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n 7 novembre 2010
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Bambini e disturbo dell'alimentazione
Attenzione alla bassa autostima
di D'Angiò Giovanni - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...

Un disturbo alimentare è un serio problema di origine emotiva.
È un disturbo caratterizzato da un alterato rapporto con le vivande, tanto che l'alimentazione assume peculiarità disordinate. Anche i bambini possono essere colpiti da tale disturbo o comunque durante lo sviluppo si possono gettare le basi alle genesi del problema alimentare.

È stato, infatti, messo in evidenza una correlazione tra il manifestarsi del disturbo dell'alimentazione e altre forme di disturbo quali: ansia da abbandono, disturbi ossessivi - compulsivi, problemi di tipo relazionali con i genitori o più in generale con le figure di riferimento.


Per spiegare l'origine di un disturbo dell'alimentazione è possibile ricorrere ad un modello "multifattoriale" che possiede un insieme di fattori che concorrono allo sviluppo del disturbo.
Possiamo per l'appunto evidenziare tre fattori:
1. Fattori predisponenti, sono quei fattori quali individuali, familiari, socioculturali che vanno ad incidere sulla nascita del disturbo.
2. Fattori scatenanti, insieme di eventi che possono provocare l'insorgenza del disturbo in persone che sono già predisposte come ad esempio un evento traumatico quale la morte di una persona cara, divorzi, separazioni, abbandoni, conflitti.
3. Fattori perpetuanti, sono fattori che consentono al disturbo di auto mantenersi nel tempo.

Varie sono le forme in cui il disturbo che colpisce l'alimentazione si manifesta, tra le più comuni vi è l'anoressia nervosa, la bulimia e l'obesità.
Queste forme di disturbo sono presenti in alcuni casi fin dalla tenera età, ma c'è una caratteristica che accomuna i bambini con disordine dell'alimentazione un tratto della loro personalità caratterizzata da una bassa autostima. Quest'ultima può essere considerata come la risultante di una forte discrepanza tra il sé ideale ed il sé percepito.
Chi ha una bassa autostima tende a non accettarsi e a vedere gli altri come migliori e degni di stima, tanto che in alcune circostanze il soggetto con bassa autostima tende a essere dipendente dagli altri e a non entrare mai in contrasto con nessuno. Per far crescere un bambino con una buona e sana autostima è necessario farlo crescere in un ambiente che risponda adeguatamente alle sue richieste, risponda in modo consono ai suoi bisogni, importante risulta essere la relazione con la propria madre, che rappresenta la maggiore figura di accudimento.
Winnicott scrive a tal proposito (1960):
"Grazie all'adeguatezza delle cure materne si costituisce nel bambino una continuità di essere che è alla base della forza dell'Io; il risultato dell'inadeguatezza delle cure materne è invece l'interruzione della continuità di essere, a causa delle reazioni del bambino alle conseguenze di tale inadeguatezza, e quindi un indebolimento dell'Io".
Avere delle buone relazioni primarie promuove lo sviluppo di competenze percettive, cognitive, emotive e relazionali nell'infante.

Sempre Winnicott sostiene, infatti, che "un approvvigionamento ambientale adeguato nel periodo più precoce permette al bambino di cominciare a esistere, di avere esperienze, di costruire un Io personale, di controllare gli istinti e di affrontare tutte le difficoltà che la vita comporta".

Per "approvvigionamento ambientale adeguato" s'intende un'esperienza globale che alterni, in un contesto di calore e sicurezza, momenti di gratificazione a momenti di frustrazione.
Infatti, la buona relazione con il genitore passa attraverso il giusto dosaggio di adeguata frustrazione e meritata gratificazione, la cui alternanza produce quella "continuità di essere", che conduce il bambino a prendere coscienza e consapevolezza degli stimoli ambientali a cui comincia a rispondere col tempo in maniera sempre più adeguata e complessa.

Il bambino sofferente del disturbo alimentare utilizza il "cibo" per manifestare il proprio mondo interiore fatto di conflitti, bisogni, gratificazioni, emozioni.
Nel bambino piccolo il piacere del cibo è legato soprattutto allo scambio che durante l'atto di mangiare egli ha con la propria madre. Le prime esperienze, piaceri, delusioni soddisfazioni vengono sperimentate nella relazione alimentare con la madre. Le prime relazioni tra il caregiver ed il bambino risultano essere determinanti nel processo di formazione della struttura di personalità di quest'ultimo.

La madre "sufficientemente buona" (o l'ambiente che ne svolge le funzioni) entra in risonanza con le esigenze fisiche ed in particolar modo con quelle emotive del piccolo fin dalla nascita, fornendogli una base sicura per affacciarsi nel mondo esterno e alla quale possa tornare, sapendo per certo che sarà il benvenuto, che sarà nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato nei momenti di tristezza, rassicurato nella paura.
Una madre sensibile - afferma Bowlby - regola il proprio comportamento così da accordarlo con quello del figlio. Inoltre modifica il proprio comportamento perché si adatti al bambino.

Da qui è chiaro che se vi è difficoltà, tensione tra il rapporto madre-bambino anche il momento della nutrizione che abbiamo definito come importante per lo sviluppo affettivo e psicofisico del bambino è compromesso. I disturbi del comportamento alimentare rispecchiano quindi il funzionamento delle relazioni con la madre ma anche con il nucleo familiare, ad esempio comportamenti di iperprotezione, confini poco chiari all'interno della famiglia, regole confuse, famiglie invischiate ecc..

Per sviluppare un rapporto sano con il cibo i genitori dovrebbero trasmettere ai propri figli informazioni adeguate riguardo al cibo che ad esempio non dovrà mai essere utilizzato come forma di ricompensa, al contrario bisognerà aiutare il piccolo a interpretare in maniera corretta l'impulso della fame. Cibo e soddisfazione non devono divenire per il bambino un continuum, il piacere deve essere trovato altrove, ad esempio nello sport, nei giochi, e nelle attività ludiche.

Il disturbo della nutrizione nella prima infanzia è una vera e propria incapacità di mangiare adeguatamente, che comporta perdita di peso, durante un periodo di più o meno un mese, è un disturbo spesso associato a eventi specifici. Tra gli eventi specifici vi sono: l'inserimento all'asilo nido, distacco dalla figura di accudimento, malattia importante, tutte situazioni che destabilizzano l'andamento della vita del bambino. In questo caso ciò che conta è la gestione del disturbo da parte dei genitori che devono far sentire la propria presenza aiutando il piccolo a superare la fase traumatica e disturbante. Il disturbo alimentare nei bambini può essere combattuto facendosi aiutare da medici pediatri e da specialisti del settore.

Prof. Giovanni D'Angiò (psicologo-psicoterapeuta) docente di psicologia dell'orientamento professionale; Dott. ssa Arianna Recco Psicologa Clinica cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale,Dot.ssa Paola Ottobre sociologa cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale UNIVERSITA' DI CASSINO POLO DIDATTICO DI SORA FACOLTA' SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE

Bibliografia
Bowlby J., (1988), Una base sicura, Raffaello Cortina, Milano, 1989
Nardone, G., Verbitz T.,Milanese R., (1999), Le prigioni del cibo, Ponte alle Grazie, Milano.
Nardone, G., (2003), Al di là dell'amore e dell'odio per il cibo, Edizioni BUR, Milano
Winnicott, D.W., (1956), La preoccupazione materna primaria. Trad. It. In: Dalla pediatria alla psicoanalisi. Martinelli, Firenze, 1975, 357-363
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