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Numero: 7-marzo 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 20 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Accoglienza e riforma nella scuola dell'integrazione
di Presutti Serenella - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
Questo lavoro vuole affrontare l'applicazione dell'accoglienza e dell'integrazione nel contesto scolastico. In particolare propone una chiave di lettura che riconosce la priorità del processo di osservazione dei vissuti degli alunni, genitori e insegnanti e i possibili percorsi di confronto e di cambiamento della comunicazione nelle relazioni che si instaurano nel microcosmo scuola.

Il momento centrale di questi processi è spesso da individuare nei primi approcci con la scuola, quando si consumano riti di iniziazione più o meno ufficiali ( inserimento degli alunni, colloqui individuali e di gruppo con i docenti, riunioni e assemblee dei genitori, ecc.).
Ma i progetti cosiddetti di accoglienza non sempre corrispondono a percorsi reali di consapevolezza personale e di ruolo da parte degli attori coinvolti; azioni di routine e l'instaurarsi di relazioni formali, non autentiche, perpetuano schemi e modalità stantie e non funzionali alle problematiche quotidiane che genitori e figli continuano ad affrontare in un clima psico-affettivo sostanzialmente di solitudine.

La scuola attuale, quella più volte riformata e che sta di nuovo affrontando la nuova e più incerta stagione dopo la legge n. 53 del 28 marzo 2003, è una scuola che si dichiara accogliente verso tutti, dal punto di vista sia sociale che culturale, elaborando ed integrando in progress strumenti e modalità, aggiornando e formando il suo personale, docente e non, ad affrontare contesti e vissuti profondamente modificati e rinnovati negli ultimi vent'anni.
Ma i percorsi del cambiamento sono lenti e non omogenei: siamo ancora in attesa di report con parametri più evidenti e comprovati.

Le buone pratiche sono la risposta operativa da parte della scuola reale;
il presente contributo nasce proprio da un contesto di sperimentazione del tipo a "prova ed errore", e si avvale delle azioni degli operatori scolastici a testimonianza delle loro motivazioni e delle competenze professionali, motore necessario e imprescindibile per qualsiasi crescita e cambiamento significativi nell'istituzione scolastica.


CHE COSA SIGNIFICA ESSERE ACCOGLIENTI?
Dalla mia esperienza di docente e psicopedagogista emerge l'urgenza di una riflessione comune tra i professionisti della scuola in questo senso: è indubbio che bisogna iniziare dai docenti, con percorsi formativi dedicati, che siano finalizzati all'acquisizione di competenze sulla metacomunicazione , piuttosto che competenze esclusivamente tecnico- didattiche.
Essere docente oggi significa, credo, anche pensare al futuro di una professione che sempre più si presenta multidimensionale e sempre meno specificatamente tecnica, in particolare nella fascia dell'obbligo, per la sopravvivenza dello stesso ruolo del docente.
Un ruolo che attualmente si svolge prioritariamente al confine di molte dimensioni, tra contenuti e modalità, tra programmi di istruzione e percorsi educativi, tra alfabetizzazione e specializzazione.
La metacomunicazione è lo sfondo di tale complessità ed è necessario ristrutturare e potenziare le prestazioni dei docenti in questa direzione, per scongiurare e combattere la progressiva afasia culturale e sociale con la quale ci confrontiamo giorno dopo giorno.

Il cambiamento di vedute e di prospettive, attraverso un training formativo adeguato può mettere i docenti nella possibilità di acquisire ed esercitare le competenze necessarie alla gestione delle relazioni con le famiglie.
Se ci si ponesse nell'ottica di C.R.Rogers -che definisce l'educatore come un facilitatore della comunicazione- possiamo attivare l'esercizio delle qualità di base che delineano un facilitatore, quali :

 la GENUITA', vale a dire l'essere autentico nelle comunicazioni delle emozioni e dei propri punti di vista;

 l' ACCETTAZIONE, cioè la predisposizione ad ascoltare ed accogliere l'altro per come ci si presenta a noi in quel contesto e in quel momento;

 la COMPRENSIONE EMPATICA , l'atteggiamento e l'abilità di seguire, afferrare e comprendere il più pienamente possibile l'esperienza soggettiva di chi ci sta davanti, riuscendo a comunicare la propria vicinanza esperienziale e la sensibilità nel percepire ciò che qualcuno ci sta comunicando.

Esercitarsi ad apprendere diventa il centro delle nostre riflessioni e, in modo parallelo, imparare a "darsi e a prendere tempo".
Le relazioni tra persone e gruppi di persone hanno una loro storia evolutiva che va percorsa e compresa per arrivare ad una cosciente ed efficace funzionalità; questo tipo di esercizio ci riguarda sia a livello individuale che di gruppo-team di lavoro.

E' chiaro che per fare un vero training dovremmo prima di tutto introdurre abitudini diverse nel pensare e nell'agire quotidiano, non solo professionale, per poi passare ad una condivisione di temi, modi e tempi nel gruppo di lavoro. Le dinamiche relazionali presenti nella scuola rappresentano in questo senso una palestra ideale per l'educatore che voglia diventare un facilitatore.

COSA PUO' FARE LA SCUOLA?
La Scuola "accogliente" programma le sue attività. L'Autonomia scolastica ha proposto un' inversione di rotta soprattutto culturale rispetto alla Scuola dell'adempimento formale e dell'accondiscendenza al potere centralizzato.
Il problema attuale si pone tra la dimensione del possibile e quella dell'attuabile.
Gli istituti scolastici delineano il proprio futuro mostrando attenzione o meno all'intreccio di entrambi questi ambiti, programmando percorsi educativi che non trascurano l'aspetto -che potrebbero assumere- di servizio per la comunità del territorio di appartenenza, pur riferendosi a principi e valori condivisi a carattere più nazionale.

La Scuola "accogliente" organizza spazi e tempi.
La singola istituzione scolastica ha la facoltà, secondo il regolamento dell'autonomia, di intervenire sulle scelte organizzative che sostanzialmente consistono in quelle di organizzazione della didattica. La possibilità di autonomia organizzativa diventa rilevante in riferimento in particolare a:
il superamento dell'unità oraria di 60min. (soprattutto nella fascia dell'istruzione superiore)
l'unitarietà della classe a cui possono sostituirsi gruppi di allievi della stessa classe o anche di classi diverse
la programmazione modulare, cioè riuscire a programmare per moduli ed unità didattiche, in modo da regolare i tempi dell'insegnamento su una distribuzione annuale del monte ore (questo è un vantaggio dal grosso peso specifico soprattutto per la scuola superiore)
la flessibilità del calendario scolastico, cioè la possibilità, nei limiti della normativa vigente in tema di contrattazione docente e scadenze nazionali, di poter modificare la data di inizio e termine delle lezioni e i periodi di sospensione.

La rilevanza delle scelte organizzative è strettamente connessa alle scelte pedagogiche e ne sottolineano la coerenza; in buona sostanza, se realizzate potrebbero cambiare il funzionamento di un istituto con ricadute qualitative sull'organizzazione del processo di insegnamento/apprendimento e sulla tipologia stessa del servizio.
E' evidente quanto questa prospettiva culturale e organizzativa riguardi la tematica dell'Accoglienza e renda possibilile la realizzazione di una Scuola dell'Integrazione.

Serenella Presutti (*) Dirigente scolastico del 143° Circolo didattico, "Spinaceto" di Roma

(*)Si occupa di formazione per i docenti dal 1979, dapprima con l'associazione professionale C.I.D.I poi per conto dell'ex- Provveditorato agli Studi di Roma, del M.P.I, dell'I.R.R.E. del Lazio, del Comune di Roma. Responsabile di alcuni progetti ministeriali di "Educazione alla Salute", ha curato articoli, dispense informative e pubblicazioni edite dalle Istituzioni con cui ha collaborato. Docente-pedagogista ed esperta della Comunicazione e Counsellor della Gestalt Psicosociale, si occupa di conduzione psicopedagogica di gruppi e di consulenza per i genitori.

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