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n. 62 aprile 2016
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Oggi è il giorno:17 Dicembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
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Cambio passo
Quando il cambiamento diventa una scelta consapevole
di Rosci Manuela - Editoriali
Le novità che si incontrano durante il percorso di vita possono essere lette come impedimenti oppure come occasioni, con una gamma di sfumature all'interno di questi due poli. Si tratta di 'impedimenti' quando sentiamo che ostacolano il cammino, creano disagio, generano problemi di differente natura; le consideriamo 'occasioni' quando suscitano curiosità, interesse, e producono uno stato psicofisico di generale attivazione pro-positiva. Ebbene, lo stesso evento, la stessa novità da alcuni può essere letta come impedimento da altri come occasione, opportunità. La differenza, dunque, non sta 'fuori' ma 'dentro' di noi, nel modo squisitamente soggettivo in cui reagiamo agli eventi, nel modo strettamente personale in cui attribuiamo senso alla realtà che ci tocca. Questo perché ognuno viaggia con un sistema di convinzioni che permette di attribuire a ciò che gli accade ¬- e quindi anche alle novità-, un significato che collochiamo all'interno di costrutti, come quello impedimento-occasione con cui possiamo valutare la nostra realtà.
Le nostre convinzioni partono da lontano, suscitate dal sistema educativo a cui siamo stati espositi e dalle esperienze di vita, o meglio dal modo in cui siamo stati coinvolti in esperienze che hanno lasciato il segno, soprattutto per la risposta che abbiamo dato e che, in alcuni casi potrebbe rappresentare l'unico modo in cui reagire a eventi similari per il resto della nostra vita. La premessa per dire che di fronte alla stessa novità possiamo avere una gamma di risposte differenti, atteggiamenti che possono essere agli antipodi, anche sul fronte professionale. Nulla di nuovo, qualcosa che sperimentiamo quotidianamente e che possiamo riscontrare anche negli altri.

Quindi non possiamo essere sorpresi se, a fronte della introduzione di una diversa concezione di impostare la didattica (per competenze) e la scuola tutta, gli animi dei diretti interessati si animano e il repertorio degli atteggiamenti variegato, a seconda che si è verso oppure contro la novità, soprattutto se è qualcosa che va accolto 'per forza' e non può essere scelto. Questa prima variabile non è di poco conto: se scelgo mi sento libera, se la novità richiede un mio cambiamento non voluto, sento l'imposizione. Quasi sempre l'imposizione genera sentimenti di rifiuto, re-azioni di contrasto, risposte più che giustificate se ci troviamo di fronte a veri soprusi.

Nulla di preoccupante se le risposte sono del tipo 'ma io lo faccio già': potrebbe trattarsi di una risposta di aggiramento/evitamento dell'ostacolo, così non si dovranno fare i conti con la novità perché ciò che viene proposto non è vissuto come nuovo, è già conosciuto, si pratica già. Può nascondere anche un pensiero del tipo 'prendo tempo e cerco di capire meglio', per comprendere davvero se quanto proposto sia davvero tutta novità oppure una rivisitazione di quanto già si fa (non si è nuovi a soluzioni già vecchie spacciate per nuove e ri-vendute alla scuola!). Le persone che propongono questo atteggiamento apparentemente rientrano nella categoria NO/NON CAMBIO per le motivazioni sopra indicate ma, di solito, la maggior parte di loro rientra nel gruppo del SI RINVIATO: hanno solo bisogno di tempo per 'digerire' quanto sta avvenendo intorno a loro, hanno bisogno di maggiore sicurezza, di prendere fiducia prima di fare quel cambio passo che non si capisce bene dove porti.

Le risposte 'la scuola non è attrezzata per questo cambiamento' oppure 'ricade tutto sulla scuola' sono quelle che mi preoccupano di più perché si sposta il focus sulle situazioni esterne (seppur fondamentali) e le condizioni richieste sono che cambi prima il fuori (quindi gli altri) prima di fare io il passo decisivo. E' la visione più statica, quella che rischia di tenere l'interessato impigliato, anzi immobilizzato perché i suoi passi sono determinati dal cambiamento degli altri. Questo atteggiamento potrebbe essere sostenuto da convinzioni radicali (come il pensiero dicotomico, quello che fa ragionare in termini di 'bianco o neo', per intenderci) e creare veramente ostacoli alla persona che può sviluppare rabbia (molta!) risentimento (pure!) e comportamenti di rifiuto a prescindere. Sono convinta, tuttavia, che in questo gruppo di professionisti, siano presenti molte menti illuminate che potrebbero dare un grande contributo a sostegno del cambiamento perché non sono così lontane come sembra. Credo che il pensiero 'non mi riguarda' sia alla base degli atteggiamenti di coloro che vivono la scuola come impiego: entro, firmo, faccio quello che c'è da fare e me ne vado. Realisticamente, credo che si tratti di un gruppo esiguo di persone che frequentano la scuola, generalmente per motivi pratici, di comodità, ultimo baluardo del 'posto fisso', concetto ormai in disfacimento.

Le risposte che preferisco sono quelle dei 'perché no?!': presuppongono curiosità, interesse, voglia di mettersi in gioco. Non si tratta di persone che accettano tutto acriticamente ma, prima di un eventuale rigetto, cercano di capire, scoprono i contatti tra l'esistente e ciò che viene richiesto, individuano i punti di forza della novità prima ancora delle fragilità, e non perché non ci siano o non le vedano, solo perché hanno sviluppato una tendenza a scovare ciò che può essere loro utile per fare meglio. Si tratta di quel gruppo di docenti che ha da sempre affrontato l'insegnamento non come potere ma come impegno, non come selezione dei più bravi ma come valorizzazione di tutti, non come stabilizzazione di ciò che si sa ma come costruzione e innovazione. Sono quelli che di solito si mettono in gioco anche se non hanno una visione completamente chiara di come andrà a finire ma riescono a sostenere lo stress determinato dall'incertezza del passo successivo, ancora non bene rinforzato per l'inesperienza che la novità a volte porta con sé. Si tratta dei docenti che negli ultimi anni sono stati spesso tacciati di essere progressisti, di credere in una scuola anche quando questa si stava sgretolando per scelte poco oculate dei vertici (come spesso accade, purtroppo!). Additati perché fuori dagli schemi ma soprattutto ... di fare troppo per quello che si è pagati!

Ebbene, in questi ultimi mesi ho avuto l'opportunità di incontrare molti docenti appartenenti alla categoria dei 'perché no?!' nei Percorsi di Formazione attivati su Roma e Provincia sulla "Didattica per competenze" , promossi da Giunti Scuola che ha richiesto la collaborazione di noi di Sysform Learning-La Scuola Possibile.
Docenti impegnati a capire come giocarsi la nuova sfida sulle competenze.
Dubbiosi e allo stesso tempo curiosi; preparati professionalmente ma con l'umiltà di chi sente che non si è mai completamente arrivati; consapevoli di saper fare ma desiderosi di saper fare meglio; sospettosi della novità quanto attratti dalla prospettiva di fare diversamente. Persone di tutte le età e con diversa esperienza ma con la convinzione -almeno questo è quanto ho avvertito e condiviso- che la scuola non può che essere cambiamento, trasformazione, nuovo apprendimento. Persone disponibili tutte a un 'cambio passo' ritenuto necessario e possibile.
L'unica sensazione di disagio e di perplessità lamentata è la preoccupazione di "come dirlo agli altri" che le novità della scuola vanno affrontate da tutti e non solo da pochi, condivise e attuate insieme, da tutta la comunità scolastica. La forza e il limite della scuola sono le persone -siamo noi- perché la scuola è primariamente un sistema umano che gestisce relazioni per promuovere la crescita dell'individuo, di tutti gli individui. In questo percorso di crescita/trasformazione, siamo coinvolti anche noi insegnanti, non semplici osservatori che registrano e valutano apprendimenti, ma co-attori che interpretano la realtà non in maniera statica e ripetitiva, semmai come ri-cercatori di nuove piste, di nuove sfide, di nuovi paradigmi culturali e pedagogici a cui dar vita.
Tornando allora alla preoccupazione di come dire 'ai vicini della classe accanto' che il cambiamento è necessario e fisiologico, e che la novità offerta dalle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo con il focus sulla didattica per competenze -unico modo per rendere fattibile la centralità dell'alunno- rappresenta un mutamento epocale, ricordo quanto già detto nei Percorsi di Formazione e che sintetizzo, aiutandomi con citazioni più evocative, augurando a tutti un 'cambio passo' che non è solo possibile ma soprattutto più conveniente per tutti.

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Non è la specie più forte a sopravvivere ma quella che risponde meglio al cambiamento (Darwin)
ALLORA
Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere (Mahatma Gandhi)
PERCHE'
Se continuiamo a fare ciò che stiamo facendo, continueremo a ottenere ciò che stiamo già ottenendo (Stephen Covey)
E
Sembra sempre impossibile fino a quando non viene fatto (Nelson Mandela)
MA
Una delle più grandi scoperte della mia generazione è che un essere umano può cambiare la propria vita semplicemente cambiando il proprio modo di pensare (William James)
QUINDI
Non puoi costringere le persone a cambiare, ma puoi aiutarle: il mondo cambia grazie all'esempio, non in base alle tue opinioni (Paulo Coelho)

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Buon 'cambio passo' a tutti
Manuela Rosci
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