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Numero: 5 -Aprile 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 22 Settembre 2018

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Che rapporto esiste tra insegnamento e psicologia dell'educazione?
Conversazioni tra insegnanti
di De Marino Francesca - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
Il rapporto tra la ricerca e la pratica educativa non è sempre facile e immediato da comprendere sia per i ricercatori che per gli insegnanti.
Riporto in questo articolo alcune situazioni reali di confronto sul tema dell'insegnamento che hanno stimolato considerazioni, riflessioni e risposte non sempre univoche.

Un'insegnante dice: "Ciò che serve è una buona conoscenza della materia che si insegna. Sapere come insegnarla dipende dall'esperienza. Il problema dell'apprendimento dipende da questi due aspetti. Purtroppo, molti non sono preparati nella loro materia. Quando si hanno le idee chiare, si è efficaci anche perché si è già percorsa la strada dell'apprendimento da studenti"
Rispondo: "Ritengo che non sia sufficiente la sola conoscenza della materia da insegnare per essere un buon insegnante, al contrario è necessario tener presente l'interazione tra il docente e gli studenti per configurare uno spazio d'azione e d'interazione didattica.
È fondamentale considerare l'agire concreto dell'insegnante che dovrebbe essere in grado di gestire lo spazio di apprendimento, controllare la molteplicità degli elementi, selezionare e rilevare ciò che è rilevante; è importante inoltre che l'insegnante sia flessibile nell'adattare i contenuti di insegnamento, i modi, l'interazione, la motivazione secondo le esigenze specifiche di ognuno.
Quindi oltre alle conoscenze di natura concettuale è necessario che l'insegnante abbia conoscenze di natura procedurale relative a strategie decisionali e operative che gli permettano di costruire uno spazio di apprendimento efficace. L'insegnamento non produce direttamente effetti di apprendimento, ma ne crea le condizioni.

Un'insegnante dice: "Ciò che è importante nell'insegnamento è amare i ragazzi. Se non si ama, se non si pensa al loro valore come persone, non si può essere buoni insegnanti. Io non ho avuto mai alcun problema con gli studenti proprio perché mi sono sempre messa nell'atteggiamento di voler loro bene e di considerarli al centro dei miei pensieri".
Rispondo: "E' importante amare gli educandi, ma non è sufficiente a creare quel contesto di dialogo educativo in cui l'apprendimento acquista senso e direzione. È necessaria anche una capacità decisionale che permetta all'insegnante di governare il proprio agire e realizzare una condizione ottimale per gli alunni. Bisogna avere competenza professionale, conoscere la materia, fare interventi educativi di qualità che coinvolgono la totalità dell'essere studenti. È importante dunque amare gli educandi nel senso di prendersi cura e dedicarsi all'altro creando una valida piattaforma comunicativa e un clima educativo favorevole, agendo nel rispetto dei principi di libertà e giustizia e impegnandosi a creare le condizioni interne ed esterne per favorire l'acquisizione di conoscenze, competenze e atteggiamenti positivi, critici e responsabili.

Un'insegnante afferma: "La psicologia di come apprendere è assolutamente un bagaglio di conoscenze inutile all'insegnante. Questa conoscenza viene dall'esperienza".
Rispondo: "Ritengo che sia un bagaglio di conoscenze fondamentale per la qualità dell'intervento educativo e per sapere come orchestrare efficacemente competenze diverse. L'apprendimento si svolge in un contesto segnato da rapporti sociali in cui confluiscono diverse dimensioni (affettiva, cognitiva, volitiva, motivazionale) da considerare e coordinare in una pratica educativa a partire da concetti, principi e metodi di riferimento."

Un'insegnante dice: "Ho studiato all'università per insegnare matematica e non per fare la psicologa. Io devo conoscere la materia che insegno e non la psicologia educativa, né sapere come risolvere i problemi dei ragazzi".
Rispondo: "La scuola è il luogo di comunicazione per eccellenza in cui il contesto educativo di apprendimento si struttura non solo a livello di scambio di informazioni, ma anche con una didattica aperta alla ricerca e con la capacità di stabilire relazioni interpersonali. La psicologia dell'azione come intreccio tra motivazione e volizione, le strategie metacognitive che permettono autocontrollo, le strategie di mantenimento della memoria, di codificazione dell'informazione, le strategie cognitive, di controllo delle emozioni, di organizzazione, di analisi della domanda educativa, ed altre, sono alla base di una valida pratica educativa."

La psicologia educativa è il punto di incrocio o il punto di arrivo convergente di molte discipline, ognuna delle quali ha un ambito di ricerca autonomo. Pur essendo aree di studio che godono di una certa autonomia, esse si condizionano e influenzano reciprocamente.
 Una certa concezione di modalità di insegnamento facilmente influisce e determina un modo di strutturare la gestione della classe,
 un certo modo di pensare la valutazione può determinare il processo di apprendimento,
 un certo modo di concepire il ruolo dell'insegnante determina il ruolo dello studente,
 la consapevolezza e importanza delle differenze individuali possono ristrutturare il modo di condurre l'apprendimento e la classe.

Allo stesso modo una debolezza o incapacità di gestire la classe, o di programmazione didattica, o di concepire il processo di istruzione può determinare una caduta generale dell'efficacia di insegnamento dell'insegnante.
Per questo penso si possa affermare che la conoscenza e le abilità di cui deve disporre l'insegnate sono molto complesse, tra loro interdipendenti.

Francesca De Marino Docente 164° Circolo Didattico "E.Chiovini" - Roma
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