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n.46 ottobre 2014
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Articolo 'I nostri ragazzi'  >>>
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I nostri ragazzi
Chi sono davvero 'I NOSTRI RAGAZZI' e quanto ci somigliano?
di Alano Stefania - Orizzonte scuola
Ancora una volta e per chi ne ha voglia (ma chi in fondo non ne ha?) la settima arte prova a raccontarci il mondo sconosciuto e talvolta spaventoso della generazione che segue la nostra.
Ma chi sono davvero questi sconosciuti, che d'improvviso lasciano il mondo dell'infanzia per trasformarsi in qualcosa di poco riconoscibile?

Con questo tema si confronta, nelle sale ormai da qualche settimana, la terza pellicola di Ivano De Matteo, che nuovamente si cimenta con coraggio nell'esplorazione dei sentimenti e delle situazioni più complesse e sofferenti che si celano di frequente nel ventre molle della tranquilla famiglia borghese italiana.
Già precedentemente con "La bella gente" ma soprattutto con "Gli equilibristi", che lo ha certamente rivelato al grande pubblico, questo non più giovanissimo regista romano aveva raccontato realisticamente i drammi di persone comuni.

La famiglia di "bella gente" che all'inizio si adopera per aiutare una giovane ucraina, ma che poi si scopre razzista e malpensante con il trascorrere del tempo; la storia commovente di chi un po' per caso scivola nella povertà umiliante fino alle più estreme conseguenze come accade al padre separato, magistralmente interpretato da Valerio Mastandrea ne "Gli equilibristi".

De Matteo ci riprova e riesce anche questa volta, osando forse ancora maggiormente con questo film, che dichiaratamente si ispira al romanzo di Koch Herman "La cena" e sonda con sguardo vivido e asciutto il pianeta degli adolescenti, nella sua parte più raccapricciante, genericamente catalogato dietro l'etichetta, vaga e misteriosa, del "disagio giovanile", che si esprime con modalità a dir poco sconcertanti, come quelle che leggiamo nelle pagine di cronaca nera.


Il regista ha voluto immaginare la vita ed il background di due giovanissimi, due liceali come potevano essere all'epoca i tristemente noti Erika e Omar, protagonisti al centro della tragedia di Novi Ligure del 2001. Anche qui i ragazzi sono un maschio ed una femmina.

Il punto di vista, però, è affidato agli occhi dei genitori, dell'uno e dell'altra, un quadrilatero perfetto, dove la professionalità dei quattro attori conferisce al film ulteriore pregio. I protagonisti, che hanno il volto di Alessandro Gassman e Luigi Lo Cascio, sono i due padri, fratelli tra loro, ma solo di sangue, poiché le loro vite, le loro famiglie e le loro stesse persone non potrebbero essere più distanti. Eppure, a mano a mano che la vicenda si snoda, a mano a mano che i genitori si confrontano e si rivelano durante queste raffinatissime cene, gli accadimenti, le iniziative e le prese di posizione ci dimostrano che è proprio in seno alla famiglia che il bene e il male si confondono, è proprio questo l'alveo dove nascono i "nuovi mostri" e i loro genitori, ignari e disarmati, non sono poi così innocenti e dissimili dai loro ragazzi.





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La riflessione che si impone alla fine della proiezione, con un finale che lascia senza fiato, trova la sua scaturigine nel titolo stesso: sono "nostri" dopo tutto questi ragazzi. Questo pezzo di generazione, che appare irrimediabilmente malato nella sua anaffettività, che trascorre le sue giornate davanti ad una chat, che non parla e non consuma più pasti a tavola con i genitori, che individua nello sballo l'indice del proprio gradimento nei confronti della vita, che sembra trarre gusto e compiacimento di sé in ciò che ad altri potrebbe far orrore, ecco, questi, e non altri, sono davvero i nostri ragazzi?

Stefania Alano I.C. Tito Lucrezio Caro - Secondigliano Napoli
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