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n.44 giugno 2014
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Articolo 'Bocciare o non bocciare ...que... >>>
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Bocciare o non bocciare ...questo è ancora il problema?
Tra misurazione e valutazione degli apprendimenti e progetto formativo di scuola
di Presutti Serenella - Inclusione Scolastica
...amletico dubbio?....
...amletico dubbio?....
Bocciare o non bocciare...that's the question!?

Sono sempre in aumento i Paesi OCSE che si pongono il problema della diminuzione delle bocciature, dell'espulsione dal sistema scolastico e il conseguente aumento dei dati di dispersione scolastica; la problematica viene letta a livello di prospettive di sviluppo delle nuove generazioni, e dei costi che comporta il non raggiungimento degli obiettivi di istruzione/formazione.

Secondo i dati Pisa, il 13-15% degli studenti dell'area Ocse è stato bocciato almeno una volta, il 7% alle elementari, il 6% alle medie inferiori e il 2% alle superiori. La situazione è disomogenea: in Gran Bretagna e Finlandia, la percentuale è inferiore al 3%, in Giappone vicina allo zero, mentre in Francia e Belgio la quota supera il 30%. L'Italia presenta una percentuale di allievi bocciati di circa il 18%, percentuale in diminuzione nel 2013.

E' recente poi la decisione della Francia di abolire la bocciatura come strumento pedagogico- didattico; infatti la nuova riforma scolastica francese prevede che far ripetere un anno dev'essere eccezionale

Questi i dati ....le considerazioni diverse.

<<Nel loro insieme, questi dati destano non poche perplessità>>, commenta Emanuela Confalonieri, professore associato in Psicologia dello sviluppo e dell'educazione presso l'Università Cattolica di Milano. <<In primo luogo, occorrerebbe fare luce sul significato della bocciatura rispetto alle diverse età degli studenti. Un conto è se tale provvedimento viene adottato nelle scuole elementari, un altro se è applicato nelle scuole medie inferiori e superiori. I bambini, infatti, a differenza degli adolescenti, necessitano di un accompagnamento specifico e graduale alla comprensione di una scelta così drastica compiuta nei loro riguardi. E non è detto che la accettino del tutto. Senza ignorare, tra l'altro, il fatto che la percentuale europea dei bambini respinti appare stranamente superiore, seppur di poco, a quella dei ragazzi. Tendenza che in Italia, tuttavia, si dispone esattamente al contrario>>. <<In seconda battuta>>, prosegue l'esperta,
<<qualificare i ripetenti come una delle cause del 
basso rendimento scolastico di tutta la classe sposta
 nettamente la responsabilità di questa condizione ai
 soli alunni, azzerando il ruolo fondamentale degli insegnanti e della stessa scuola. Dovrebbero essere proprio gli adulti, in questi casi, a domandarsi i motivi di una tale sconfitta>>.
Del resto, siamo ancora sicuri che questo metodo educativo abbia l'efficacia correttiva che intende promuovere? <<La bocciatura non può essere definita a priori "giusta" o "sbagliata", senza considerare il contesto nella quale è maturata. Saranno proprio la classe, gli alunni, gli insegnanti e la scuola nel suo complesso a permettere una lettura adeguata del suo significato>>.

A questo autorevole commento, apparso su "Famiglia Cristiana" già nel settembre 2011, hanno fatto seguito molti altri, ma di fatto in Italia, dall'entrata in vigore della "Riforma Gelmini", dal nome del Ministro che l'ha sostenuta, anche grazie alla reintroduzione della valutazione "quantitativa", si è coagulato su questa l'interesse degli alunni e dei genitori come l'unico modo che sa "concretamente" misurare quanto vale un ragazzo...quale sia la sua capacità di apprendimento nelle specifiche discipline....per cui "chi non sa" non raggiunge il punteggio sufficiente per andare avanti.
Questo concetto di valutazione è quanto è stato espresso per decenni dal sistema di istruzione nazionale, nato dall'idea del sapere come linea di demarcazione sociale, con obiettivi di selezione dei "migliori" attraverso la formazione.
La scuola di Giovanni Gentile della Riforma del 1923 esprimeva in buona sostanza la stessa filosofia.

Eppure sembra essere ancora centrale la questione "bocciare o non bocciare" intorno alla quale i Consigli di classe, in particolare nella scuola secondaria di 1° grado, i Docenti, il Dirigente (e l'intera scuola!) si giocano la credibilità e la serietà professionale e di sistema.


Ma tra i balzi all'indietro (prodotti da strategie politiche piuttosto che da azioni messe in atto con obiettivi di sviluppo e di crescita per le giovani generazioni nel nostro paese) e le "derive" (false) libertarie della scuola del laissez-faire, "della promozione per tutti", forse dovremmo tener conto tutti in modo più adeguato, anzi prioritario, del dettato normativo dell'autonomia scolastica.

Il DPR n. 275/'99 infatti indica chiaramente che tutti gli obiettivi educativo-didattici debbono essere volti al "successo formativo" degli alunni, visione pedagogica di un progetto di scuola che nei fatti ancora non ha trovato la sua attuazione; parlare infatti di successo formativo significa un cambio di passo inequivocabile rispetto alla valutazione che "misura/prende atto" soltanto se l'apprendimento di un obiettivo sia stato raggiunto o meno Significa che misurare è solo un aspetto della valutazione; il prendere atto del "quantum" serve per organizzare tecnicamente le situazioni di apprendimento da proporre da parte dei docenti, per orientare le azioni formative verso azioni di "livello" per ogni disciplina piuttosto che organizzare i "livelli" nei quali inscrivere (certe volte per sempre) gli alunni.

La scuola che prende in carico un alunno e lo riconsegna "tale e quale" al suo ingresso....ha fallito quasi completamente il suo mandato.

Su queste basi di riflessioni credo che sia più che mai necessario stabilire elementi-guida per individuare le metodologie di "una didattica inclusiva", che parta dall'errore e da ciò che lo ha causato (inadeguata o insufficiente comunicazione, metodologie di insegnamento non sufficientemente individualizzate, problematiche relazionali e sociali, ecc. ecc.), per assolvere al mandato di istruzione obbligatoria e raggiungere le finalità del "successo formativo" per tutti e per ciascuno.

Nel rispetto dell'autonomia di insegnamento dei Docenti, dei Consigli di classe e dell'Offerta formativa degli Istituti scolastici, appare come non procrastinabile porsi al centro di una riflessione multidimensionale, dove diventano d'obbligo alcuni interrogativi a cui cercare di rispondere per identificare la specificità, ma anche l'imprescindibilità, delle priorità nelle scelte educativo-didattiche:

- Abbiamo osservato/ investigato sufficientemente lo "status" iniziale degli alunni e delle classi? Conosciamo davvero i livelli di partenza ?
- Abbiamo conoscenza-informazione del contesto famigliare e sociale da cui provengono gli alunni?
- Abbiamo instaurato un clima e canali di comunicazione sufficienti e chiari tra scuola e famiglia?
- Conosciamo davvero e a fondo il perché degli errori dei ragazzi?
- Abbiamo analizzato fino in fondo le possibilità di avvalersi di diverse metodologie didattiche e di strategie di comunicazione con i singoli e con il gruppo?
- Abbiamo messo in campo interventi di recupero, compensazione e di supporto alla comprensione e all'apprendimento di tutta la classe?
- Abbiamo idea dei livelli di aspettativa e di motivazione allo studio dei singoli alunni ?
- Abbiamo misurato-monitorato-valutato l'impatto e i risultati delle scelte operate come docente sugli alunni?
- ...e in ultima istanza...ABBIAMO INTRODOTTO ALCUNI CORRETTIVI, OPPURE INTEGRAZIONI O COMUNQUE MODIFICHE NELLE AZIONI DIDATTICHE E NEL MODO DI CONDUZIONE DELLE SITUAZIONI DI APPRENDIMENTO?

Se rispondiamo positivamente a quanto sopra indicato, credo che potremmo valutare -sempre insieme e di concerto con la famiglia- l'opportunità di una bocciatura come modus per recuperare, come un'opportunità formativa di crescita e sviluppo, altrimenti, come se fossimo giocatori di un grande ed importante gioco dell'oca...dovremmo tornate al punto di partenza! Noi come scuola innanzitutto....

La pedagogia della "seconda opportunità" ( ...ma anche di una terza, di una quarta...), della didattica "compensativa", è alla base delle scelte inclusive piuttosto che di quelle esclusive, è capire il forte potenziale dell'errore di Rodariana memoria.

E' avere fiducia nel cercare (e trovare) qualcosa di positivo su cui scegliere di partire e ripartire. E' costruire la scuola dell'inclusione.

<<Se bambino scrive nel suo quaderno 'l'ago di Garda', ho la scelta tra correggere l'errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l'ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo 'ago' importantissimo, segnato anche sulle carte d'Italia. La luna si rispecchierà sulla punta o sulla cruna? Si pungerà il naso ? (...) Un 'libbro' con due b sarà soltanto un libro più pesante degli altri, o un libro sbagliato, o un libro pessimo ? >> (G. Rodari- Grammatica della fantasia, Torino Einaudi 1973)

Serenella Presutti, Psicopedagogista, counsellor, Dirigente scolastico dell'I.C. via Frignani di Roma
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