Torna nella homepage
 
n.48 dicembre 2014
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:19 Novembre 2018 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Come scegliete i testi che rap... >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
  Pag Argomento
HomePage   HomePage

Ricerca avanzata >>>
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Come scegliete i testi che rappresentate?
Risponde Roberto Gandini, regista e coordinatore artistico del Piero Gabrielli
di Gandini Roberto - Inclusione Scolastica
Spesso gli insegnanti mi rivolgono questa domanda: "Come scegliete i testi che rappresentate?" Per rispondere in maniera onesta e sintetica, vi riporto tre brani tratti da altrettanti programmi di sala dei nostri spettacoli.

da Il Pedone Rosso (...)
Nel momento in cui il Laboratorio Teatrale Piero Gabrielli va in scena, qualsiasi storia si racconti, rischia di passare in secondo piano, perché il pubblico è incuriosito dalle diversità che gli interpreti disabili portano in scena. Intendo dire che le caratteristiche psico-fisiche dei nostri interpreti, che sia il ragazzo sulla carrozzella o l'attore con la Sindrome di Down, catalizzano l'attenzione dello spettatore.
Il pubblico si domanda: "Chi di questi ragazzi è disabile?", oppure: "La caratteristica di quel personaggio è nella storia o è una particolarità dell'attore?", e via di questo passo.
La consapevolezza di questi fenomeni mi porta a cercare storie che abbiano una corrispondenza con "quel modo di guardare" da parte del pubblico (...)



da La Melarancia Imprigionata
Le favole teatrali di Carlo Gozzi, specialmente se messe in prosa, sono molto adatte alle messe in scena del Piero Gabrielli per diverse ragioni. In primo luogo perché il mondo magico delle storie gozziane permette agli interpreti con disabilità di rappresentarne i personaggi senza obbligo di verosimiglianza. Se interpreto il Re di Coppe o la Regina Tartagliona, poco importa se sono o no verosimile, importa che renda avvincente la porzione di storia che mi è stata affidata e se sono un interprete con Sindrome di Down la sostanza non cambia.
Un'altra caratteristica interessante delle fiabe teatrali di Gozzi, è che in queste storie esiste il doppio registro: tragico e comico. Il tragico permette per esempio alle difficoltà mentali o fisiche di alcuni nostri interpreti, di trasfigurarne l'aspetto e farlo coincidere con una situazione della storia, magari con la sofferenza di un Principe che è stato trasformato in un Augellin Belverde. Il comico invece permette alla "voglia di allegria" dei nostri giovani attori, nessuno escluso, di essere condivisa e apprezzata dal pubblico, anch'esso in prevalenza di ragazzi.
Un'altra qualità di questa drammaturgia è la sinergia che crea con la musica. Nel Laboratorio Gabrielli, la musica da sempre svolge l'importante compito di guidare i ragazzi nei difficili percorsi emotivi necessari per l'interpretazione dei personaggi. Se un personaggio è prima tristissimo e poi allegro, l'interprete, specie se non esperto, può rivivere questo cambio emotivo repentino, insieme alla musica come se fosse aiutato in scena da un tutor invisibile. La musica quindi è di grande utilità nel teatro che facciamo al Gabrielli e quando è inserita nelle fiabe teatrali, non risulta invadente o inopportuna ma anzi favorisce la creazione dell'atmosfera fantastica, non a caso la drammaturgia di Gozzi e stata utilizzata più volte e felicemente, nel "Melodramma".

da Suite Rodari

Nel 1995, durante il primo Laboratorio Teatrale Integrato "Piero Gabrielli", un ragazzo con la sindrome di Down, si stava cimentando ne "l'improvvisazione delle scarpe", un gioco/esercizio che consiste nel fingere di indossare un paio di scarpe e di muoversi di conseguenza, (se ad es. scelgo di calzare degli scarponi da sci, poi mimerò di lanciarmi in uno slalom a tutta velocità.) Ebbene, Diego, questo il nome di quel ragazzo, dopo aver indossato delle misteriose calzature, si mise a ballare soavemente coinvolgendo tutti i presenti, ragazzi e adulti.
Io gli dico: "Bella questa danza, Diego, ma... a chi appartengono quelle scarpe? Chi stai interpretando?" E lui: "Ero una farfalla!".
Mi stava prendendo in giro? Non aveva capito? No i ragazzi con disabilità come Diego si trovano perfettamente a proprio agio nel mondo surrealista, e anzi, molti comunicano quasi esclusivamente in maniera surreale. A volte è un surrealismo involontario, cioè legato a quella disinibizione per cui essi esprimono pensieri e sentimenti così come vengono, senza star troppo a pensare, senza valutare tutte le conseguenze.
Altre volte è un modo cosciente, provocatorio, una maniera di essere che vuole stimolare l'interlocutore a un confronto disinibito e che permette di non prendersi troppo sul serio....
e quindi decidemmo di fare un viaggio nel mondo surreale di alcune storie di Gianni Rodari.




E per concludere un prologo che era inserito in uno dei nostri video "Giochi di teatro"


L'ultima cosa che ho scoperto al Piero Gabrielli
è che bisogna "imparare a bleffare".
Si a bleffare, fingere, darla a bere.
perché se aspetto di saper fare una cosa
prima di farla,
forse non la farò mai.

Pensiamoci bene,
non si prova forse a camminare senza saperlo fare?
Non si comincia ad amare senza esserne capaci?
"Sbagliando s'impara"
o come diceva Gianni Rodari " Sbagliando s'inventa".

Certo per fare teatro occorrono
fatica, fantasia, tenacia, modestia, sacrificio, coraggio.
Però ci vuole anche un po' di "faccia tosta"
di sangue freddo,
come i giocatori di carte
che fanno finta di avere un poker
e magari non hanno in mano neanche un punto.

Allo stesso modo un ragazzo,
disabile o no,
nell'approcciarsi al teatro
non dovrà spaventarsi di non saper fare tante cose
e per questo magari bloccarsi
dovrà iniziare a giocare
fiducioso che piano piano imparerà.

Così quando il giorno dello spettacolo,
entrerà in scena,
pur avendo paura di non ricordarsi niente,
farà la sua parte come stabilito
o se dovesse sbagliare
il pubblico non se ne accorgerà,
perché anche i suoi compagni
saranno allenati a fare il gioco del teatro
che ha
fra le sue regole
anche quella di bleffare.


Roberto Gandini, regista, Coordinatore artistico del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Clicca sul libro per acquistare una copia dell'eBook
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional