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Numero: 9- maggio 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 21 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo 'Come leggo?'  >>>
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Come leggo?
Tentativo di autovalutazione
di Rossini Simonetta - Didattica Laboratoriale >>> Percorsi laboratoriali
Prima di assegnare un compito ai bambini cerco sempre di ottenere la loro attenzione e partecipazione, facendoli sentire alunni un po' speciali.
In una logica di comunicazione empatica, da rinnovare continuamente, dico loro che stanno per fare un compito importante che di solito assegno a bambini capaci e in gamba in grado di operare utilizzando al massimo conoscenze ed abilità.
Chiedo di alzare la mano a chi è disposto a mettersi in gioco; chiedo quali sono le condizioni necessarie per eseguire un lavoro in modo corretto; indico l'obiettivo da raggiungere e, soprattutto, verifico che abbiano chiari i termini della consegna.
Cerco, insomma di renderli "autori" di un apprendimento.

Con l'esercizio di lettura ad alta voce probabilmente ho chiesto loro dell'altro.
Per prima cosa ho assunto il mio modo di leggere ad alta voce, mentre tutti tenevano il segno, come modello da imitare. Al bambino che aveva appena letto chiedevo quindi di esprimere un giudizio sul suo modo di leggere. Dopo qualche esitazione dovuta alla originalità della richiesta, sono arrivati i primi "bene... così così... molto bene...".
Gli altri bambini sono stati chiamati a condividere o meno il giudizio appena espresso dal "lettore" evidenziando cosa aveva funzionato e cosa doveva essere migliorato.
Giocando un po', ho chiesto loro di quantificare il loro giudizio da 1 a 10, individuando "collettivamente" quali fossero i numeri positivi e quelli negativi: pur essendo alunni di prima, non hanno avuto difficoltà a definire "brutti" quelli da 1 a 5 (con qualche riferimento al 6...) mentre sono risultati "belli" i numeri 8,9,10...(il 7 sta un po' nel limbo dei voti...).
Adesso, perciò, non un giudizio ma un numero dopo ogni lettura con il conseguente coinvolgimento degli ascoltatori ai quali talvolta è stato necessario far capire che il "numero" che dovevano dare non era indicativo del grado di simpatia nei confronti del compagno.

Il passaggio fondamentale, oltre a quello di condividere un giudizio il più obiettivo possibile, è stato cercare di capire perché qualcuno meritasse 8 piuttosto che 10, 6 piuttosto che 9. Cosa mancava nel loro modo di leggere per arrivare a voti più alti?
Che cosa si deve fare bene quando si legge a voce alta?

Le risposte sono state tante e vi assicuro tutte pertinenti. Alla fine le abbiamo scritte alla lavagna (l'attenzione visiva di cui parla sempre Manuela....).
Per ottenere un 10 bisogna:
- riconoscere tutte le parole, anche quelle con i pezzi difficili
- usare un tono giusto che non annoi ma coinvolga chi ascolta (qui sono state apprezzate le mie imitazioni negative!)
- leggere con un tempo che non sia né troppo veloce né troppo lento
- riconoscere i segni di punteggiatura soprattutto quando si deve concludere una frase.

Di momenti divertenti ce ne sono stati tanti: quando ho scoperto che i voti che davano erano decisamente pertinenti; quando Sofia bisbigliava convinta con il cipiglio da insegnante di vecchia data che il compagno meritava 7; quando al termine della lettura di Lucia tutta la classe ha alzato la mano dicendo che meritava 10 perché aveva letto proprio come me...
Attraverso questo processo ho cercato di dare ai miei alunni il senso dell'autovalutazione. Ma cosa devono intendere per autovalutazione? Forse la capacità di darsi un numero? No. L'autovalutazione per me deve corrispondere alla capacità di valutare obiettivamente quello che sanno fare ma soprattutto quello che ancora "non sanno" fare: ovviamente non per sottolineare una negatività ma per evidenziare la possibilità di intervenire sul proprio lavoro per migliorarlo affinché tutti si sentano "capaci", "autori" del proprio apprendimento. In un'ottica del genere anche un 5 potrebbe avere un valore positivo: quello di darmi la possibilità di riflettere e capire come "conquistare" quello che mi manca per arrivare a 10.

Non mi stancherò di ripetere ai miei alunni che possono farcela.

Simonetta Rossini Docente 196° Circolo didattico Via Perazzi 46 - Roma
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