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Numero: 4-dicembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 21 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Bullismo: prepotenti e vittime
La peer education e le life skills, modalità di intervento dei docenti
di D'Angiò Giovanni - Integrazione Scolastica
Negli ultimi anni la nostra rappresentazione del mondo infantile è profondamente mutata. L'immagine di un'infanzia d'innocenza e di genuina inconsapevolezza, ha lasciato lo spazio ad una competizione violenta fra pari, caratterizzata da atti aggressivi, vessatori e persecutori.
Il manifestarsi di questi comportamenti violenti che vedono come protagonisti soggetti sempre più giovani sono sinonimo di un fenomeno ormai noto come il bullismo.
La scuola è sicuramente uno degli scenari privilegiati dove il bullismo opera, insieme ad altri luoghi di raccolta giovanile, quindi è la condivisione di un medesimo contesto a favorire l'insorgere di vari comportamenti di sopraffazione. Per questo il bullismo viene principalmente legato all'ambito scolastico. L'Oxford Dictionary del 1990, definisce il "bullo" (dall'inglese verbo to bully) "persona che usa la propria forza o potere per intimorire o danneggiare una persona più debole". Al contrario nel dizionario italiano (Zingarelli, 1993), alla parola "bullo" corrisponde la definizione di "prepotente, bellimbusto, che si mette in mostra con spavalderia". Appare evidente come nella lingua italiana il termine assuma un'accezione meno negativa, mediata da sinonimi come gradasso, spavaldo o sfrontato.
Nonostante il fenomeno del bullismo sia studiato in Italia dalla seconda metà degli anni '90 e straparlato dal grande pubblico, sono ancora diffusi su questa tematica pensieri errati e falsi luoghi comuni. Molti adulti tendono a sottovalutare il problema del bullismo, definendo i comportamenti aggressivi come facenti parte di un normale percorso di crescita, un gioco destinato a ridimensionarsi e scomparire con lo sviluppo del ragazzo. Si ritiene, ancora, che il bullismo coinvolga solo il genere maschile, le vittime meritino tali prepotenze o addirittura l'intervento di un insegnante o di un adulto possa accrescere i comportamenti violenti tra i coetanei.
In realtà il bullismo è "un'azione che mira deliberatamente a fare del male o a danneggiare; spesso è persistente ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittima" per uno squilibrio di potere tra chi compie l'azione e chi la subisce (Smith P. K., Sharp S., 1995).
Il bullismo viene anche definito il mobbing dell'età evolutiva, che rappresenta il manifestarsi di un tipo d'interazione che avviene tra minori e si protrae con forme diverse nell'arco di tutta la vita.

Il fenomeno del bullismo si caratterizza principalmente per la co-presenza di tre fattori:
1) l'intenzionalità
2) la persistenza nel tempo
3) l'asimmetria della relazione

Quindi, il bullismo non va confuso con comportamenti o giochi con un livello di aggressività minimo, dove la relazione fra pari sia egualitaria. Non si può parlare di bullismo nemmeno in casi di azioni che costituiscono reato, punibili dalla legge per i giovani dai 14 anni in su, di competenza del Tribunale dei minori.

Il bullismo può assumere forme differenti.
1) Bullismo diretto:
a. fisico: colpire l'altro con calci, pugni, spintoni, molestie sessuali, appropriarsi o danneggiare gli effetti personali;
b. verbale: minacciare, insultare e deridere la vittima con epiteti offensivi e razzisti;
c. elettronico o cyberbullying: inviare sms molesti, foto o filmati che ritraggono la vittima al fine di diffamare, ricattare e minacciare.

2) Bullismo indiretto: ignorare ed isolare la vittima designata dal gruppo di aggregazione, diffondendo pettegolezzi e calunnie. Questo tipo di bullismo assume una forma psicologica forse meno visibile, ma altrettanto invasiva che danneggia le relazioni personali della vittima.

Il bullismo indiretto è una forma tipica di comportamento violento messo in atto dal sesso femminile
, al contrario i maschi adottano principalmente un bullismo diretto. Diversamente da quanto si crede il bullismo non è una modalità di comportamento esclusivamente maschile, anzi il bullismo al femminile è ugualmente diffuso, in regioni del Sud Italia come Campania e Sicilia, risulta molto elevato. Le ragazze sempre più spesso si rendono protagoniste di atti aggressivi, che denotano una finezza psicologica prettamente femminile allo scopo di dominare e sottomettere gli altri.
I bulli sia maschi, che femmine non sono mai soli, ma si muovono in branco, circondandosi di compagni con personalità deboli, magari ex vittime alla ricerca di una rivincita. Ci sono anche i bulli passivi che agiscono da sobillatori, ma che non intervengono attivamente nell'episodio di bullismo. In caso di gruppi misti, le ragazze possono ricoprire ruoli diversi come leader o complici.
I bulli sono bambini e adolescenti in un età compresa fra i 7 e gli 8 anni e fra i 14 e 18. Fra le caratteristiche più evidenti il bullo vanta una spiccata impulsività, un carattere aggressivo e dominante, una predisposizione alla frustrazione, la mancanza di empatia, una grande difficoltà a seguire le regole, un'interpretazione positiva della violenza e una buona prestanza fisica. Tutti tratti che delineano un modello reattivo-aggressivo.
I risultati scolastici di questi ragazzi possono risultare oscillanti e con la crescita tendono nella maggioranza dei casi a diminuire. Sono quindi soggetti a rischio di dispersione ed abbandono scolastico, che incorrono più frequentemente in atti di criminalità giovanile come teppismo, vandalismo e abuso di alcolici e droghe.

Delineata la carta d'identità del bullo è necessario descrivere i tratti caratteristici della vittima. Di norma la vittima è contraddistinta da un modello reattivo ansioso o sottomesso: difficoltà di reazione di fronte agli insulti ricevuti, bassa autostima, forte emotività, scarsa prestanza fisica, buoni risultati scolastici. Chi subisce il bullismo difficilmente parla con gli adulti di quello che gli succede, ha paura, prova vergogna e di seguito può manifestare diverse reazioni: depressione, assenteismo scolastico, somatizzazioni (mal di testa, disturbi intestinali, ecc.), disturbi del sonno, scarsa concentrazione, fino ad idee suicidarie.
Anche se meno frequente è possibile individuare un'altra tipologia di vittima definita "provocatrice", è solitamente iperattiva, ansiosa e aggressiva soprattutto con i più deboli, il suo comportamento non è gradito né ai compagni di classe, né agli insegnanti. Questo tipo di vittima mostra maggiori difese interne che la salvaguardano da stati depressivi e dal rischio di comportamenti antisociali e criminali.

Il bullismo può lasciare nelle sue vittime delle ferite profonde, che minacciano la salute, il successo scolastico e perdurano nell'età adulta ostacolando gli obiettivi futuri. In questa prospettiva è importante sottolineare come in entrambi i modelli reattivi presentati i danni a lungo termine possano risultare ingenti sia per il bullo che per la vittima. Se come abbiamo visto la vittima può sviluppare veri e propri disturbi come fobie e depressioni, il bullo può accrescere in età adulta comportamenti delinquenziali con una crescente incapacità di relazionarsi con l'ambiente esterno.

Sembra, dunque, che vada a formarsi una nuova rappresentazione del mondo infantile in un'inscindibile dicotomia tra prepotenti (arrabbiati e aggressivi) e vittime (fragili ed indifesi).
Le cause che favoriscono il fenomeno del bullismo sono indubbiamente multifattoriali legate a condizioni sociali e familiari: scarsità di calore e affetto da parte dei genitori, permissività eccessiva, mancanza di supervisione, atteggiamenti violenti in famiglia e uso di pene corporali, anomia sociale, assenza di regole, assenza di presa di responsabilità, disimpegno morale, modelli mass-mediali che esaltano positivamente la violenza.
Tra le diverse origini del fenomeno occorre menzionare gli stili educativi che se permissivi non sono in grado di contenere le pulsioni aggressive che non vengono convogliate in maniera positiva, mentre un'educazione autoritaria con un eccessivo uso di punizioni fisiche, spinge il bambino ad riutilizzare questi stessi strumenti nel contesto dei pari. Al contrario di quanto si crede, un basso livello socio-economico delle famiglie non è così determinante nelle manifestazioni di condotte aggressive, anzi spesso gli episodi di bullismo nascono e si sviluppano proprio in contesti familiari con ceti medio alti. Occorre che i genitori siano dei modelli per i propri figli, devono saper incoraggiare l'autostima e le loro abilità, stimolare relazioni amicali positive e aiutare il bambino ad esprimere la rabbia e l'aggressività in modo costruttivo e maturo. Inoltre i genitori devono comprendere che il proprio figlio può assumere modalità di comportamento differenti a casa e a scuola, anche per questo devono essere maggiormente ricettivi e attenti in modo da saper cogliere i segnali di disagio che i propri figli possono manifestare.

Se la scuola è il maggiore teatro di episodi di bullismo, è importante che gli insegnanti lavorino per garantire il diritto che ogni ragazzo ha di vivere bene la scuola. Sono diverse le modalità d'intervento che i docenti possono attuare per prevenire e contrastare il bullismo, ad esempio la peer education e le life skills:
La peer education, ossia l'educazione tra pari, si è dimostrata particolarmente efficace nello sviluppare comportamenti non-violenti e senso di responsabilità. L'apprendimento tra coetanei si basa sul coinvolgimento attivo dei ragazzi in crescita, come protagonisti primari del progetto educativo e della sua realizzazione. Si è potuto osservare nelle varie esperienze che apprendere da un proprio pari contribuisce ad approfondire le relazioni amicali, le dinamiche e i processi di gruppo creando sintonia tra i soggetti coinvolti. Il tipo di apprendimento prevede che non vi sia alcuna relazione di potere come tra docente e alunno. Di fatti un insegnante che si impone ai suoi studenti in modo dispotico, esercitando il proprio potere sulla classe, convalida l'uso della forza sul più debole.
Il progetto delle life skills si basa sul presupposto di promuovere l'educazione alla salute attraverso l'adozione di stili di vita in considerazione dei fattori individuali, sociali e culturali.
Il modello ha l'obiettivo di implementare lo sviluppo di competenze emozionali e relazionali, che consentano ai bambini e agli adolescenti di gestire in maniera efficace le problematiche del vivere quotidiano, attraverso giochi e attività concrete. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) descrive nel dettaglio le "skills for life" (abilità e competenze) individuate: decision making (capacità di prendere decisioni), problem solving, creatività, senso critico, comunicazione efficace, skills per le relazioni interpersonali, autocoscienza, empatia, gestione delle emozioni, gestione dello stress.
E' dimostrato come l'assenza di skills socio-emotive renda i ragazzi più vulnerabili di fronte all'incapacità di gestire pressioni e stress, di conseguenza questi giovani sono soggetti a rischio per azioni devianti, tossicodipendenza, alcolismo e tentativi di suicidio.

La scelta di queste metodologie d'intervento sono dirette a tutti gli alunni e non rivolte esclusivamente ai bulli o alle loro vittime, per una precisa strategia d'azione. L'esperienze sul campo indicano che gli interventi individuali sono molto spesso inefficaci per due ordini di motivi: il bullo non risponde positivamente alle azioni mirate perché non è motivato al cambiamento, mentre gli interventi sulla vittima non riducono in alcun modo gli episodi di bullismo. Per queste ragioni la prevenzione al fenomeno del bullismo deve assumere un carattere collettivo che coinvolga il gruppo classe/scuola promovendo azioni tese a costruire una cultura del rispetto e della solidarietà tra gli alunni. Tollerare i quotidiani soprusi considerandoli "cose tra ragazzi", significa legittimare il dominio del più forte sul più debole, rinforzando i comportamenti prevaricatori.

Prof. Giovanni D'Angiò Psicologo-psicoterapeuta docente di psicologia dell'orientamento professionale, Dott. ssa Arianna Recco Psicologa Clinica cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale, Dott.ssa Paola Ottobre Sociologa cultore della materia di psicologia dell'orientamento professionale UNIVERSITA' DI CASSINO - POLO DIDATTICO DI SORA - FACOLTA' SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE

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