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n.35 settembre 2013
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BES e cambiamento della scuola
Una ulteriore sfida per gli insegnanti
di Comberiati Nicola - Inclusione Scolastica
- "Ma vuoi mettere.. io, in classe, ho tre FIL, due DSA e di Disagi e Svantaggi socioculturali non ne parliamo".
- "Vorrei farti lavorare nella mia classe con 2 ADHD che rasentano il bullismo sfrontato, un FIL, 3 BES e non si vede l'ombra di un insegnante di sostegno!"
I prof, nell'aula insegnanti, si confidano ormai le loro ambasce sui BES.

Al concorso per l'A036 e A037 (Filosofia, Storia, Psicologia, Scienze dell'Educazione) il vecchio Presidente chiede al candidato: "Mi svolga l'equazione: FIL sta a BES come ADHD sta a DSA".
Il candidato si disorienta... poi inizia un excursus sull'ultima Direttiva Ministeriale del 27.12.2012 e richiama la circolare applicativa (!) del 6.03.2013.

I BES - spiega il futuro prof - comprendono un'area di svantaggio molto vasta: "svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse".
Il contenitore - in verità molto ampio - include
a) la disabilità;
b) i disturbi evolutivi specifici;
c) lo svantaggio socio-economico, linguistico culturale".
Richiama la 170 del 2010 sugli alunni con Disturbi Specifici dell'Apprendimento - ma sottolinea il prof- che questi ragazzi hanno competenze intellettive nella norma o addirittura molto elevate, ma manifestano disturbi nell'area del linguaggio, nell'area non verbale o altre problematiche "severe". Insomma ci sono ragazzi goffi, scoordinati, per i quali scendere da una scala o mettere un chiodo o prendere l'autobus aumenta l'ansia dei genitori e ragazzi ricurvati un pò su se stessi ("spettro autistico lieve"!), che svilupperanno il fascino dell'incomunicabilità misteriosa.
L'elenco continua come in un manuale di Psichiatria: ci sono poi ragazzi con Deficit da disturbo di attenzione (l'acronimo A.D.H.D. - Attention Deficit Hyperactivity Disorder), quelli con potenziali intellettivi non ottimali (la parola 'borderline' è forte!) - i cosiddetti FIL.
E ci sono poi gli svantaggiati da un punto di vista socioculturale (poveri, emigrati), quelli che vivono in nuclei familiari problematici o ragazzi con evidenti conflitti psicologici (fragilità a gestire le frustrazioni, vissuti d'ansie, fenomeni depressivi....)
Sono tutte esigenze educative diverse, che necessitano di percorsi individualizzati e la redazione di un Piano Didattico Personalizzato".

Il povero candidato si ferma qui. Il vecchio Presidente - Dirigente di una scuola di periferia - esterna le sue preoccupazioni: "Ma lei lo sa, professore, quante cose dovrà fare la scuola?.... Piani Didattici Personalizzati... e poi istituire i GLI, che collaboreranno con i CTS, con i CTI e i GLIP, preparare il PAI, che dovrà fare parte integrante del POF... Insomma - conclude preoccupato il povero Dirigente - una rivoluzione, sarà una rivoluzione...e un carico di lavoro enorme e.. senza risorse".

Un pò di chiarezza...
Il gruppo di lavoro strategico sarà il GLI (Gruppo di Lavoro per l'Inclusione), che svolgerà le funzioni del Gruppo di Lavoro per l'Handicap (GLHI) con compiti di coordinamento, studio, progettazione e organizzazione delle problematiche dei BES.
Tra i compiti del GLI c'è anche l'elaborazione di un Piano Annuale per l'Inclusività (PAI), che - come precisato dalla nota del MIUR n. 1551 del 27/06/2013 - ..."non è un 'documento' per chi ha bisogni educativi speciali, ma è lo strumento per una progettazione della propria offerta formativa in senso inclusivo, è lo sfondo ed il fondamento sul quale sviluppare una didattica attenta ai bisogni di ciascuno nel realizzare gli obiettivi comuni".
Le scuole si avvarranno della collaborazione dei CTS (Centri territoriali di Supporto) che dovranno essere affiancati dai CTI (Centri Territoriali per l'Inclusione) a livello di distretto socio sanitario.
Quindi i Consigli di Classe prepareranno dei percorsi didattici personalizzati (PDP) per tutte le categorie più o meno riconosciute. Il Collegio dei Docenti discuterà del Piano Annuale per l'Inclusività (PAI) predisposto dal GLI, che sarà poi inviato all'Ufficio Scolastico Regionale e ai gruppi di lavoro per l'inclusione provinciale (GLIP) e ai gruppi di lavoro per l'inclusione regionale (GLIR).
Questa comunicazione piramidale dovrebbe portare all'assegnazione alle scuole di "risorse di sostegno"(!).

Individuazione dei BES
I GLI hanno il compito della rilevazione dei BES presenti nella scuola. Ci sarà una catalogazione (o stigmatizzazione?) dei casi di disturbi evolutivi specifici non compresi nella 170, ma comunque certificati da strutture sanitarie, ragazzi di recente immigrazione, alunni presi in cura dai servizi sociali per contesti familiari di svantaggio economico o affettivo. In tali casi la "diagnostica" è comunque esterna alla scuola.
Segue poi la presa in carico del ragazzo con A.D.H.D., che lo psicopedagogista francese Henri Wallon chiamava "bambino turbolento", che poneva interrogativi in campo educativo, mentre l'iperattivo richiede un'indagine clinico-sintomatolica.
La categoria degli "alunni con potenziali intellettivi non ottimali" (FIL) rischia di far saltare il precario equilibrio tra docenti e genitori, che all'enunciazione del sospetto di un QI tra il 70 e gli 85 reagirebbero in modo negativo (ma lei mi sta dicendo che mio figlio è stupido?).
Come in un campo sterminato pullulano poi ragazzi con svantaggi socio culturali.
Ma chi stabilisce che la povertà è un problema? o l'essere figlia/o di immigrati costituisce una limitazione di rendimento scolastico? La sola segnalazione dei servizi sociali o le "ben fondate considerazioni psicopedagogiche e didattiche" non elimina del tutto percezioni soggettive dei docenti senza una cornice antropologica e pedagogica condivisa.
Tra i docenti, soprattutto nelle Superiori, mal si accetta un ampliamento di funzioni e di responsabilità della professione docente, fastidiosamente allontanata con frasi tipo "non siamo assistenti sociali" o "non siamo psicologi".
Anche gli insegnanti hanno dei "bisogni educativi (e non solo) speciali"!

La progettazione personalizzata
"Un approccio educativo dovrebbe dar modo di individuare strategie metodologiche e metodologie di intervento correlate alle esigenze educative speciali nella prospettiva di una scuola sempre più inclusiva e accogliente...".
Confessiamo che la dicitura "esigenze educative speciali" ci convince di più di "bisogni educativi speciali". Il bisogno esprime una carenza di tipo materiale: tutti hanno bisogno di mangiare, di bere, di dormire, mentre le esigenze nascono dai desideri e si nutrono dalle proprie rappresentazioni umane e culturali della vita e si portano dietro, come ha spiegato Gardner, stereotipi di vario tipo. Entriamo nel campo dell'umano, dove la ricerca, la cultura, le relazioni innalzano di volta in volta le aspettative. Il compito della scuola è quello di elevare, partendo dalle esigenze, le aspettative di ognuno, che la società dovrà poi aiutare a realizzare (diventerò ingegnere, medico, insegnante...).
Le differenze stanno nelle rappresentazioni, che spesso sono viziate dal contesto sociale in cui si vive o da deficit psicobiologici ed esistenziali, ma il riconoscimento delle differenze passa nella scuola attraverso un'azione pedagogica basata sul principio di uguaglianza nell'accesso ai saperi e alle conoscenze.

Il Piano Didattico Personalizzato (PDP)
Serve per definire, monitorare, documentare - secondo un'elaborazione collegiale, corresponsabile e partecipata - le strategie d'intervento più idonee e i criteri di valutazione degli apprendimenti; non è una mera esplicitazione di strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con DSA, ma una personalizzazione dell'apprendimento, che dovrà includere progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita, strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense; quindi ha un carattere squisitamente didattico-strumentale.

Vorremmo qui ricordare che la personalizzazione dell'apprendimento al di là dell'aspetto formale e burocratico, corrisponde a conquiste psicopedagogiche, che hanno una lunga storia di ricerca epistemologica e di lotta per i diritti di tutti all'istruzione. Sarebbe lungo qui richiamare la "scuola su misura" di Claparede (v. La scuolapossibile; n. 32(2013). Considerazioni su ADHD e BES), di Decroly che riteneva che i programmi scolastici dovrebbero essere adeguati al maggior numero possibile di intelligenze: non deve succedere che "soltanto gli alunni più intelligenti traggono beneficio dal denaro speso per l'educazione di tutti".

Certamente queste ultime direttive del Ministero mettono in crisi l'organizzazione scolastica generale e la sua routine organizzativa. Mettono in gioco orari degli alunni e dei docenti, richiede una flessibilità didattica non comune, esigono una ristrutturazione degli spazi e delle architetture delle scuole, ma soprattutto richiedono un aumento di sensibilizzazione generale, una rivoluzione didattica che sappia coniugare qualità, impegno, passione, a visioni altre da quelle della nostra tradizione gentiliana e rigidamente programmata.

Gli stili cognitivi di Bruner e le intelligenze multiple di Gardner
Se "ogni alunno, con continuità o per determinati periodi può manifestare Bisogni Educativi Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta", abbiamo bisogno di una cornice psicopedagogica di riferimento che ci apra nuove piste di lettura dell'essere umano e della sua capacità di cambiamento o di recupero.

Bruner ritiene che gli universali culturali antropologici partono sempre dal fare, si strutturano poi in immagini e si esprimono infine nel linguaggio (rappresentazione attiva, iconica, simbolica). Queste forme di rappresentazioni, pur contrassegnando le fasi evolutive del bambino, preadolescente, adolescente, non sono degli stadi fissi, ma continuano a coesistere nel corso dello sviluppo e sono largamente influenzate dalla cultura. Lo sviluppo culturale di ogni essere umano si accelera e si sviluppa con gli amplificatori delle capacità motorie (strumenti), delle capacità sensoriali (bussole, cannocchiali...), delle capacità intellettive (linguaggio, scrittura, miti..).
Questo vuol dire che se esistono tanti stili cognitivi, devono necessariamente esserci una pluralità di linguaggi (esecutivo, iconico, simbolico) attraverso il quale un ragazzo può essere condotto a realizzare quel famoso "salto qualitativo" da uno stadio all'altro.
L'individualizzazione del percorso formativo è perciò una ricerca dello stile, del residuo di originalità che alberga in ogni ragazzo. Questo richiede per il docente preparazione, attesa, rapporto, intelligenza emotiva e flessibilità.

Gardner propende per una intelligenza di tipo modulare. Un modello di calcolatore che funziona secondo un principio gerarchico e prevede quattro livelli di elaborazione dell' informazione: per l'immagine, i tratti, la cognizione, le decisioni. I demoni di Selfridge, come li chiama Gardner, sono simili ad analizzatori che entrano in funzione, "urlano" se eccitati.
Nel corso della sua evoluzione, il cervello ha attivato un certo numero di strutture (moduli) in grado di rielaborare l'informazione, microprocessori ciascuno operante in un dominio specifico. Ogni campo perciò mantiene la sua specificità e la sua autonomia e si sviluppa più o meno nell'interazione con l'ambiente.
In altri termini, la chiave di ingresso nella cultura per Gardner è antropologica, perché alcuni campi hanno consolidato un predominio (come quello del linguaggio), altri sono rimasti allo stato latente per molti.
In termini psicopedagogici, un piano didattico personalizzato per ogni alunno, dovrebbe far leva su quelle strutture più recettive in grado di rielaborare informazioni complesse. Sono le famose intelligenze multiple, che dimostrano una varietà infinita di approcci culturali e di diversità: intelligenza linguistica (antropologicamente più sviluppata), che vede nel poeta un concentrato di abilità linguistiche; l'intelligenza logico-matematica, intelligenza musicale, grammaticalmente costruita su aspetti emotivi riconducibili a processi cognitivi più arcaici, come quelli che presiedono al movimento e alla danza, alla rappresentazione corporea; intelligenza spaziale o visiva, capacità di riconoscere e produrre immagini; intelligenza corporea-cinestetica; intelligenza intrapersonale-interpersonale, capacità di rapportarsi con il proprio Sé e in rapporto alle altre culture.
L'ingresso nella conoscenza come appropriazione dell'idea del vero, del bello e del buono ha per ognuno percorsi diversi, determinati dal nostro essere gettati in un mondo variegato di rapporti umani e socioculturali.

Concludendo, facciamo nostre alcune riflessioni dell'ex ministro dell'istruzione Luigi Berlinguer:
1. "Va chiusa la scuola dei banchi, dei neri catafalchi (Montessori). E va aperta una scuola che punti sulla gioia, sulle emozioni, sulla curiosità.
2. I bambini devono poter leggere, suonare uno strumento, devono dipingere, praticare l'arte. Dobbiamo superare l'idea che l'orario scolastico sia solo al mattino.. C'è una funzione educativa anche nel gioco, nello sport, nell'andare a una mostra, nell'ascoltare un concerto.
3. Anche il paesaggio è cultura. L'Italia è troppo bella per meritarsi una scuola come la nostra. Si può imparare la lingua trovando occasioni per incontrarsi.
4. Gli insegnanti sono più allenatori che trasmettitori di conoscenze. Saper coinvolgere gli alunni è un compito gravoso. Si deve riconoscere agli insegnanti un ruolo sociale di rilievo, anche con una retribuzione all'altezza e programmare con loro come si deve sviluppare la scuola. Conosco centinaia di docenti che stanno provando a cambiare la scuola. Insegnanti che fanno veri miracoli." (Il Messaggero, 27/07/1013)

Nicola Comberiati, Dirigente Scolastico e Psicologo
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inserito giovedì 19/02/2015 ore 09:24 da Daniela Stradaioli
Si parla un sacco di intelligenze multiple ma la formazione per sostenerle parte dal creare prima la propria...dal sapere chi si è come intelligenza...quali le proprie particolarità...punti di forza e debolezze....poi è necessario pensare di non essere in grado di affrontare tutto...di essere una goccia in un grande mare...quindi accorgersi del proprio esiguo apporto....ed ecco che ci ritrova esclusi dal mondo dei docenti per incapacità didattica...Non trovo che sappiamo ancora molto su come avvengano gli apprendimenti,nonostante tutti gli studi in merito....e l'inclusione di tutti nella conoscenza è ancora avvolta nel mistero(potrà mai esserci mi chiedo?)...ci accontentiamo di traguardi in un settore,in un particolare momento e luogo ma non riusciamo a "vedere"il quadro nel suo insieme...almeno io ...Spero solo che davvero qualcuno sia in grado di capire dove e come stiamo"andando"perchè la ricorsività degli errori è davvero la più grande sfida futura
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