostrino al pubblico degli stakeholders e dell'amministrazione l'avvenuto miglioramento.
Io credo che fare sia quasi sempre meglio che non fare, perciò sono stata al seminario, e proverò a far fronte a questa nuova e creativa "sfida" lanciata alla Scuola.
Ma devo dire che qualche dubbio mi è venuto.
La scuola in cui insegno ha molti vanti e molti meriti.
Vanta, per esempio, il 77% di alunni iscritti stranieri. In molti casi nessun parente o famigliare dell'iscritto comprende e parla la lingua italiana.
Vanta un alto flusso di migranti, e quindi un buon tasso di dispersione scolastica, che avviene allorquando la famiglia dell'iscritto, non potendo più fare fronte al costo della vita in Italia, fa rientro al paese d'origine con grande sofferenza e con il senso di impotenza e futilità che da sempre accompagna le sconfitte.
Vanta un buon numero di bambini che non possono disporre di alcun corredo scolastico neanche minimo, che spesso a tavola fanno il doppio bis perché a casa per cena non c'è che il ricordo del pranzo.
Vanta lavagne così vetuste che a stento si vede la scritta della maestra.
Vanta il lavoro mai finito degli insegnanti che si rendono conto di essere per molti stakeholders l'unica speranza di un domani che sia per lo meno affrontabile.
Vanta il valore di chi sceglie di rimanere qui per non arrendersi e non lasciare soli tanti paia d'occhi comunque fieri anche se spesso velati.

Certo non vanta grandi titoli quantificabili in mero e puro risultato.
Forse perché noi non partiamo, per esempio in Italiano, da un livello di conoscenza che chiamerò livello stardard, ma da uno standard meno dieci.
Così, se a fine classe seconda la scolaresca è pervenuta a comprendere, parlare leggere e scrivere ad un livello standard (magari meno due), essa sarà comunque tragicamente inferiore.
Oh che peccato!

Tutto questo valutare e parlare di buona scuola per poi arenarsi di fronte ad un fatto che credevo logico, e cioè che in una buona scuola, in una buona vita, una valutazione coerente dovesse per prima cosa tener conto del livello di partenza.
Valutare solo il risultato potrà anche essere proficuo in termini aziendali, ma non è giusto, e non c'è niente che possa farlo diventare giusto.

Io proverò anche a pensarci, davvero, ma al momento non mi viene in mente alcun reale spunto di automiglioramento laddove non si disponga di alcuna risorsa, soprattutto non di un automiglioramento avulso dalle problematiche da cui trae origine la situazione problematica e difficile.

Dovevo dirlo.

Liliana Bono, docente scuola elementare "G. Parini" - Torino
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito giovedì 08/01/2015 ore 00:24 da Stefania Alberto
La collega Liliana Bono ha perfettamente centrato l'argomento, con un articolo esaustivo e totalmente condivisibile. Le variabili, nella definizione di "buona didattica" e apprendimento adeguato, sono talmente tante che la sfida sarà proprio inglobare le mille sfaccettature delle scuole italiane nel sistema autovalutativo che verrà. Speriamo bene.
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