Torna nella homepage
 
Almanacco di autunno  
Oggi è il giorno: 17 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

Via Monte Manno 23 00131 Roma

Articolo 'Bambini "invisibili" nella cla... >>>
Per visualizzare le sottoaree clicca sull'icona
Dalla redazione Dalla redazione
Long Life Learning Long Life Learning
Oltre a noi... Oltre a noi...
Editoriali Editoriali
Emergenza scuola Emergenza scuola
Organizzazione Scolastica Organizzazione Scolastica
Integrazione Scolastica Integrazione Scolastica
Didattica Laboratoriale Didattica Laboratoriale
In diretta dalla Segreteria In diretta dalla Segreteria
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Integrazione Scolastica 2 Integrazione Scolastica
Pagina Organizzazione Scolastica 3 Organizzazione Scolastica
Pagina Didattica Laboratoriale 4 Didattica Laboratoriale
Pagina Oltre a noi... 5 Oltre a noi...
Pagina Long Life Learning 6 Long Life Learning
Bambini "invisibili" nella classe.
Bravi e buoni e non ci si accorge di loro!
di Di Berto Mancini Antonella - Organizzazione Scolastica
In questo inizio di anno scolastico vorrei porre l'attenzione ai bambini che "non richiedono nulla".

Nelle nostre scuole, e di riflesso nel nostro ambulatorio, solitamente sono numerose le richieste di intervento per bambini agitati, iperattivi, con comportamenti difficilmente contenibili, che richiedono da parte dell'insegnante una concentrazione e una richiesta di attenzione troppo grande rispetto al contesto scolastico. Per questo spesso ci si rivolge a noi per concertare un intervento complessivo che coinvolga anche i genitori.
Ci sono però bambini che siedono calmi e tranquilli al loro posto e non chiedono mai nulla.
Sono i bambini che se chiamati rispondono, si attivano ma, se non vengono sollecitati direttamente, stanno al loro banco e non intervengono mai, non partecipando alla vita della classe. Siccome sono buoni e non danno "fastidio " alcuno, quasi mai ci si accorge di loro.

Vorrei raccontarvi la storia di Lorenzo.
Quando mi chiamarono le insegnanti, Lorenzo frequentava la terza elementare.
Negli anni precedenti, in seconda ed in terza, le insegnanti mi avevano sempre accennato di lui come un bambino molto calmo, tranquillo che non partecipava mai di sua iniziativa, comunque bravo a scuola. Il fatto di essere bravo per Lorenzo aveva un doppio significato: da una parte essere come dire nella norma -nessun problema da rilevare e per cui lamentarsi dal mondo degli adulti- dall'altra però una solitudine ed un isolamento non notato da nessuno perché lui non dava fastidio a nessuno e quindi non si faceva considerare.

In quarta elementare le insegnati mi cominciarono a parlare di atteggiamenti, comportamenti "strani" di Lorenzo: leccava il banco, si alzava dalla sua sedia agitando le braccia come fosse un uccello, sedeva al banco con le spalle voltate all'insegnate, però se richiamato prontamente rispondeva ai quesiti che gli venivano posti, quindi era presente e partecipe.
Poiché questi comportamenti si protraevano nel tempo, i genitori furono convocati in ambulatorio e io ebbi con loro una serie di colloqui.

La mamma ed il papà erano due persone semplici: il papà non c'era mai a casa perché faceva il trasportatore, la mamma andava a fare le pulizie ad ore, sempre sola a gestire i figli, Lorenzo e due gemelli, nati quando Lorenzo frequentava la prima elementare.
A questo punto la mamma comincia a ricordare che sì Lorenzo è sempre stato buono, ma alla nascita dei due fratelli aveva cominciato a passare molto tempo dei suoi pomeriggi sotto il tavolo, dove aveva costruito una capannina con la tovaglia e si portava dietro un maglione della madre. In questa capannina avvolto nel maglione materno, Lorenzo passava anche un pomeriggio intero.
Questo comportamento non veniva notato come particolare dalla madre, ma anzi la signora era contenta perché in questo modo si poteva dedicare ai due gemelli che lei, sempre sola, accudiva con una enorme fatica sentendo sulle sue spalle tutta la responsabilità di questi bambini, per cui uno che si metteva sotto il tavolo e stava tranquillo era un problema in meno.

Appena sentii questo racconto, subito collegai l'isolamento di Lorenzo con il suo vissuto abbandonico: dopo cinque anni di figlio unico, bello (Lorenzo è un bel bambino biondo), coccolato, lui si era sentito trascurato e abbandonato.
Per fortuna il suo Io sicuro aveva escogitato come arma di difesa quei comportamenti strani in classe che hanno permesso all'insegnate di notarlo.
Sono stati sufficienti dei colloqui con i genitori per un anno circa, per ricostituire i confini e soprattutto lavorare con la madre per rendere a Lorenzo lo spazio necessario nella mente della madre.
Alla nascita dei gemelli, Lorenzo si era sentito abbandonato dalla madre che doveva dedicarsi massicciamente non ad uno bensì a due bambini. Il vissuto di impotenza e di irrimediabilità della situazione (in un colloquio Lorenzo disse proprio: " ma questi due non se ne andranno mai!")nelle organizzazione depressive viene attribuito a colpe proprie più che a eventi esterni oggettivi.
Inoltre Lorenzo presentava una difficoltà maggiore degli altri bambini in questa solitudine di "quasi coppia" che aveva vissuto con la madre, a differenziarsi dalla madre, a separarsi, a diventare grande. Crescere, infatti, non vuol dire solo conquistare ma anche perdere qualcosa. Ed è la difficoltà ad accettare questa perdita che un bambino vive a livello profondo, quando fa troppa fatica a crescere.
E' partendo dalla storia di Lorenzo che quindi mi rivolgo alle insegnanti perché facciano attenzione anche ai bambini "invisibili".

Dott.ssa Antonella Di Berto Mancini, Psicologa Asl RMA - Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional