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n.6 ottobre 2010
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:26 Settembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Cartaceo o digitale?'  >>>
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Cartaceo o digitale?
L'e-book nell'ambito della formazione
di Maurizio Scarabotti - Organizzazione Scolastica
Penso che l'e-Book sia uno strumento eccezionale, con enormi potenzialità. Quando leggi un libro "cartaceo", spesso ti poni domande, ti riproponi di approfondire un argomento, poi magari te lo dimentichi, cerchi di ricordarti in quale testo hai già sentito parlare di quel tema ... insomma con l'e-Book riesci ad avere tutto a portata di mano e può capitare che si aprano finestre inattese, che svelano un mondo sconosciuto, inesplorato. E' come se l'autore ti facesse dei regali, a volte inaspettati, che fanno accendere lampadine nella testa, che attivano curiosità, riflessioni, collegamenti.
(Elena Ferraccioli, docente di sostegno)

Si tratta di moda o di opportunità? Necessita di un atteggiamento "aut ... aut" oppure di capacità di integrare funzioni diverse per scopi differenti?

Il dibattito è arrivato anche in Italia e l'avvento degli e-Book (libri digitali) coinvolge case editrici oltre che gli autori e i lettori. La prima fase ha già raccolto le polemiche di chi, giustamente, difende il libro cartaceo come strumento culturale che non si può buttar via a cuor leggero. I contrasti nascono soprattutto perché il libro digitale è stato presentato come versione moderna e tecnologica di quello che fino ad ora è stato stampato. Oggi, l'impegno della maggior parte degli editori italiani è quello di stare dentro al nuovo "traducendo" in formato digitale (e-Book) ciò che è già stato pubblicato, soprattutto saggistica e narrativa, proprio perché sono ancora molto pochi i testi in lingua italiana disponibili in formato digitale.

Differente è la proposta della stampa dei quotidiani che ha fatto da tempo la comparsa sul web e che, con i nuovi device (iPad, iPhone, Smartphone), mette in formato digitale ciò che in edicola troviamo in formato cartaceo. Alcune testate (come Repubblica.it, ad esempio) organizzano il giornale online sfruttando le altre possibilità tecnologiche, potenziando quindi la notizia con filmati e ulteriori link.

Il confronto, quindi, deve nascere sulle opportunità che il formato digitale offre, per rispondere al quesito posto: si può definire l'e-Book un "libro"? E se possiamo parlare appunto di "libro" digitale, come si modifica la nostra precedente equazione libro-carta-biblioteca (prodotto tangibile)? E' possibile che sia stato lo strumento (libro digitale) a orientare la necessità di immettere sul mercato e-Book, oppure nel "recente" passato il concetto di "acquisizione di conoscenze" ha subito una rivisitazione?
Per rispondere al quesito dobbiamo tornare a scuola.

La scuola negli ultimi vent'anni ha dovuto fare i conti con una iniziale alfabetizzazione informatica che ha visto il suo fulcro nella capacità di leggere o costruire un ipertesto con gli alunni, ossia un testo in partenza sintetico che si arricchisce di approfondimenti attraverso "connessioni" differenti (video, audio, altro testo). Si è realizzata la possibilità di aprire nuove "finestre" e articolare il contenuto non più soltanto in una concezione lineare (il libro cartaceo) ma "a rete", dove non c'è sempre un prima e un dopo ma è sviluppata soprattutto la contemporaneità delle informazioni. Quello che si richiede è così una azione intenzionale del fruitore (alunno) che deve continuamente scegliere quale finestra aprire per organizzare il suo sapere.

Di fatto è ciò che ognuno di noi sperimenta con una ricerca su internet: attraverso un motore di ricerca, selezioniamo l'argomento che ci interessa; dall'elenco dei link possibili scegliamo cosa aprire per primo (non è detto che si scorra l'elenco in maniera lineare, dal primo all'ultimo link della pagina); si apre il link e nel contenuto testuale possiamo trovare altri link che ci possono portare anche molto lontano dalla ricerca iniziale. Possiamo anche aprire un file video (Youtube, per esempio), che ci fa aprire altri file correlati o senza alcuna interazione (la pubblicità, per esempio, sui banner). Mai sperimentato nulla di simile?

Potremmo, dunque, dire che è stato il sistema ipertestuale a sviluppare un modo di "costruire" la conoscenza con una concezione " a rete" oppure possiamo ipotizzare che si stava sviluppando appunto una concezione della "conoscenza" differente?

"Noi pensiamo, e dunque apprendiamo, non producendo inferenze, ma innanzitutto, e ricorsivamente, producendo significati. I nostri modelli mentali non sono sillogismi, ma reti aperte di sistemi e di nodi di simbolizzazione. Non è un caso che di recente, in stretta connessione con il problema della qualità dell'istruzione, si vada diffondendo il concetto di mappa cognitiva anche nella ricerca cognitiva e nella pratica didattica. Intuitivamente, una mappa cognitiva è una mappa mentale di una zona più o meno familiare dell'esperienza ed è formata da elementi di informazione della più diversa natura ...Le mappe cognitive ogni mente se le forma entro mondi testuali infiniti, navigando tra universi di conoscenze codificate, tra codici simbolici, iconici, acustici, grafici".

Quando gli studenti cominciano a strutturare una costruzione cognitiva, "la loro rappresentazione della conoscenza procede per isole organizzate di conoscenza sotto forma di mappa: gruppi di oggetti (saperi, tecniche, conoscenze, comportamenti, stili di vita e/o di lavoro) sono organizzati in accordo con le loro relazioni spaziali reciproche, ma non ancora con l'intera base di conoscenza. Infine gli allievi procedono a dotarsi di un sistema obiettivo di riferimento... A questo punto il sistema-mente ha raggiunto soglie di mobilità interna e di reversibilità...le diverse mappe cognitive diventano reti semantiche, ovvero modelli mentali: modelli di lavoro intellettuale, modelli di comportamento della mente, modelli "esperti" e personali di organizzazione della mente".
(U. Margiotta, Riforma del curricolo e formazione dei talenti, Armando Editore)

Certamente la scuola sta attraversando un momento di difficoltà (non è la prima volta e non sarà l'ultima!) in cui passare da una didattica tradizionale, che intende l'insegnamento prevalentemente come trasmissione di un insieme di conoscenze "statiche", predefinite e non modificabili, a una didattica impostata su una concezione costruttivista della conoscenza. Cosa significa?

"La scelta di un modello orientato alla valorizzazione della costruzione della conoscenza implica quindi anche il ripensamento del ruolo del docente: da depositario di un sapere formalizzato da riversare e travasare nella mente/contenitore dell'allievo, a facilitatore della decodifica dei processi della conoscenza individuale, promotore del confronto dialogico tra precognizioni o concezioni ingenue e posizioni critiche, fautore dell'ancoraggio della conoscenza nuova del soggetto a quella pregressa, co-costruttore dei legami simbolici tra i diversi contenuti della conoscenza e delle sue modalità di produzione e sollecitatore della metaconoscenza, della "conoscenza della vera natura della conoscenza e dell'azione del conoscere".
La scelta di allestire un ambiente di apprendimento orientato ai presupposti costruttivistici significa ri-pensare la didattica come "mediatrice culturale", in grado di determinare il clima e l'ecologia al cui interno si sviluppano i processi di apprendimento.
L'obiettivo di promuovere la costruzione di una comunità di apprendimento, in cui ciascun partecipante assuma su di sé la responsabilità della propria crescita, attraverso la condivisione del percorso con gli altri, implica per noi realizzare le condizioni di apprendimento relazionali atte ad alimentare un agire linguistico in grado di aprire nuovi territori cognitivi: il "fare significato" dell'altro diviene spunto di apertura individuale per nuovi contenuti, momento di riconfigurazione di precedenti conoscenze e, ancora, elemento di mediazione per il rintracciamento di percorsi di attivazione cognitiva imprevisti e molteplici".
(J. D. Novak, D. B. Gowin, Imparando a imparare, SEI, Torino, 1989, p. 24.)

Si tratta quindi di un cambiamento del concetto stesso di conoscenza (notare la data del 1989!) e di come si acquisisce -costruisce la propria conoscenza. Ebbene, possiamo pensare che il docente che ha come obiettivo "... di promuovere la costruzione di una comunità di apprendimento, in cui ciascun partecipante assuma su di sé la responsabilità della propria crescita, attraverso la condivisione del percorso con gli altri...", possa a sua volta essere soggetto nella costruzione della propria conoscenza che, appunto, non è data una volta per tutte ma continua a determinarsi nell'incontro con l'altro, gli altri contenuti proposti?

"Una prospettiva costruttivista vede chi impara come attivamente impegnato nel creare significati, e l'insegnare con questo approccio significa ricercare quello che gli studenti possono analizzare, investigare, quello per cui possono collaborare, condividere, costruire e sviluppare su ciò che essi già sanno, piuttosto che ricercare quali fatti, abilità e processi essi possono ripetere meccanicamente. Per fare questo realmente, un insegnante ha bisogno di essere anche uno studente e un ricercatore, di sforzarsi per una più grande consapevolezza dell'ambiente e dei partecipanti in una data situazione di insegnamento allo scopo di adattare continuamente le sue azioni per impegnare gli studenti nell'apprendimento, usando il costruttivismo come guida."
(Martin Dougiamas - Un viaggio nel Costruttivismo -Novembre, 1998 -Traduzione di Luca Navone)


Il docente, nell'ambito della lifelong learning, è uno "studente a vita", che deve continuamente apprendere; ma nel contempo è anche un ricercatore, colui che partendo anche da suggerimenti di altri docenti-ricercatori, avanza ipotesi e costruisce il proprio sapere, la propria conoscenza.

Ebbene, cosa lega, dunque, un docente/studente a vita/ ricercatore con la possibilità di fruire di e-Book?

L'e-Book sintetizza due ricchezze fino ad ora sperimentate in forme separate:

1. Il libro cartaceo ha l'indubbio valore di accompagnare il lettore dentro una narrazione lineare, dall'inizio alla fine di un discorso, con evidenti vantaggi. Immaginiamo di essere a un incontro di formazione e il relatore parla di un argomento articolando il suo discorso con tante "finestre aperte": è possibile che per chi l'ascolta perdere il filo del discorso? Vi è mai capitato di sentire il racconto di vita di una persona che ha fatto così tante digressioni che, alla fine, non vi siete più raccapezzati nel suo racconto? L'esperienza di correre a ruota libera su internet, aprendo continue finestre, può rendere più difficoltosa la ricostruzione di un pensiero di senso? A volte sì. La necessità di mantenere il senso di ciò che si legge è fondamentale quanto l'implementazione delle conoscenze.

2. L'ipertestualità/ipermedialità offre la possibilità di connettere modalità diverse di costruzione della nostra realtà (conoscenza) attraverso l'uso di immagini, video, audio, approfondimenti di altri testi, tutto in un unico "prodotto".

L'e-Book racchiude in sé i due vantaggi: si tratta di un libro (narrazione lineare) che si avvantaggia della ipermedialità, correlando il contenuto lineare di "finestre" che si possono aprire per creare altre connessioni, proposte dall'autore. Si tratta di proposte: chi sceglie è il lettore che così stabilisce di volta in volta il grado di approfondimento e di estensione del suo apprendimento.

Questo il motivo per cui riteniamo vantaggioso, soprattutto nella formazione personale e professionale dei docenti, poter attingere a materiali che abbiano una strutturazione organizzata dall'autore ma che offrano la libertà di scegliere cosa portarsi via dalla lettura di quel testo.

Differente è l'utilizzo del libro digitale come "traduzione" di un testo cartaceo: si tratta di sfruttare soprattutto il mezzo digitale perché ho un contenuto (sempre lo stesso) che posso leggere su device diversi, dal classico formato cartaceo al PC portatile, dall'e-book reader al nuovissimo IPad! L'importante è che i dispositivi su cui si leggeranno i libri non diventino più importanti dei libri stessi, la preoccupazione che dichiara Renato Salvetti, direttore generale di Edigita, la piattaforma per la distribuzione di volumi digitali costituita da Rcs, Feltrinelli e Messaggerie Italiane (da "EBook. Il libro digitale sfida la carta. Chi sarà il vincitore? Di Jaime D'Alessandro su Il Venerdì di Repubblica, allegato dell'8 ottobre 2010)

Lo studioso di alto livello non si è mai accontentato del singolo testo, ma si è sempre mosso dentro un grande ipertesto, ovvero dentro un sistema di testi collegati da note, da citazioni, da bibliografie o, molto spesso, da associazioni mentali materializzate da qualche appunto o da annotazioni sui margini.
Questa prospettiva porta a considerare il libro non come una realtà isolata, ma come il nodo di una grande rete, come un frammento della biblioteca, dove ogni parola significativa è l'estremità di un filo che rimanda ad altri libri già scritti.

("Ipertesti e ipermedia: la conoscenza come criss-crossed landscape" Giovanna MONGUZZI, docente ISPFP, 2001)

Questa la scelta di Sysform Editore: e-Book per la formazione dei docenti e di quanti credono lascuolapossibile ... di continui cambiamenti.

Maurizio Scarabotti - Presidente di Sysform Editore
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