Numero: 2 -Gennaio 2008 -Anno I   Direttore responsabile Manuela Rosci Web
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Collaborazione scuola-famiglia
"Patto educativo" o rischio di intrusione?
di La redazione - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
Scuola e famiglia, due grandi sistemi, entrambi influenti sull'educazione dei bambini, hanno dovuto rivedere i loro rapporti - rispetto al passato - per andare incontro alle trasformazioni sociali di questi ultimi decenni che hanno visto mutare queste stesse istituzioni.
Si riconosce sempre più spesso alla scuola e agli insegnanti un ruolo essenziale nella formazione delle future generazioni: ma quali sono le aspettative delle famiglie nei confronti della scuola e viceversa degli insegnanti nei confronti di alunni e famiglie?
Il ruolo dell'insegnante è insostituibile e non ci sono dubbi che per fare una buona scuola ci vogliano buoni insegnanti. Proprio per aiutare gli insegnanti a conoscere meglio gli alunni che hanno il compito di formare, è necessario un confronto con i genitori. I ragazzi non possono essere educati a settori ma in modo globale proprio per permettere loro di diventare donne e uomini capaci di compiere scelte in un mondo che si apre ai loro occhi con una vastissima gamma di proposte e di possibilità.
La riforma della scuola ha avuto l'effetto di inserirsi nel processo di cambiamento storico della famiglia, modificando le dinamiche di interazione fra i luoghi dedicati alla formazione e la famiglia, proponendo nuove tipologie di integrazione tra questi due universi e cercando di offrire un ruolo più centrale alla stessa all'interno dell'iter scolastico. Il tipo di integrazione delineata dalla riforma fra l'ambiente scolastico e quello familiare non si rivela sempre sereno poiché i soggetti coinvolti sono molteplici.
Quindi tra insegnanti e genitori deve potersi sviluppare un vero patto che consenta ad entrambi di conoscere i percorsi a scuola e a casa dei ragazzi, tanto da poter costruire insieme il loro futuro. In tal senso dovrebbe avvenire un'integrazione tra i sistemi in questione. Molto spesso le due ottiche sono molto differenti: genitori e insegnanti non riescono a trovare forme di "complicità, collaborazione educativa". Nell'incontro tra i due sistemi educativi proposti al bambino diventa possibile delineare le reciproche aspettative.
Al momento dell'instaurarsi del rapporto tra i genitori degli alunni e i loro insegnanti si iniziano a delineare delle aspettative reciproche. Il genitore che iscrive il figlio a scuola compie intanto un gesto di grande valore simbolico, quello di affidare, consegnare ad altri il proprio figlio per la prima volta. Questa consegna ad altri avviene cominciando dall'iscrizione del proprio figlio alla scuola dell'infanzia. Mentre negli anni '60 l'affidamento alle strutture scolastiche era legato ad un "bisogno" della famiglia, la cultura diffusa sul ruolo della scuola si è poi andata trasformando già negli anni '70 con una scuola d'infanzia - soprattutto nell'ultimo anno - alla quale veniva affidato il compito di favorire la socializzazione del bambino e la sua preparazione alla scuola elementare.
Cosa si aspetta il genitore dalla scuola? La percepisce come un luogo altro da sé in cui il figlio può avviarsi ad una crescita legata alla socializzazione? Si presuppone che il genitore sia implicitamente consapevole del fatto che suo figlio nell'ambito scolastico riceverà varie influenze che gli saranno indispensabili per crescere, si arricchirà nel confronto con gli altri, adulti e pari. Insomma si suppone che il genitore riconosca suo figlio non come clone di sé stesso ma come altro da sé.
Attualmente le famiglie attribuiscono alla scuola un mandato più complesso della semplice richiesta di una istruzione adeguata e di preparazione al mondo del lavoro per i propri figli. Un'attesa di questo tipo rischia di andare delusa perché la scuola non è sempre in grado di corrispondere positivamente ad essa. Succede allora che la comunicazione scuola-famiglia risulti bloccata e sulla difensiva reciproca. Accade invece che i genitori esprimano soddisfazione nei rapporti con la scuola quando hanno la percezione di compiere insieme agli operatori scolastici un percorso il cui senso è condiviso, quando si riescono ad esplicitare le attese e le paure reciproche, quando si riesce a collaborare sfruttando le proprie competenze per arrivare ad un obiettivo comune.
Le attese degli insegnanti verso la partecipazione dei genitori alla vita scolastica possono essere varie. L'insegnante ha intanto l'aspettativa di essere accettato soprattutto per i suoi metodi di insegnamento. Si attende di poter essere un punto di riferimento costante per le famiglie e di poter gestire i rapporti con queste in modo sereno e con un buon livello di definizione e accettazione degli obiettivi comuni che portano entrambi ad orientare il percorso educativo dello studente.
Come si sa in tutti gli ambiti lavorativi ci possono essere situazioni stressanti, di burn out. Quando i due sistemi non riescono a collaborare subentrano dei problemi che portano il personale docente ad alcune forme di stress. In quei contesti dove sono difficili i rapporti con l'utenza i docenti fronteggeranno lo stress secondo il proprio stile e le proprie risorse personali.
Eventuali disaccordi tra i due microsistemi (team-docente e famiglia) determinano piccole questioni irrisolte. Le incomprensioni sul piano educativo, quando ci sono, possono essere legate alla pretesa di entrambe le parti di essere nel giusto a tutti i costi, pena il dover ammettere di aver commesso qualche errore. In sostanza, ognuno dei due sistemi sembra voler lottare per non modificarsi e bisognerà lavorare con loro attraverso la riflessione e il ripensamento di atteggiamenti e comportamenti spesso consolidati e cronicizzati. Entrambi i microsistemi dovrebbero essere aiutati a cercare strategie per favorire il proseguimento tranquillo della vita di classe.
Non sempre si incontra la disponibilità delle famiglie a farsi aiutare, ad aprirsi ad una visione meno negativa della scuola, a lavorare sulle proprie resistenze, ma occorre l'aiuto della famiglia quando l'alunno ha delle difficoltà (apprendimento, relazionali, ecc..), se si vuole pensare di risolverle, anche per questo si punta a favorire la collaborazione trai due microsistemi.
Nei casi in cui il disaccordo non consente la collaborazione, le due parti potrebbero seguire insieme un percorso di mediazione finalizzato ad evitare loro la creazione di meccanismi di strumentalizzazione e colpevolizzazione perché non ci siano né vincitori né vinti ma protagonisti alla pari che superano le controversie attraverso il dialogo e il confronto, l'osservazione e la valutazione delle emozioni.

Tratto dall'articolo della dott.ssa Margherita Scorpiniti,M.(2006), docente e psicologa pubblicato su SRM Psicologia Rivista (www.psyreview.org) Roma, 19 gennaio 2007
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