Torna nella homepage
 
n.74 giugno 2017
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:22 Giugno 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Competenti "Up"'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Formazione 1 Formazione
Pagina Didattica Laboratoriale 2 Didattica Laboratoriale

Ricerca avanzata >>>
Competenti "Up"
La Sindrome di Down: un'opportunità di crescita collettiva
di Calcagni Maria - Inclusione Scolastica
Quando si parla di didattica per competenze, il sistema scolastico affronta direttamente una progettazione che ha come punti di riferimento le competenze chiave europee riportate nelle Indicazioni Nazionali.
Molte volte però, nella nostra esperienza vissuta in una sorta di processo inverso, riusciamo a giungere alle competenze specifiche partendo da una opportunità educativa oggettiva.
Ho il piacere di riportare un'esperienza di cui ho ancora un bellissimo ricordo a ben 12 anni di distanza, iniziata in una nuova ed inattesa sede di servizio a seguito di una revoca di trasferimento; un cambio inaspettato, rivelatosi in seguito un errore burocratico, al quale devo comunque una delle fasi più interessanti e costruttive della mia vita lavorativa.

Mi viene assegnata una classe prima, perfettamente equilibrata come genere e nel complesso tranquilla e collaborativa. Il numero dei bambini è abbastanza contenuto, tenuto conto della presenza di un alunno diversamente abile. La collega di classe è persona capace e intelligente e la giovane docente di sostegno rappresenta una ventata di aria fresca, animata da una gioiosa voglia di fare. Per quanto mi riguarda, l'approccio al mondo personale dell'alunno in questione non può prescindere da una approfondita informazione e documentazione circa le caratteristiche specifiche della sua patologia, prestando particolare attenzione a quelle che influenzano il comportamento.

Negli anni precedenti avevo avuto alunni con sindromi o atteggiamenti gravi dovuti a malattie o maltrattamenti, questa volta però la natura delle difficoltà derivava da un quadro clinico ampio e variabile: mi è stato affidato un bambino affetto da sindrome di Down.

"Fragolina" è il nome con cui affettuosamente lo chiamo, ha i capelli rosso rame, occhi vivaci, capaci di sguardi molto espressivi ed un sorriso tenero. Certamente alcune peculiarità specifiche della sindrome a volte lo rendono alquanto impulsivo; sono presenti difficoltà di attenzione che ostacolano la socialità ma nei momenti di calma, la sua ironia fuori dal comune lo fa diventare un tipo veramente speciale.

Le esperienze di integrazione avevano evidenziato come l'apprendimento delle prime fasi della lettura e della scrittura fosse un obiettivo raggiungibile per gli allievi con sindrome di Down. Maggiori difficoltà riguardavano l'area logico-matematica.

Comincia così la mia attività educativo-didattica proprio in tal senso; un'esperienza costituita da intenso lavoro in stretta collaborazione con le colleghe e con la famiglia. Eh sì! Fragolina è proprio un bambino fortunato, è arrivato in dono ad una madre, a dei nonni ed a una figura paterna "aggiuntiva" di grande spessore, tutti capaci di dare sostegno. Nel caso specifico, stima e fiducia reciproca sono state l'ingrediente che ha permesso a noi docenti di lavorare con serenità e creatività. Come in una "profezia che si autoavvera", predizione ed evento sono in un rapporto circolare, il credito dato e la professionalità espressa hanno permesso di sviluppare già molti anni fa quella "didattica per competenze" divenuta oggi una realtà più o meno condivisa.
Interessare Fragolina all'aritmetica, come elemento fondamentale di vita quotidiana, è uno dei miei obiettivi primari e così comincio ad osservarlo: cosa gli piace, quali sono i suoi giochi preferiti, le sue abitudini, lo sport, le attività che svolge con piacere a casa con i parenti o gli amici. Pian piano iniziano ad aprirsi degli spiragli legati alla disciplina insegnata, ma la prima azione da fare è conquistare il suo rispetto. La famiglia offre ampio credito, tocca a me trovare un canale di comunicazione che mi permetta di agevolare il processo di apprendimento del bambino stesso.
Fragolina ha l'abitudine di nascondersi sotto il banco o la cattedra quando è stanco e agitato, convincerlo ad uscire significa invogliarlo a nuove attività e certamente questa è una strategia, eppure sento che dovevo fare di più; così un giorno invece di invogliare lui ad uscire scelgo di andare io sotto la cattedra.
E' il momento della ricreazione, i bambini ridenti si muovono nei loro giochi preferiti e lui è lì sotto con un mazzo di figurine in mano. Superata la sua primaria sorpresa iniziamo a chiacchierare e a giocare con le figurine "protetti entrambi" dai pannelli della cattedra. Tutto il rumore circostante è come ovattato e sembra quasi non riguardarci, i compagni sanno che sono lì sotto e continuano a giocare con responsabilità affacciandosi ogni tanto incuriositi
.

Non saprei dire quanto tempo fosse passato, forse dieci minuti o forse più, ma resterà indelebile in me il ricordo del momento in cui siamo usciti mano nella mano, entrambi diversi, consapevoli di aver trovato un'intesa. Le figurine dei calciatori sono divenute da allora lo strumento didattico per eccellenza da cui far partire ogni attività per lo sviluppo del pensiero matematico: confronto - associazione- classificazione - seriazione - sottrazione - somma - divisione -corrispondenza, operazioni mentali che richiedono le quattro fasi dell'apprendimento: percezione, elaborazione, assimilazione, espressione in presenza di un bambino i cui sintomi della malattia determinano un apprendimento lento e una ridotta soglia di attenzione. Così figurine ma anche palline colorate, cerchi, birilli ecc.. giorno dopo giorno hanno permesso a Fragolina e ai suoi compagni di entrare nel mondo dei numeri e non solo, in modo ludico e spontaneo: e il quaderno? Quello sì lo abbiamo usato, ma in seguito come rappresentazione grafica dei numeri e dei giochi svolti, come un bowling in cui ogni birillo caduto rappresenta una sottrazione e se rialzato un'addizione ecc. L'apprendimento del bambino è mediato dall'esperienza: perché quindi non utilizzare il corpo e tutte le sue espressioni per imparare?
Di questa modalità didattica, basata sull'evoluzione dell'intelligenza numerica e sui processi di sviluppo della cognizione numerica, hanno usufruito tutti i compagni, agevolati anch'essi nell'acquisizione dei concetti.
Il tutto è stato reso possibile grazie alla collaborazione del Dirigente e delle famiglie degli alunni che hanno superato il concetto di lezione astratta sul quaderno in favore di una didattica esperienziale proposta in modo informale.
Sono passati dodici anni e devo a questa esperienza molta della mia competenza generata e generabile dalla voglia di credere che in ogni bambino è presente una serie di caratteristiche e componenti positive dalle quali partire nella programmazione di azioni che facilitino l'apprendimento e lo sviluppo di quelle potenzialità riconosciute e affinate.


Maria Calcagni, docente dell'I.C. "Alfieri-Lante della Rovere" , Roma
Aggiungi un commento
Sono presenti 1 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito venerdì 16/06/2017 ore 00:04 da piero
Mi piace, con me sfonda una porta aperta, sono sempre stato decisamente a favore dell'esperienza diretta piuttosto che studi di psicologia che classificano con nomi specifici le difficoltà del singolo alunno generalizzandole poi.
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional