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| Che cosa hai preso? |
| Una domanda che cambia la prospettiva. |
| di Ruggiero Patrizia - Organizzazione Scolastica |
Alla fine di un' attività, inizialmente un po' diversa, un laboratorio, un film, una gita, un' esperienza di tutoraggio, la domanda è "tu che cosa hai preso?"
Le prime volte è più in generale, rivolta alla classe, sotto forma di invito, con cautela.
La prima reazione è il silenzio.
Sono spiazzati
Lui mi ha detto.. non mi è piaciuta....è perché ....
Si discolpano, giustificano o accusano, scatta il giudizio, difficilmente valutano o fanno un bilancio, mai si autovalutano.
Dopo un po' specifico.
Che cosa hai preso di buono per te.
Presuppone la risposta in prima persona, ma non avviene quasi mai all'inizio.
Siamo concentrati sul positivo.
Sarebbe troppo facile un elenco di negatività e non servirebbe a nessuno.
Dopo un po' il primo ci arriva, si fa coraggio e viene fuori una piccola cosa che apre la strada agli altri e allora è fantastico assistere all'incalzare di possibilità.
Questa domanda è magica
-per incrementare il senso di responsabilità Io come ho partecipato, quali energie ho impiegato....
-per ricercare una causalità interna Può dipendere da me...
-perché dà un potere trasformativo sia nei rapporti con gli altri che nell'apprendimento. Cosa io posso fare....
-perché lascia spazio alla diversità e alla varietà di possibilità: si possono prendere conoscenze ed emozioni, significati propri e dell'altro
-perché fa sentire soggetto attivo
-perché cambia l'atteggiamento da critico a positivo e poi propositivo
A patto che chi fa la domanda ci creda, sia sinceramente e profondamente convinto che si può prendere il buono dalle esperienze della vita e lo sappia fare.
È fondamentale inoltre che si tratti di uno spazio libero, senza suggerimenti o vincoli di alcun tipo, né risposte giuste o sbagliate, correzioni o pregiudizi. Non è difficile vero?
Patrizia Ruggiero Docente di sostegno SMS Fellini - Roma
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