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n.39 gennaio 2014
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Bandi pubblici e scuola: due universi paralleli
Quando i tempi non coincidono i bisogni rimangono insoddisfatti
di Poli Roberta - Orizzonte scuola
La cronica mancanza di fondi della scuola pubblica italiana, amplificata dall'attuale periodo di crisi economica, impedisce, di fatto, lo svolgimento di un serio lavoro di prevenzione a scuola, soprattutto nell'ambito dell'educazione alla salute.
www.comune.lettomanoppello.pe.it
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I diversi bandi o avvisi di gara che periodicamente sono promossi dagli EELL (Provincie, Regioni, Comuni, Municipi, ecc.), pur avendo l'innegabile vantaggio di offrire servizi e risorse di qualità, di fatto non incontrano le reali esigenze della scuola.
Si viaggia su binari paralleli che vedono ad esempio la Regione Lazio o un Comune importante come Roma Capitale, promuovere iniziative che, pur essendo meritevoli, partono con tempi e azioni completamente "sfasate" rispetto ai tempi della scuola.
Per fare un esempio prendiamo due diversi fenomeni: le prevaricazioni tra pari nelle sue diverse manifestazioni (bullismo e cyberbullismo) e l'abbandono scolastico.

In entrambi i casi gli interventi dovrebbero essere sistemici, prevedendo il coinvolgimento di tutti gli attori interessati (allievi, famiglie, docenti e non docenti oltre naturalmente al Dirigente Scolastico), dovrebbero essere operativi sin dai primi mesi di scuola e soprattutto dovrebbero garantire una certa continuità per almeno 12/24 mesi.
Solitamente i bandi nella fase di elaborazione/pubblicazione, tengono conto dello stanziamento dei fondi disponibili e spesso questo momento coincide con il termine dell'anno finanziario (periodo novembre/dicembre di ogni anno).
Prima che tutte le fasi di realizzazione del bando siano concluse, si arriva almeno fino a gennaio/febbraio, periodo solitamente coincidente a scuola con la fine del primo quadrimestre.
In questa prima fase di verifica del rendimento, i segnali di disaffezione scolastica sono già abbastanza evidenti, soprattutto nelle classi del biennio delle Scuole Superiori: spesso questo periodo coincide con episodi di assenze reiterare e di abbandono mascherato (l'allievo continua a frequentare la scuola senza partecipare realmente al percorso educativo e didattico proposto).
Riguardo alle prevaricazioni tra pari, nel passaggio tra la Scuola Secondaria di primo e di secondo grado è cruciale la fase iniziale di formazione ed organizzazione del gruppo classe che coincide proprio con i primissimi mesi di scuola.
Intervenire a febbraio sul bullismo o sul cyberbullismo, pur con un progetto meritevole, di fatto vanifica la sua efficacia perché è ben noto in letteratura come il fenomeno delle prevaricazioni si esprima ai suoi massimi livelli proprio nella fase finale dell'anno scolastico.

Oltre alla "cronica" distanza tra i tempi di erogazione dei servizi e i tempi della scuola, (che solitamente progetta il suo POF l'anno scolastico precedente per il successivo), c'è l'annoso problema della frammentazione degli interventi.
Per fare solo un esempio vorrei riferirmi ad un recente intervento sulla prevenzione del fenomeno dell'ansia negli studenti adolescenti, promosso dalla Regione Lazio in collaborazione con l'Ospedale S. Andrea e rivolto ai docenti delle Scuole Secondarie di secondo grado.
La scelta di entrare nelle scuole con due soli incontri svolti nella maggioranza dei casi tra aprile e maggio, significa di fatto creare false aspettative perché la reale fruibilità di un intervento così utile è vanificata dalla sovrapposizione con le numerose incombenze burocratiche previste nella fase finale dell'anno scolastico che, di fatto, limitano la disponibilità dei docenti a prendere parte alla formazione.
Se poi un docente che è completamente all'oscuro rispetto all'argomento scopre che l'ansia è uno dei fattori che maggiormente incide sull'abbandono scolastico, come si trova se dopo aver cominciato a scoprire questo delicato ambito si ritrova di fatto privato di ogni possibile approfondimento?
Per fare seriamente formazione ai docenti occorre garantire loro non solo qualità, ma anche continuità e soprattutto condivisione.
Creare situazioni di riflessione critica sul proprio operato senza consentire una reale supervisione di casi specifici significa, di fatto, creare una forma di "deprivazione" con gli inevitabili effetti frustranti.
Piuttosto che parcellizzare le risorse offrendo poche ore in molte scuole, sarebbe opportuno concentrarsi su aree particolarmente a rischio o su istituti particolarmente coinvolti e offrire loro un intervento più ampio e completo rispetto alla tematica proposta.
Chi "scrive" un bando, dovrebbe tener conto delle esigenze della scuola perché si dovrebbe progettare con la scuola, rispettandone i tempi e i bisogni!

www.blog.icmorosini.it
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Altra nota dolente è costituita dal monitoraggio: molti bandi impongono un sistema di report e di somministrazione di questionari che spesso mettono a dura prova gli operatori, che si trovano a dover mediare tra gli orari e le scadenze rigide imposte dal meccanismo burocratico e gli orari della scuola che, oltre ai progetti, dovrebbe fare anche e soprattutto didattica, essendo questo il suo principale mandato.
Ciascuna scuola ha i suoi tempi, i suoi docenti, i suoi allievi e quasi sempre i progetti vengono "catapultati" nei diversi contesti senza tener conto di tutto questo.
Nonostante tutto, però, i docenti ancora credono nella valenza di questi interventi e, pur districandosi con enorme difficoltà tra incombenze istituzionali, pastoie burocratiche (delibere, circolari, ecc.) e inevitabili imprevisti (scioperi, occupazioni, autogestioni, ecc.), ce la mettono tutta per non perdere le opportunità che vengono loro offerte.

Visto che la scuola rappresenta ancora l'unico contesto possibile per fare seriamente prevenzione primaria, è opportuno che le logiche politiche ed economiche comincino a considerare la possibilità di condividere le loro scelte con chi nella scuola ci lavora.
Aprire un tavolo di confronto per razionalizzare gli interventi, eviterebbe non solo sprechi di risorse erogate in momenti inadeguati, ma soprattutto eviterebbe sovrapposizioni tra progetti simili finanziati nello stesso periodo da enti diversi o dallo stesso ente con bandi diversi.
La scuola vuole far crescere il suo potenziale educativo, anche grazie alla ricchezza che viene dalle tante proposte progettuali, ma deve essere messa in condizione di farlo nel miglior modo possibile, rispettando allo stesso tempo la sua autonomia gestionale.

Roberta Poli, psicologo scolastico, docente, presidente dell'Ass.ne Crescere Insieme (www.crescere-insieme.com)
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