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n.3 maggio 2010
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Avete mai provato a "raccontare" un'opera d'arte?
Suggerimenti per non fermarsi alla sola visione
di Ronchetti Francesca - Didattica Laboratoriale
L'arte è comunicazione, riflessione, sperimentazione, ricerca, ma soprattutto la dimostrazione che è "possibile esprimere idee, forme, colori per reinventare ciò che altri hanno già espresso, contagiando sentimenti, emozioni e un gran calore, quello che solo i poeti e gli artisti hanno in comune con i bambini" (1).
L'arte è un potenziale comunicativo in grado di agire sul nostro stato emotivo per farci provare sensazioni, emozioni, moti dell'animo e vede soprattutto nei bambini un pubblico particolarmente sensibile perché libero da stereotipi e condizionamenti che spesso impediscono a noi adulti di emozionarci di fronte ad un'opera d'arte. Quell'impossibilità di meravigliarsi, di lasciar galoppare la fantasia, la creatività, lasciando per un momento i problemi del quotidiano lontano da noi. Ovviamente ciò non vale per tutti, ma credetemi che per la maggior parte degli adulti è così. Secondo Munari "bisognerebbe fare anche alcuni giocattoli didattici per adulti, per rimuovere dei preconcetti, per far fare ginnastica alla mente, per liberare energie nascoste (se ci sono, dato che una persona bloccata nell'infanzia è ormai fossilizzata e irrecuperabile). Bisognerebbe allenare e abituare gli adulti a capire i bambini. Un antico proverbio cinese dice: l'unica costante del mondo è la mutazione. Se uno cerca di fermarla si ferma lui e invecchia male. Fino a un certo punto gli adulti dovrebbero insegnare ai bambini, poi dovrebbero imparare da loro a conoscere il mondo. Il mondo reale, non quello artificiale degli affari" (2). In questo mondo degli affari non abbiamo tempo di lasciarci andare, di rilassarci di fronte a quell'opera.

Due Ballerine alla Sbarra (1876-77. Musèe d'Orsay, Parigi
Due Ballerine alla Sbarra (1876-77. Musèe d'Orsay, Parigi
Probabilmente mentre la stiamo guardando, di nascosto osserveremo che ore sono perché c'è l'autobus, la cena, il lavoro. Ma cerchiamo di prenderci, o meglio, riprenderci i nostri spazi, i nostri tempi. A questo punto potremmo anche "provare" ad aiutare il bambino ad apprezzare l'arte, a correre con la fantasia, a sperimentare la propria creatività. Quindi mostriamogli le opere d'arte, portiamolo in pinacoteca, lasciamogli sfogliare liberamente un libro d'arte. Chiediamogli di provare a dipingere anche lui quel quadro, osservarne i particolari, magari creare una storia a riguardo, che possa descrivere quella data situazione.
"Le tecniche della sperimentazione e della ricerca non finalizzate, aiutano lo sviluppo della creatività"(3), infatti è importante offrire strumenti, mezzi e tecniche, ma senza suggerire soggetti perché ognuno deve essere libero di esprimersi come crede, di rappresentare ciò che vuole perché in arte non deve esserci "giusto" o "sbagliato", bisogna divertirsi.

Cerchiamo dunque di mostrare al bambino opere d'arte in modo che possa affinare la propria sensibilità, per far sì che percepisca come valori le armonie, gli equilibri presenti e magari inventarsi, come dicevo poco fa, una storia legata a quel determinato quadro. A questo punto chiediamogli di raccontare ciò che interpreta dalla lettura d'immagini, in modo da renderci conto di quanta fantasia o concretezza si inserisce nella percezione psico-visiva. Per rendere familiare al bambino questa "azione" (trovare un racconto, inventarselo oppure soltanto una frase per spiegare quel determinato quadro) iniziamo a leggergli alcuni libri di edizione EL, ad esempio "Danzando con Degas"(4). In questo testo cartonato ogni opera riportata di Degas è accompagnata da una frase-racconto che lascia spazio all'immaginazione. Ad esempio l'opera Due Ballerine alla Sbarra (1876-77. Musèe d'Orsay, Parigi) è descritta con "alla sbarra, un due, tre, sulle punte e un bel pliè!"(5) oppure ecco che l'ultima ballerina ringrazia "il balletto è finito, il pubblico applaude, si è proprio divertito"(6) e di fronte a noi appare Sul palcoscenico (1879-81. Christie's Collection, Londra). Altro libro che trovo interessante da mostrare ai bambini piccoli (3-6 anni) è "Un giorno con Renoir" (7). Qui passiamo una splendida giornata con l'artista, che personalmente piace molto. Incontriamo La passeggiata (1906. The Barnes Foundation, Merion Station, Pennsylvania) che si presenta con "ci sono tante cose speciali da fare quando il tempo insieme passiamo. Cerchiamo dei giochi da fare in due e mano nella mano camminiamo"(8). Chissà quali e quanti giochi piacerebbe fare anche al nostro bambino e soprattutto glieli permettiamo? Glielo abbiamo mai chiesto? Attraverso l'opera d'arte cerchiamo di conoscere meglio noi stessi, e proviamo a conoscere più profondamente il bimbo che abbiamo di fronte. Oltre ai libri citati ce ne sono altri in commercio, molto utili come "Su un'isola con Gauguin"(9) oppure "A passeggio con Monet"(10). Ma se avete fantasia (sono certa che l'avete, ma probabilmente è nascosta, si è assopita con il tram-tram della vita odierna), potrete provare voi a "inventare" una rima che possa raccontare quel quadro, che magari vi piacerebbe tanto mostrare in sezione ai vostri bambini. Provateci vedrete che soddisfazione. E magari fatevi aiutare dai bambini più grandicelli, già a 5 anni i bambini sanno creare le rime se educati.

È importante ricordare che i bambini, anche i più piccoli, sanno interpretare le opere dei vari artisti riconoscendo le situazioni illustrative. Ma ciò non può avvenire se alla base non vi è un'educazione all'immagine, per guardare la realtà, per osservarla, capirla e magari cercare di cambiarla. Reinterpretarla.. Un adulto sensibile farà in modo che ogni bambino possa scegliere il percorso che gli è più congeniale per esprimere sé stesso, perché spesso la storia che verrà narrata riguardo ad un quadro rispecchierà i propri vissuti, le proprie emozioni. Fondamentalmente se stessi. Ma non è facile capire cosa s'intende per "libertà di espressione" poiché spesso questa terminologia viene abusata nel linguaggio degli insegnanti e viene indicata per descrivere traguardi che spesso si pensa di raggiungere soltanto lasciando il bambino completamente libero di fare ciò che vuole. Il bambino va certamente lasciato libero di esprimersi, ma va accompagnato, guidato, non abbandonato in una falsa "libertà d'espressione". Questa guida non deve intendersi come la sostituzione al piccolo con suggerimenti che sottolineano ciò che si chiede di raccontare, dipingere, utilizzare, perché in questo modo il prodotto finale non sarà più del bambino ma dell'adulto che lo avrà guidato in tal senso. È necessario dunque raggiungere un equilibrio. Lasciare il bambino libero di sperimentare, ma sostenendolo nella sua scelta, accogliendo i suoi dubbi, ma anche le sue fantasie. Una presenza, quindi, che non sia invadenza e che possa offrire al bambino quei spunti creativi in modo da potenziare la propria innata creatività.

Francesca Ronchetti, Dott.ssa in Progettazione pedagogica e interventi socio-educativi e docente presso Scuola dell'Infanzia di Busseto (PR)

Note bibliografiche

(1) G. Ricci (a cura di), Gioca Mirò, Picasso. L'arte, la meraviglia e i bambini, edizioni Lapis, Roma, 2006.
(2) B. Munari, Da cosa nasce cosa, editori Laterza, Bari, 2009.
(3) B. Munari, Fantasia, editori Laterza, Roma, 2005.
(4) J.Merberg, S. Bober, Danzando con Degas, edizioni EL, S. Dorligo della Valle, 2003.
(5) Ibidem.
(6) Ibidem.
(7) J.Merberg, S. Bober, Un giorno con Renoir, edizioni EL, S. Dorligo della Valle, 2005.
(8) Ibidem.
(9) J.Merberg, S. Bober, Su un'isola con Gauguin, edizioni EL, S. Dorligo della Valle, 2008.
(10) J.Merberg, S. Bober, A passeggio con Monet, edizioni EL, S. Dorligo della Valle,
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