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n.35 settembre 2013
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Articolo 'Che fine farà la nostra scuola... >>>
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Che fine farà la nostra scuola?
Lettera aperta a tutti quelli che credono ancora nella scuola
di Agolino Simona Loretta - Orizzonte scuola
Nonostante le polemiche e l'inizio un po' traumatico con il registro elettronico, la scuola ha riaperto i battenti anche quest'anno.
Molte sono le parole -come  bellezza, verità, giustizia, felicità- che vengono dimenticate nel consueto vocabolario di chi disserta e opera sulla scuola e nella scuola. Queste parole, però, costituiscono il nucleo essenziale e vivo di ogni vera avventura educativa.  Noi sappiamo  bene che queste stesse parole,  quando  diventano una vera esperienza, cioè cultura, non possono non trovare una corrispondenza umana  tra insegnanti,  studenti e genitori. E' nella passione  quotidiana che noi insegnanti dobbiamo infondere l'autentica cultura dell'uomo, è nell'alleanza tra persone  che fanno e fruiscono della scuola che consiste il senso del nostro operare quotidiano.
Questo lavoro che svolgiamo ogni giorno entrando a scuola con mille difficoltà sfida ogni problema e che, affrontiamo con l'auspicio di dare il massimo e che fa di noi la qualifica di docenti che hanno il dovere di insegnare e di formare i futuri cittadini.
Non si può togliere a chi lavora nella scuola e per la scuola la sua dignità, non si può togliergli un minimo di garanzia contributiva, e neppure togliere alla scuola nel suo insieme un minimo di condizioni di qualità del lavoro, senza gravi conseguenze per l'intero sistema.
Noi in Italia abbiamo insegnanti di eccellenza, ma ormai le strutture sono obsolete, spazi di spreco, e soprattutto una scuola autoreferenziale, sempre meno capace di pensarsi al servizio della società. Una scuola così concepita diventa alla lunga un peso, e nell'opinione pubblica si avanza il pregiudizio, cinico e disperato, che la scuola sia in fondo una zavorra, e gli insegnanti un fardello da tagliare o spremere.
  Il  lavoro quotidiano di noi insegnanti , spesso è svolto nell'ombra a fatica con poche risorse, il cui tempo e le cui energie non possono essere descritti  da nessuna tabella contrattuale rimanendo oltre nostro orario, è di così poco conto??? In fondo noi che abbiamo a che fare con materiale umano e non carte serve a poco? Sono domande che continuo a farmi ogni volta che qualche genitore si lagna della scuola senza capirne i veri meccanismi e il difficile lavoro che svolgiamo ogni giorno.
Non credo affatto, anzi sono sempre più convinta che il nostro paese abbia bisogno ancora di più di una scuola fatta da una vera cultura a da un'umanità ormai sparita. Per l'esperienza che facciamo in classe tutti i giorni, sappiamo bene che neppure la più insulsa disposizione ministeriale può scalfire il nostro gusto e il nostro impegno fatto di relazione, di studio continuo fatto di formazione , di uno sguardo interrogante e interrogato sulla realtà dei bambini e dei giovani.
Possiamo avere riferimenti culturali e orientamenti politici diversi, ma la nostra capacità d'incontro  avviene attraverso ciò che ci accomuna: l'amore per il nostro lavoro, l'interesse per la crescita dei ragazzi, la fatica nel vedere un desiderio buono frustrato e, al tempo stesso, la possibilità indomita di riprendere la strada del sapere.
Oggi si chiede alla scuola di comprendere fino in fondo i nuovi processi e le nuove sfide che ci vengono proposte da molte parti. Non possiamo attardarci troppo nelle proteste, forse giuste ma spesso senza soluzione e senza obiettivi chiari., forse è arrivato il tempo della costruzione, e della ricostruzione, di energie e di intelligenza. Chi conosce la fatica del lavoro dello studio invece lo protegge e lo salvaguarda e fa di tutto perché questo possa essere trasmesso ai propri alunni.
E ai miei colleghi dico: cerchiamo di comunicare di più tra noi, cerchiamo di fare delle nostre debolezze dei punti di forza, di sperimentare sempre di più un lavoro che ci unisca e che non che ci divida da invidie e dalla corsa a chi fa di più ,cerchiamo di essere per primi noi degli insegnanti capaci di comunicare non solo belle parole ,ma stili di vita ai nostri alunni. Che ci siano insegnanti e studenti  appassionati e consapevoli che possono fare "classe", dove si parli dell'avventura dell'educare, che la scuola,  diventi finalmente e forse per la prima volta uno dei temi centrali nel nostro Paese.
Io vorrei tanto:
Una rivisitazione della funzione docente: il docente è un professionista che in continuazione studia si aggiorna e cerca di sperimentare attraverso la realtà che cambia nuove forme del sapere.
Un meccanismo di alternanza tra docenti esperti e docenti giovani, che non escluda le nuove generazioni dall'ingresso nella scuola, e che ponga i migliori docenti di fine carriera come formatori per le nuove generazioni.
La scuola rimane comunque una delle esperienze più intense che un giovane vive, sia in negativo che in positivo. Speriamo di riuscire a viverla con maggior serenità, ricordandoci di volgere lo studio ad una conoscenza che va ben oltre i numeri scritti su i registri.

"Per insegnare bisogna emozionare.
Molti pensano ancora che se ti diverti non impari."
(Maria Montessori).


Simona Loretta Agolino, giurista, docente I.C."2Ottobre 1870",piazza Borgoncini Duca Roma.
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