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n.48 dicembre 2014
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Comunicare ai ragazzi l'amore per le arti sceniche
La mia esperienza nel laboratorio di scene e costumi del Gabrielli
di Iuculano Tiziano - Inclusione Scolastica

Nel 2002 si decise che il Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli potesse avere un'innovazione da offrire nelle scuole, nacquero così i laboratori di scene e costumi che affiancarono i già collaudati laboratori di recitazione inseriti nella rete dei "decentrati". Prima la figura dello scenografo-costumista collaborava al laboratorio in forma strettamente professionale e solitaria, senza alcun ausilio dei ragazzi e solo per la realizzazione di scene e costumi per l'allestimento del saggio finale dell'esperienza laboratoriale.

Il fine dell'integrazione e del lavoro di gruppo, esteso anche alla pratica dei laboratori di scene e costumi, è stato un grande arricchimento dell'offerta del laboratorio Gabrielli nelle diverse scuole, rafforzando così le attività e completando, dal punto di vista estetico, lo spettacolo finale; i ragazzi coinvolti nel laboratorio possono così confrontarsi e collaborare ad un risultato di qualità, caricando la propria esperienza di responsabilità e arricchendosi di molteplici conoscenze.

L'inizio della mia attività è stato un po' difficile in quanto non si avevano parametri di paragone con altre attività già sperimentate: i laboratori di recitazione erano ben delineati e comprovati, frutto di anni di esperienza mentre lo scenografo portava con sé il proprio bagaglio culturale e professionale, quindi è stato necessario elaborare un metodo per creare lo spirito di gruppo e soprattutto per fare integrazione fra le diverse abilità da sfruttare nella creazione di scene e costumi.

L'ostacolo più difficile è stato, e a volte lo è tutt'ora, quello di rendere le attività del laboratorio di scene e costumi gratificanti e trascinanti quanto quelle di recitazione; il fascino del palcoscenico, il recitare, avere ruoli importanti attrae maggiormente i ragazzi, considerando inizialmente il laboratorio di scene e costumi un'attività di serie "B" ma ricredendosi quasi subito e sperimentando, durante il percorso, che costumi e scene sono fondamentali alla realizzazione dello spettacolo, convincendosi che il loro apporto e il loro lavorare insieme sia indispensabile, anche non essendo protagonisti diretti sulla scena ma compartecipi della riuscita dello spettacolo.

Con il tempo e l'esperienza ho capito che la vera strategia è quella di comunicare l'amore per le arti sceniche, conoscere ed esplorare un mondo che i ragazzi non conoscono e nemmeno immaginano, il creare con le proprie mani luoghi e personaggi, che prima erano solo parole scritte, trasformandole in realtà da mettere in scena; tutto ciò mi sprona ad impegnarmi, nel mio piccolo, a contribuire e a ricercare la bellezza e crearla, mi diverto nel sollecitare la loro fantasia coniugando fantasie diverse.

Quasi tutti i bambini e ragazzi, le prime volte che sono in laboratorio, hanno timore di manifestare le proprie idee e fantasie a parole e sulla carta, io li incoraggio ad essere liberi da schemi, spiegando che non importa saper disegnare da grandi artisti e che ognuno di loro può dare un contributo con la propria creatività per ottenere un risultato unico.

Infatti indirizzo tutto il lavoro nella creazione di gruppo, dove ognuno mette la propria abilità, ad esempio chi è in grado di colorare con precisione andrà ad affiancare chi è meno preciso, chi ha maggiori abilità supporta e dirige un piccolo gruppo, alla fine nessuno di loro rivendicherà ciò che ha fatto e soprattutto non si vengono a creare differenze, tutti hanno colorato quella scena, tutti hanno decorato ed elaborato quel costume.... E nel momento finale, quando tutto è stato realizzato e terminato, capisci, con estrema soddisfazione, che si è raggiunto l'obbiettivo.

I rapporti fra i ragazzi sono abbastanza complessi all'inizio: organizzare la disciplina mentre si lavora, la presenza dei ragazzi con disabilità da inserire secondo le diverse abilità e praticità. Le complessità vengono affrontate con diverse iniziative e con la collaborazione degli insegnanti che conoscono le caratteristiche individuali e le problematiche di ciascuno; il lavoro di gruppo, che include anche gli insegnanti, rende i ragazzi più partecipativi in quanto vedono i propri insegnanti in un'altra veste, a volte i rapporti si intensificano e si rafforzano, si abbassa il livello di competitività che spesso esiste nella vita scolastica di tutti i giorni.

Con i diversi incontri in laboratorio i ragazzi acquisiscono un'autonomia delle attività che si intraprendono, la partecipazione diventa attiva, si sviluppa il senso critico, soprattutto si crea quell'atmosfera da "compagnia teatrale" in procinto di debuttare ad uno spettacolo; alla fine del percorso ci si accorge degli sforzi fatti e dei risultati ottenuti e dell'arricchimento dei ragazzi ed il mio. Spero sempre che il percorso fatto insieme sia stato utile alla loro crescita.

Ho anche lavorato come costumista per la Piccola Compagnia e qui l'esperienza è ben diversa, in quanto l'attività laboratoriale avviene fuori dalla consuetudine scolastica, fuori dai disagi organizzativi della scuola ed anche l'ambiente fisico è più consono alla pratica teatrale; per i ragazzi trovare questo tipo di contesto è importante, ci si abitua e ci si adatta a vivere queste nuove esperienze.

In questo caso il mio apporto è solo di tipo professionale ed artistico senza l'ausilio di un laboratorio di scene e costumi come nei "decentrati". I giovani attori provengono da precedenti esperienze del laboratorio Piero Gabrielli, con loro non c'è il consueto rapporto con gli attori del mondo teatrale ma si enfatizza il legame umano ed il supporto morale, i ragazzi con esperienza pluriennale sostengono i nuovi arrivati e si comprende bene quanto sia stata importante la condivisione delle diversità, tutte le insicurezze e sicurezze che viaggiano sullo stesso piano, "vestire" questo fantastico microcosmo ed essere vicino agli "attori" anche dal punto vista umano mi riempie di soddisfazione.

Ogni volta che entro in un laboratorio "decentrato" nella scuola, con le mie borse piene di tessuti e colori, mi viene in mente una citazione amata da Walt Disney: "Mi piace essere come una piccola ape che raccoglie i diversi pollini per creare il miele migliore".


Tiziano "Juno" Juculano, Scenografo-costumista
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