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| Comunicare con gli alunni |
| Come presentare un modello positivo |
| di Rossini Simonetta - Organizzazione Scolastica |
Quando il gruppo della redazione ha stabilito che l'argomento del mese fosse " LA COMUNICAZIONE" ho pensato ad un tema facile da affrontare. Niente affatto: è talmente vasto che mi vengono mille cose da dire. Mi risulta difficile sceglierne un aspetto senza correre il rischio di fare confusione dicendo troppe cose insieme....
Esiste la comunicazione tra alunni e insegnanti, tra insegnanti e insegnanti, tra insegnanti e famiglie.
Nella scuola la comunicazione rappresenta l'elemento portante di un apparato educativo complesso e articolato. Permette una relazione tra alunni e insegnanti senza la quale nessun processo di apprendimento sarebbe possibile. PERMETTE ma non sempre STABILISCE: una comunicazione non efficace compromette qualsiasi percorso formativo.
Comunicazione verbale, certo, ma soprattutto comunicazione "emotiva": quella fatta di gesti, di sguardi ed espressioni.
In media gli alunni trascorrono dalle cinque alle otto ore a scuola. Lì si relazionano, oltre che con dei coetanei, con degli adulti che arrivano in classe con una pregressa esperienza emotiva e personale nonché una competenza professionale più o meno consolidata.
Entrambi i fattori, talvolta, determinano il tipo di comunicazione che l'adulto stabilisce con i bambini.
E' di fondamentale importanza quindi valutare le conseguenze di una scelta di modalità comunicative che non sempre, purtroppo, risultano funzionali allo scopo.
Quale scopo?
Quello di trasmettere l'immagine di un adulto autorevole, coerente, attento, positivo: il riferimento principale all'interno del percorso formativo di un intero anno scolastico.
Da professionisti dobbiamo curare sia le nostre espressioni sia il nostro linguaggio: un moto di insofferenza all'ennesima richiesta di un alunno, uno sbrigativo "me lo dici dopo" alla voglia di comunicare, oppure il terribile "sei sempre il solito", conseguente ad una caduta nel comportamento, possono mortificare ed "etichettare" negativamente, e a lungo, un bambino. Promesse non mantenute, urla da Tarzan per dire di stare zitti, conduzioni del lavoro approssimative, confondono e disorientano piuttosto che fornire modelli di riferimento.
Certo non è facile: ma chi di noi comprerebbe un'auto da un venditore che sbuffa alle richieste di chiarimento, che ti promette degli optional e poi li ritira, che ti guarda con aria di superiorità quando dici che fai fatica a pagare quella macchina? Nessuno: probabilmente cambieremmo concessionaria.
Ma gli alunni, nella maggior parte dei casi, quella scuola hanno e quella si devono tenere. Chi ci lavora deve risultare IMPECCABILE... anche per non squalificare quanti nella scuola, nonostante tutto, continuano a lavorare con serietà e passione.
Simonetta rossini, Docente IC Perazzi - Roma
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