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n. 72 aprile 2017
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Oggi è il giorno:24 Settembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Breve storia di un'insegnante
L'incontro illuminante con le "competenze"
di Trulli Miriam - Formazione
Didattica per competenze... che paroloni!
Ho iniziato questo corso consapevole dell'enorme divario esistenze tra le più moderne teorie didattico-educative e la scuola che vedo insegnare ogni giorno. Il mio percorso per arrivare ad insegnare è stato lungo e, probabilmente, fuori tempo. Ho intrapreso Scienze dell'educazione e, dopo una parentesi lavorativa di 6 anni, ho ripreso gli studi, con una famiglia ed un bimbo di 2 anni: l'obbligo della frequenza per i laboratori ed il corso per il sostegno, il tirocinio nelle scuole, i viaggi da pendolare Frosinone - L'Aquila, la famiglia e la casa da gestire... il terremoto del 2009. Ma ce l'ho fatta! Ed è arrivato il primo incarico, le prime vere esperienze, il primo vero contatto coi bambini da MAESTRA! Quasi nulla di ciò che mi aspettavo.

Dove sono i laboratori che avevo studiato e progettato nei report?
Dov'è il materiale per far costruire ai bambini il proprio sapere?
E programmare le attività con le colleghe? Non si fa? Ah, sono l'ultima arrivata, per di più sul sostegno, e poi devo imparare... - Ascolta e accodati! Pazienta, pian piano ti apprezzeranno, e poi in fondo non sei ancora capace!
Passa un anno, e poi due, cambi scuola, cambi colleghe, ma qui sembra andar peggio.
Intanto ti rimetti in gioco, prendi l'indirizzo per l'infanzia e il sostegno-infanzia. Ma non è sufficiente... arriva il concorsone: Non ci provi?
Dimenticavo, nel frattempo è arrivata la seconda bambina.
Un altro anno da incubo sui libri, cercando di capire come sarà la formula del nuovo concorso. Alla fine è andato, benissimo direi!
Ed ora ti ritrovi di ruolo, nella tua provincia, nel tuo comune! Quante invidie, quante chiacchiere!
- Sicuramente sarà raccomandata!
Ma finalmente ci sei, è il tuo momento.
Se una cosa buona il concorso l'ha fatta è che finalmente so quanto valgo, quello che so è quello che serve, altrimenti non lo avrei superato. Con i bambini sono sempre andata d'accordo, è una vita che lavoro con loro... questa volta non mi ferma nessuno!
E allora sono diventata ancora più consapevole di ciò che sono, di ciò che so fare, di ciò che serve. Dico quello che penso: sarò diventata presuntuosa ed arrogante?!
E poi arriva il corso sulle COMPETENZE! Che gran guaio che avete combinato! Tutto è tornato alla mente, tutto è ben chiaro dentro di me: così si dovrebbe insegnare!
Ed invece senti commenti su commenti... e purtroppo mi rendo conto che è inutile provare a far capire (la presunzione prende il sopravvento): qualche timido tentativo, ma si viaggia proprio su binari differenti.

Dove sono i mediatori attivi, iconici, analogici di Damiano? Io vedo sempre quelli simbolici!
Dov'è l'area prossimale di Vygotsky? Dobbiamo fare, riempire quaderni, altrimenti i genitori si lamentano!
Dov'è la sperimentazione che dovrebbe portare i bambini alla scoperta della conoscenza?

Negli anni '40 del secolo scorso Kurt Lewin parlava già di ricerca-azione.
Come si può parlare di didattica delle competenze se ancora non riusciamo a comprendere l'importanza della cooperazione?! Figuriamoci a proporre il cooperative learning. Il peer tutoring è un'utopia: - I banchi vanni separati altrimenti si copiano!
Purtroppo nella pratica quotidiana ci si fossilizza spesso su una sequenza di unità di apprendimento sterili, poco stimolanti, fini a se stesse. Altre volte mi sembra di assistere a troppe cose, troppi argomenti, troppe attività... se sono troppe per me, figuriamoci per i bambini.
Come insegnante di sostegno mi capita, a volte, di "assistere" a percorsi farraginosi e scollegati. Secondo me anche per le insegnanti!
C'è sempre il diavoletto che mi sottolinea le mancanze: ma i bambini a cosa sono interessati? Per far piacere loro questo argomento come possiamo proporlo?
Secondo me, se vogliamo il rispetto che tanto lamentiamo, dobbiamo, innanzitutto, avere più fiducia in noi stessi, credere maggiormente in ciò che facciamo, ponendo meno attenzione alle pressioni dei genitori. Dovremmo essere noi i professionisti!
Ma allo stesso tempo dovremmo metterci in discussione, aprirci al nuovo (che poi è già vecchio da un pezzo) e cercare veramente di cambiare il modo di far didattica.
Molte colleghe lamentano l'assenza di laboratori, "il laboratorio è nella testa, qualsiasi aula, qualsiasi angolo può diventare un laboratorio, un atelier creativo che stimoli la curiosità e la creatività dei nostri alunni" (Mazzavillani). Basterebbero la nostra di creatività, la nostra fantasia, la nostra volontà. Basterebbe vedere la scuola in modo diverso: più pratica, più interattiva, un po' "capovolta".
Certo le difficoltà non mancano. L'inadeguatezza di strumenti, tecnologici e non, atti ad attivare quotidianamente sollecitazioni coinvolgenti, non aiuta di certo. Spesso ci autotassiamo per acquistare materiale e per realizzare strumenti di lavoro rudimentali.
Per il sostegno, poi, le difficoltà sembrano moltiplicarsi, mancano spazi, attrezzature, ausili, strumenti idonei.
A volte le difficoltà familiari, culturali e sociali degli alunni ci bloccano nel chiedere collaborazione.
Ma sono vere difficoltà, o, spesso, ci nascondiamo dietro di esse per celare le nostre resistenze? A proposito di didattica per competenze!


Miriam Trulli, docente di sostegno I.C Veroli 2, Frosinone
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