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Numero: 7-marzo 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 17 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Come cambia la funzione del docente nell'era della conoscenza e dei "Digital Natives"?
Qualche "piccolo" contributo in merito
di Rosci Manuela - Editoriali
Questo mese ho un particolare entusiasmo a mettere nel "circuito" la nostra rivista perché -come spesso accade, anche nei momenti di crisi- sento che il lavoro che spetta noi, professionisti della formazione, si sta "arricchendo" e "chiarendo" sempre più, non grazie agli aggiustamenti ministeriali certamente, ma per una maggiore consapevolezza che sento viaggiare e avvolgere "almeno" le persone che fanno parte della Redazione di questa rivista.

L'energia riprende a fluire tra noi docenti e mi piace confermare l'idea che asserisce Lucia Paci nel suo articolo su questo numero: "La Scuola possibile esiste già, è quella a cui ho assistito, ci ho parlato, mi ci sono confrontata come faccio tutti i giorni, era sotto ai miei occhi; non è una realtà da costruire, ma un virus esistente e vivo, che deve fare solo il suo mestiere, cioè quello di contaminare, di infettare il più possibile, anche se questi sono termini che normalmente hanno accezioni negative, anche e soprattutto al di fuori del proprio ceppo, con tutte le forze e le risorse di cui dispone."

E ancora ...questa volta dall'articolo di Marianna Traversetti: "...l'approccio in essere di una strategia didattica volta a sviluppare primariamente il desiderio incessante di pensare, imparare e ragionare, nasce da un'esigenza personale dell'insegnante, tipicamente costruttivista, di essere docente che vuole creare classi in cui le prerogative siano: la motivazione, l'interesse, il tarlo della curiosità verso ogni forma del sapere.."

Per il costruttivismo -movimento prodotto dalla ricerca psicopedagogica più recente che ha raccolto la sintesi delle riflessioni dei pedagogisti e degli psicologi più significativi di questo secolo, quali Dewey, Piaget, Vygotskij e Bruner- l'apprendimento si può realizzare se lo studente è posto al centro del processo di costruzione della conoscenza, e se il processo di insegnamento-apprendimento tiene conto delle complesse dinamiche relazionali che possono facilitare o ostacolare la costruzione della conoscenza.
Il ruolo dello studente cambia: è realmente protagonista della sua conoscenza che si potrà realizzare, sempre più e meglio, grazie ad una gestione della formazione da parte di "adulti capaci".
Ne consegue che il ruolo dell'insegnante cambia radicalmente: non trasmette più conoscenze, ma è il regista del processo di costruzione della conoscenza. Tutto ciò richiede grandi competenze su ciò che si va a insegnare, e anche competenze psicopedagogiche e relazionali, che non sono più semplicemente corollario oppure optional personale di alcuni!

La scuola possibile è questa e questi i docenti che non hanno paura di confrontarsi con il nuovo che "sembra prendere spazio nel mondo della conoscenza", perchè conoscono bene quale è la vera forza del nostro lavoro: aiutare i ragazzi a decifrare la complessità nell'era della conoscenza, anche digitale.

E allora tutti accetteremo la nuova realtà descritta da Laura Lucci: "I ragazzi lo conoscono bene: il Prof Google è accattivante, veloce.. ha sempre risposte, più o meno valide .. ma ha risposte... ad ogni quesito: noi insegnanti -per quanto "enciclopedici" possiamo essere- non possiamo reggere il confronto. Se si parla di storia, di geografia, di scienze... Lui immediatamente stila pagine e pagine sull'argomento, ti apre immagini, filmati, giri virtuali nei migliori musei mondiali... siamo seri... ma con chi vogliamo competere?"

Sul web si definiscono "Digital Natives" coloro che sono nati e cresciuti con le nuove tecnologie: sono studenti diversi da quelli del passato e "non sono più gli studenti per i quali il nostro sistema educativo era stato concepito".
I "Digital Immigrants", al contrario, sono coloro che hanno imparato ad utilizzare le tecnologie, ma che non parlano e neppure capiscono fino in fondo la "lingua" dei "nativi ".
Gli insegnanti di oggi sono per lo più "migranti " nell'Era digitale" e, secondo Prensky, faticano molto nel processo di "adattamento" alla realtà. La realtà dell'era digitale!

Da più parti e dopo attente osservazioni, si è in grado ormai di dire quali sono le caratteristiche dei "Digital Natives": sono abituati a ricevere le informazioni velocemente, preferiscono l'iconografia al testo, preferiscono un accesso libero piuttosto che guidato e lineare alle risorse; funzionano meglio "attraverso la rete"e preferiscono i giochi al lavoro "serio".
Sono "sbagliati"?
Non credo proprio sia il termine giusto, forse meglio dire "diversi" da noi, dai nostri modi di essere, a volte del tutto indecifrabili per qualche adulto.
Se si tratta di genitori, è comprensibile: è vero che scegliamo di esserlo, ma a volte svolgiamo questo ruolo genitoriale senza mezzi e senza strumenti adeguati.
Al contrario, se vogliamo occuparci di formazione in qualità di docenti, non possiamo attribuire alla loro "diversità" le nostre resistenze al cambiamento, e la nostra fatica a condividere i loro atteggiamenti: "dobbiamo" accettarli e conoscerli meglio. Fa parte della nostra professionalità.
Quali sono, allora, le parole chiave che potrebbero meglio descrivere il nuovo "corso" dell'approccio formativo? Collaborazione, partecipazione, democrazia, condivisione, interazione, canali comunicativi multipli, intelligenza collettiva.. e tanto ancora altro..

Organizzarsi per "la sfida al nuovo" è il modo intelligente per prepararsi adeguatamente a svolgere la professione docente. Chi rinuncia è out ... forse ancora non lo ha capito!!?
Buona lettura

Manuela Rosci
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