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n.18 dicembre 2011
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Articolo 'Ciack ... si vive!'  >>>
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Ciack ... si vive!
Il linguaggio filmico risuona dentro di noi
di Melchiorre Simonetta - Sotto la lente


Quante volte siamo usciti da una sala cinematografica carichi di emozioni, con gli occhi umidi o con un gran senso di leggerezza? Colmi di suggestioni, con una grande voglia di sorridere al primo che incontriamo per strada o con un gran magone?
Durante la visione di un film sperimentiamo una intensa immedesimazione con i personaggi e con la storia, sentiamo, condividiamo con essi le diverse vicende, ci sentiamo coinvolti in prima persona, come se fossimo noi a viverle, come se non fosse finzione.
La sala, il buio, il grande schermo su cui vengono messi in scena le storie degli uomini, i loro valori, le loro difficoltà, i superamenti, le loro conquiste, accarezzano la nostra emotività, ci rendono maggiormente recettivi e più aperti al dialogo interiore.

La coralità poi, ovvero gli altri spettatori insieme a noi, fungono da cassa di risonanza; è come se le emozioni, il sentire di tutti si unisse in un unico sentire collettivo e la forza delle nostre emozioni si centuplica, si potenzia, si irradia da noi verso gli altri, dagli altri verso noi.
E questo flusso continuo rappresenta qualcosa di magico, chi ha avuto l'occasione di vedere un film da solo e poi insieme ad un gruppo, in una sala con altre persone, lo sa, ha potuto vivere su di sé la differenza che queste due modalità di visione porta con sé.
Vedere un film quindi ci aiuta ad entrare in contatto profondo con noi stessi.



Molti vivono quel momento catartico in modo inconsapevole, quasi passivamente, soprattutto i bambini, grandi fruitori dei mass media ma totalmente inconsci della grande forza e del notevole impatto che le immagini hanno su di loro.
L' esperienza, spesso quotidiana, dei bambini nell'ambito dei mass media, non ci deve far pensare che essi ne abbiamo anche la competenza. Sono abili col computer, trascorrono molte ore davanti al televisore ma ricevono tutto ciò che arriva dallo schermo in modo passivo e acritico.
La soluzione non è certo quella di negare l'approccio al mondo delle immagini e dei mass media, sarebbe una battaglia persa in partenza. Le immagini in movimento sono dappertutto, il mondo della tecnologia, la navigazione in Internet in un click ci mette in relazione con il mondo, con la cultura di ogni luogo e in ogni lingua, i social network sono sempre più presenti nella vita dei giovani, fin dall'età della scuola primaria, sono una realtà da conoscere e utilizzare nel giusto modo e non da distruggere o da combattere perché ci sentiamo nostalgici e impauriti.

Il nostro obiettivo, come educatori, è rendere i nostri alunni progressivamente sempre più competenti e critici, offrendo gli strumenti di lettura ed analisi delle immagini, dei passaggi esistenziali presenti all'interno dei film, delle trasformazioni e delle scelte dei personaggi che possono diventare un modello a cui fare riferimento nelle scelte e nelle trasformazioni che caratterizzeranno la loro esistenza.

Se educato in tal senso, sarà il bambino stesso a richiedere un prodotto sempre più raffinato, sempre più di qualità, affinando il proprio gusto estetico e la propria capacità critica.

Forte di questa convinzione, conduco da anni LABORATORI di ALFABETIZZAZIONE EMOTIVA, questo mio impegno nasce dal desiderio di unire il mio amore per il cinema con la mia convinzione della centralità delle emozioni nel processo di apprendimento.

Ho potuto sperimentare, prima su di me e successivamente sui miei alunni, quanta capacità possiede il linguaggio filmico (se utilizzato con competenza e saggezza) di risuonare profondamente dentro di noi, con quanta efficacia ci aiuta ad entrare in contatto con le nostre emozioni, anche le più sconosciute, inespresse, "congelate" e come è in grado di sostenerci e di guidarci nell' obiettivo di sbloccare le nostre difese.

I film, quelli di qualità, sono delle vere opere d'arte e un valido strumento di riflessione antropologica, sulla realtà, sui sentimenti, sugli accadimenti della nostra esistenza.
La narrazione filmica, mettendo in scena le passioni umane, i dolori esistenziali, le emozioni, anche le più feroci come le più sublimi, rappresentano una preziosa opportunità di crescita personale, una possibilità di confronto con il mondo dei valori e un'occasione di arricchimento culturale ed umano.

Simonetta Melchiorre, docente IC V.le Adriatico - Roma

Autrice di "Cinema, viaggio nelle emozioni", ebook, Sysform Editore,2010
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Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito martedì 03/01/2012 ore 09:48 da Lucia Paci
grazie veramente per aver "usato" per il tuo discorso sul linguaggio filmico quel piccolo gioiello di pooesia di "Rosso come iil cielo", che racconta la storia di Mirco Mencacci, incredibile montaore del suono cieco! Era diventato amico di mia sorella, che l'aveva conosciuto, perché aveva imparato a montare dei documentari che aveva girato; entrambi condividevano originalità e genialità in un animo particolarmente sensibile e il loro legame si è interrotto unicamente per l'ineluttabilità del fatto che mia sorella non c'è più: è andata in cielo a incantare gli angeli con il suo indiscutibile fascino...!
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