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Numero: 9- maggio 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 26 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Che cosa hanno in comune Usain Bolt e il piccolo Lorenzo?
La Vision
di Rosci Manuela - Editoriali
Usain Bolt è lo sprinter giamaicano. Lorenzo è un bambino che frequenta la classe seconda.
Il primo corre dall'età di sei anni. Il secondo ha un problema motorio dalla nascita che lo fa camminare in maniera un po' goffa e scrivere sul quaderno con lettere a carattere cubitali.
Il primo ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino, il secondo a un percorso laboratoriale con il teatro integrato.
Bolt ha corso i 100mt in 9"69 e ha incantato tutti battendo il record mondiale precedente.
Lorenzo è salito sul palcoscenico quattro volte e ha incantato tutti con il suo personaggio da micetto tenero e scanzonato.
Che cosa hanno in comune Usain Bolt e il piccolo Lorenzo?

Qualche sera fa ho ascoltato una intervista del campione giamaicano che raccontava la sua passione per la corsa, fin da piccolo, e la voglia di vincere da sempre presente. Crescere con una "buona educazione" lo ha aiutato, dichiara, come pure i valori e i principi trasmessi dai suoi genitori che hanno continuato a lavorare nel loro negozio di alimentari. Lo ha sostenuto anche una scuola che in giamaica dedica molto tempo allo sport e poi ha sostenuto un buon "allenamento".

Quando Lorenzo ha iniziato la scuola, lo scorso anno, la mamma lo accompagnava fino in classe "sorreggendolo" nel suo camminare apparentemente instabile. Il suo livello cognitivo sembrava "un po' troppo" rispetto alla sua autonomia, alla sua emotività e alla sua capacità di entrare in relazione. Quest'anno abbiamo "sfidato" la situazione e lo abbiamo inserito in un laboratorio di recitazione, un "allenamento" di quattro ore a settimana per cinque mesi, fatto di movimento, espressione del corpo, contatto con l'altro, gioco.

Non so se ricordate la gara di Pechino del 100mt: Bolt sembrava "passeggiare" con quelle gambe lunghe che lo portavano verso il traguardo, apparentemente senza sforzo, felice e scherzoso poi alle telecamere.
Che fenomeno!
Non so se avete avuto l'opportunità di vedere Lorenzo sul palcoscenico: un micetto zoppettante, ammiccante verso il pubblico, sorridente e disinvolto verso la telecamera che riprendeva lo spettacolo.
Che fenomeno!
Ma allora che cosa hanno in comune Usain Bolt e il piccolo Lorenzo?

Nell'intervista lo sprinter giamaicano dichiara: "A Pechino il mio allenatore aveva detto che potevo correre in 9"54 e sicuramente posso farcela. La finale dei Giochi mi fa venire ancora la pelle d'oca, perché ho compiuto un'impresa straordinaria, ma per me quello della finale fu un giorno come un altro. Sapevo che avrei vinto, mi sentivo bene."

Nel circle time Lorenzo dichiara: "Sul palcoscenico mi sono sentito bene, mi sono divertito, ero calmo. Prima di entrare in scena mi sono detto che tutti sapevamo la parte bene e così lo spettacolo sarebbe andato benissimo. Ero calmo e rilassato e sapevo che sarebbe andata bene."

Bolt e Lorenzo hanno in comune una cosa: la vision prima di entrare in gioco!
Vedono la realizzazione di ciò che andranno a fare "prima" di fare l'esperienza, la "vision" accompagna, anzi anticipa l'azione e vedere prima -anticipare la buona riuscita- rende la persona "calma", sicura, distesa, tranquilla ... e ci si può divertire, sul Palcoscenico come alle Olimpiadi!

Non sempre viaggiamo con "vision" adeguate e spesso, anche i bambini, anticipano le loro azioni predisposti a pensare più in termini di insuccesso (non ce la farò) che facilita poi conseguenti abbandoni alla prima caduta, demotivazione, scarsa autostima (tanto non ce la farò), con un probabile conseguente disimpegno (tanto che mi sforzo a fare se poi non ce la farò?).

Un esempio di vision è quella che dichiarò Bill Gates nel 1980: "Un personal computer su ogni scrivania, e ogni computer con un software Microsoft installato". La sua vision si è realizzata?

Allora ben venga una scuola attiva, che propone sfide personali e di gruppo, che sollecita il fare ciò che ancora non sai fare e coltiva e provoca la ricerca di cambiamento, di sperimentarsi anche in altri contesti che sembrano così lontani dalle possibilità del momento, con i piedi per terra (le Olimpiadi non fanno per noi!) ma con le soluzioni più fantasiose (e il palcoscenico fa per noi!) anche e soprattutto se il contesto rema contro e l'economia taglia i soldi alle scuole.

Ecco allora che questo numero della rivista si arricchisce di esperienze fatte con e attraverso il teatro, con la creazione di testi poetici e l'utilizzo del jam pc, con l'hockey che non è uno sport solo da maschi. Ma le considerazioni seguono le azioni e mettere un progetto "sulla bilancia" significa avere la capacità di agire e riflettere su ciò che si è fatto perché non è importante tanto o solo l'esperienza che si fa ... ma quello che fai con l'esperienza realizzata. La crescita della persona non è alimentata da un chilo di nozioni presentate (etto più, etto meno!) ma dal riflettere su quello che ti sei portato via da quella situazione (evento, percorso o altro!). Per questo aiutare i bambini ad autovalutare i loro apprendimenti, ad essere critici verso ciò che fanno li aiuta a crescere meglio, più consapevoli e forse un po' meno dipendenti, fifoni e rinunciatari.

Grazie Bolt per averci fatto vivere il tuo momento magico a Pechino, un sogno per tutti noi!
Grazie ancora di più a Lorenzo perché ci insegna che possiamo creare momenti magici nella vita di tutti i giorni: anche noi possiamo "vedere prima" che andrà tutto bene e quindi viverci il presente con la calma, la tranquillità ... e forse potremmo divertirci di più anche noi ... sempre più spesso.

Manuela Rosci
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