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Numero: 1 -settembre 2009- Anno III   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 19 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Che c'entra la ricerca della Felicità con la Scuola?
1a parte
di Presutti Serenella - Long Life Learning
...la felicità per i nostri bambini...
...la felicità per i nostri bambini...
Quest'estate, durante il mio periodo di riposo, mi sono dilettata in alcune letture ma ho dovuto impegnarmi nell'affrontarne una molto complessa: "L'arte della vita" di Zygumunt Bauman.
La complessità è data dalla notoria ricchezza dell'articolazione del pensiero dell'autore, ma penso soprattutto dalle molteplici opportunità di riflessione che ci ha offerto sulle nostre vite di occidentali moderni.
Bauman testimonia come nella società occidentale si sia trasformata l'idea di progresso, inteso come conquista delle conoscenza tecnico-scientifica a garanzia del benessere della collettività, per un'idea di progresso proiettata come opportunità, conquistata o negata, di accesso ai consumi e del "possesso delle cose".
Detta così qualcuno, smaliziato ed annoiato dai tanti dibattiti sui malesseri delle società opulente, potrebbe obiettare che le osservazioni del pensatore polacco non sono originali e anche un po' moraliste; tutti vogliono migliorare il proprio status socio-economico e ne è a riprova il continuo tentativo di chi vive nel "mondo povero" di accedere al "mondo ricco".

Ma è proprio qui il punto.

Quali sono gli elementi che connotano una vita "felice"? Sono uguali per tutti?
Perché non tutti coloro che posseggono un presunto "status di benessere" sono ugualmente felici?

La comunità occidentale misura quindi il benessere sulla quantità delle cose che le persone posseggono, ma controlla tutto attraverso un sistema raffinato sul cosa sia bene possedere; i sovrani di queste scelte sono i detentori dell'industria dei consumi, e quest'ultimi non sono solo consumi materiali, anzi... i veri padroni e potenti della terra sono i costruttori dei bisogni e manovratori dei consumi.

Già negli anni '60 Marshall McLuhan ci raccontava il potere della fascinazione dei media e della loro capacità di costruire consenso, ma il mondo non era ancora così altamente globalizzato e intorno alla "galassia Gutemberg" ruotava ancora quasi esclusivamente il mondo occidentale...
Nel passaggio al terzo millennio le nostre vite sono attraversate per lo più da bisogni collettivi di consumo e per lo più indotti da chi ha il potere di comunicare e proiettare l'immagine della felicità di poter consumare...
FELICE NON E' TANTO CHI PUO' CONSUMARE, MA CHI PUO' CONTINUARE A FARLO PER SEMPRE...
La perpetuazione della possibilità di consumare, al di là di cosa si consuma, è dunque la chiave della felicità; così abbiamo consumatori incalliti di qualsiasi cosa che occupano il loro tempo e convogliano tutte le proprie energie nel rincorrere il miraggio di questa possibilità... consumando automobili o identità allo stesso modo....

Molteplici ed interessanti riflessioni si potrebbero avviare su questi temi, con un occhio attento alla Filosofia e l'altro alla Sociologia, ma...
Cosa c'entra tutto questo con la Scuola?

Moltissimo direi...ma vediamo perché. Alcuni suggerimenti importanti arrivano proprio dal mondo degli studi economici.
Bauman ci riferisce nel suo libro un discorso di Robert Kennedy nel pieno della campagna presidenziale del 1968, poche settimane prima di essere assassinato:
"Il calcolo del nostro Pnl ( PIL) tiene conto dell'inquinamento atmosferico, della pubblicità delle sigarette e delle corse in ambulanza per soccorrere i feriti sulle strade. Mette in conto i sistemi di sicurezza che acquistiamo per proteggere le nostre case e il costo delle prigioni in cui rinchiudiamo coloro i quali riescono a penetrarvi.(...)Comprende la produzione del napalm, delle armi nucleari e delle automobili blindate
...il PIL misura...
...il PIL misura...
della polizia destinate a reprimere i disordini nelle nostre città. Mette in conto(...) i programmi televisivi che glorificano la violenza allo scopo di vendere giocattoli corrispondenti ai nostri bambini. In compenso il Pnl non tiene conto della salute dei nostri figli, della qualità della loro istruzione né dell'allegria dei loro giochi. (...)Non pensa a valutare la qualità dei nostri dibattiti politici o l'integrità dei nostri rappresentanti. (...)


In breve, il Pnl misura tutto, tranne quello che rende la vita degna di essere vissuta."
Ebbene, a distanza di ben 41 anni da quel discorso, la Banca Mondiale ad inizio di ottobre prossimo presenterà il suo nuovo rapporto dove, come ci riferisce Arturo Zampaglione in un articolo pubblicato recentemente sulle pagine economiche di "La Repubblica" (vedi box), saranno inseriti quattro nuovi elementi per il conteggio del Pil, che gli esperti hanno già denominato come "Pil verde":
"Il primo è il capitale prodotto, cioè il valore economico delle fabbriche e delle infrastutture di un paese. Il secondo è il capitale naturale, cioè dei minerali, dei boschi, delle acque e di tutti gli altri beni ambientali. Il terzo elemento è costituito dalle risorse umane, cioè dal valore produttivo degli abitanti determinato dall' educazione, dal sistema scolastico, dalla cultura. Il quarto e ultimo è il capitale sociale, cioè la capacità delle famiglie e di altre forme di aggregazione nel promuovere la crescita economica."
Per quanto riguarda gli ultimi due elementi appare evidente come sia alta la responsabilità rivolta ai Governi e alle Società di tutti quei paesi che si ritengono civili; le scelte in materia di politiche sociali e culturali non sono secondarie rispetto al peso che queste avranno sullo sviluppo economico di quegli stessi paesi.

"Secondo questo sistema di misurazione, (...) l' Italia esce dalla classifica dei quindici Stati più ricchi, finendo al ventesimo posto. Germania e Stati Uniti vengono declassati. E Australia e Canada conquistano il primo e secondo posto..."
La ricerca del benessere collettivo e dei singoli, gli investimenti sul capitale umano, sulla qualità dell'istruzione e della cultura dei cittadini determina il grado di sviluppo e di ricchezza di una nazione; il calcolo dei fattori cosiddetti "invisibili" condiziona l'andamento delle ricchezze visibili.
La "Strategia di Lisbona 2000/2010" messa in atto dal Consiglio di Europa raccomandava obiettivi molto vicini a queste indicazioni; il 2010 è ormai oggi e il bilancio non sarà positivo...e non solo per l'Italia!

Penso che sia disastroso che la Politica perseveri nel non tener conto dei fattori "invisibili" per lo sviluppo dei paesi, ma ritengo altrettanto sbagliato anche per gli addetti ai lavori non interrogarsi e non riflettere su quali siano gli agenti reali del cambiamento e della crescita dei nostri Sistemi di Istruzione...e di fatto chiamarsi fuori dall'identificazione delle responsabilità.
Nella realtà della nostra Scuola Italiana tutto questo si potrebbe connotare come un impegno "civile" e "culturale" al di là della ineludibile dimensione professionale degli operatori scolastici; dovremmo "ripensarci" tutti, nessuno escluso, come promotori socio- culturali per una "scuola possibile" che dia benessere e costruisca percorsi per il raggiungimento della "felicità" per i nostri bambini, ragazzi e le loro famiglie.

Non è solo di Filosofia e di Etica di cui stiamo parlando ma anche, forse soprattutto, di Sviluppo Socio-Economico.

Serenella Presutti-psicopedagogista Dirigente scolastico del 143° Circolo Didattico"Spinaceto"di Roma
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