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| Che cosa valutare |
| Rendere gli alunni consapevoli della loro valutazione |
| di Rossini Simonetta - Orizzonte scuola |
E' arrivato il momento di parlare di valutazione. Siamo alla fine del primo quadrimestre e tutti gli insegnanti si trovano ad affrontare uno degli aspetti più problematici del proprio lavoro.
Se apriamo i quaderni di 10 bambini che frequentano la stessa classe ma in scuole diverse (ma anche nello stesso istituto), ci accorgiamo che su ognuno di loro compaio valutazioni diverse: voti, giudizi, simboli, frasi intere.
Esiste la possibilità di una valutazione oggettiva?
E soprattutto ... che significa valutare?
Quando diamo un voto che cosa valutiamo?
Senza dubbio il conseguimento dell'obiettivo, il raggiungimento del quale, però, implica elementi e momenti diversi all'interno del processo di apprendimento.
Se i bambini fossero tutti ugualmente "capaci" non ci sarebbero problemi...ma la realtà è diversa. E' come se ci fossero due scalatori a dover raggiungere una cima più o meno impervia: uno però con piccozza e ramponi mentre l'altro con ...mani e basta. Come valutare la loro scalata senza tener conto dei diversi mezzi a loro disposizione? Il secondo probabilmente arriverà più tardi, forse non raggiungerà neanche la vetta: ma se ha dato il massimo, se ce l'ha messa tutta... non sarebbe il caso di dargli il massimo riconoscimento? Nel nostro caso, inoltre, non dovrebbe essere la scuola a fornire a tutti "piccozza e ramponi"? Utopistico?
Certo la scuola ha sempre meno risorse a disposizione ma la scuola è fatta di persone, è fatta da "noi" e molti insegnanti quotidianamente, provano a farlo. Per fortuna...mi viene da dire. Ma i bambini, non stanno a scuola di "gratta e vinci": non devono contare sulla fortuna ma sulla serietà dei docenti.
Inoltre, il bambino, che è "obbligato" a trascorrere la maggior parte del suo tempo a scuola, quali strumenti possiede per capire il modo in cui viene valutato? Per esperienza mi risulta che il "senso" dei voti non sempre sia chiaro o meglio... "si prendono" senza "prevederli".
Che significa prevedere un voto?
Ho già parlato di un'esperienza che ho fatto in classe qualche mese fa. In merito alla lettura ad alta voce, ho declinato con i bambini tutte quelle che erano le caratteristiche di una buona lettura: riconoscimento di tutte le parole, tono accattivante, rispetto della punteggiatura... Al rispetto di tutti i punti poteva perciò corrispondere il massimo dei voti. Ancora più importante capire che al voto più basso corrispondeva la mancanza di uno o più aspetti di una buona lettura. I miei alunni sono arrivati al punto di autovalutarsi con una precisione a volte sorprendente: "non ho rispettato la punteggiatura...non ho riconosciuto alcune parole... per ottenere un voto più alto devono usare un tono più accattivante...".
Si tratta di una strategia applicabile a tutte le discipline. Pensiamo alla storia, alle scienze, alle geografia: a volte si da importanza all'esposizione dei contenuti senza però esplicitare da cosa sia composta una buona esposizione.
Una frase ricorrente: è portato per la matematica...un po' meno per i temi... Come se scrivere o applicare una regola matematica fossero una dote innata.
Le procedure per raggiungere un obiettivo si insegnano: con sistematicità e chiarezza. Dobbiamo sempre esplicitare agli alunni cosa vogliamo da loro: passo dopo passo. Solo in questo modo insegnanti ed alunni saranno consapevoli del valore e della coerenza di un giudizio.
Un voto basso non rappresenterà più un "non sono capace a..." ma un ben più costruttivo "devo fare meglio questo e questo!"
Simonetta Rossini, docente IC Perazzi - Roma
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