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n.48 dicembre 2014
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Come sarei stata senza il Gabrielli?
Sarei sicuramente meno felice
di Tetta Giulia - Inclusione Scolastica
La mia esperienza con il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli risale a quattordici anni fa.
Ero una ragazza di undici anni, timida, con un carattere introverso dovuto alla mia storia personale.
La storia di una bambina dislessica, il brutto anatroccolo che viene deriso da tutti, che lotta per nascondere le proprie fragilità.
Tutto questo mi ha portato a conoscere fin da piccola cosa si prova a sentirsi "diversi" e impotenti, ma al tempo stesso mi ha regalato occhi capaci di guardare oltre ciò che appare.

Ricordo ancora il giorno della selezione come se fosse ieri.
Non volevo partecipare all'incontro, se non fossi stata spinta da mia madre e dalla professoressa di sostegno non sarei mai entrata a far parte di questo progetto.
Ricordo la vergogna che provavo ma al tempo stesso la gioia infinita di sentirmi per la prima volta nel posto giusto. Concluso l'incontro speravo con tutta me stessa di essere stata notata da qualcuno, di essere stata vista per la prima volta con occhi diversi.
Il teatro per me ha rappresentato sempre "un' isola felice" che mi permetteva di fuggire dai malesseri della classe, dalle derisioni dei compagni, una sorta di riscatto ai loro occhi e a i miei.
Il gruppo laboratoriale è sempre stato accogliente e protettivo, nessuno si è mai permesso di giudicare l'altro , ognuno con la propria "peculiarità" ha potuto dare e ricevere dagli altri.
E quella bambina, isolata e fragile, col tempo è cresciuta ed è diventata più sicura, capace di guardarsi con altri occhi, occhi che accettano le proprie fragilità.

In questi 14 anni ho partecipato a molteplici spettacoli come attrice e come assistente pedagogica.
Come attrice ho interpretato molti ruoli, ho sperimentato la possibilità di essere qualcos'altro da me stessa. Ho potuto amare, odiare, ridere, piangere, ho potuto cercare e scavare dentro di me.
Come assistente pedagogica ho affiancato i ragazzi sperimentando la gioia di cercare di trasmettere qualcosa: suggerimenti, chiavi di lettura, il coraggio di essere se stessi. Ho lottato con loro, li ho sostenuti, ho provato la sensazione di essere un punto di riferimento, mi sono emozionata per loro e con loro.
Penso che nessuno meglio di chi ha affrontato delle difficoltà, possa riconoscere e aiutare chi ha un disagio. Qualunque sia il disagio, qualunque sia l'età di chi lo vive.

Chissà come sarebbe stata la mia vita senza il Teatro Piero Gabrielli. Che persona sarei stata?
Non lo so, forse non sarei cosciente delle mie capacità e dei miei limiti, sarei un'altra Giulia?
Ho potenziato le mie capacità di ascolto, osservazione e inclusione, il Teatro mi ha insegnato a dare un aiuto "invisibile" agli altri.
Oggi posso dire che mi conosco meglio, che mi accetto per come sono, mi piace stare con i ragazzi, mi piace tutto il lavoro che si fa per arrivare allo spettacolo.
Quando crediamo di dare ai ragazzi in realtà stiamo già prendendo perché tutti i rapporti sono vicendevoli e di scambio. Si impara ad ascoltare, ad ascoltarsi, a vedere e a essere visti, in questo continuo scambio ci si ritrova.



Se riflettiamo, un ragazzo "diverso" e per diverso intendo ogni forma di diversità fisica, caratteriale, sociale, ecco un ragazzo "diverso" pensa di essere sbagliato lui, di non valere, di non avere possibilità, e forse se nessuno gli rimanda un'immagine positiva, un'alternativa valida, crescendo ci crederà; crederà di essere sbagliato e per questo di non meritare la giusta considerazione e collocazione nel mondo.

Ritornando alla domanda del "Come sarei stata senza Gabrielli?" penso che è impossibile darsi una risposta, certo non sarei stata scelta per collaborare con loro: ho affiancato Luigia Bertoletti e Irene Sarti nel coordinamento e recito nella Piccola Compagnia del Gabrielli.
E se tutto ciò non fosse avvenuto, sarei sicuramente meno felice.

Con gli anni le competenze acquisite mi hanno permesso di cimentarmi in esperienze simili fino a rendermi autonoma al punto di tenere un mio laboratorio per ragazzi.
Proprio la validità della mia esperienza mi fa credere nel progetto Gabrielli come un'opportunità pedagogica e culturale, ma soprattutto una grande occasione di vita per tutte le persone coinvolte.


Giulia Tetta, assistente al Coordinamento Pedagogico, attrice della Piccola Compagnia Piero Gabrielli
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