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n.17 novembre 2011
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Comunicazione: trasmissione o relazione?
Alla ricerca fruttuosa di nuove potenzialità comunicative
di Ansuini Cristina - Scuola & Tecnologia
"Non era soltanto il sapere che quei professori condividevano con noi, era il desiderio stesso del sapere! E ciò che mi comunicarono fu il piacere di trasmettere. Perciò andavamo alle lezioni affamati come lupi. Non direi che ci sentissimo amati da loro, ma di certo considerati."
Daniel Pennac, Diario di scuola


Il mondo della scuola è un mondo fatto di relazioni e di relazioni diverse, che richiedono aggiustamenti e adeguamenti continui, soluzioni efficaci, spostamenti di attenzione, cambiamenti di tono e di modalità espressive... Non dico certo nulla di nuovo affermando tutto questo, ma intendo cercare di porre l'attenzione su delle dinamiche che normalmente diamo un po' per scontate e che lasciamo scorrere in modo disinvolto, senza badarci troppo.

La citazione di Pennac ha del rivoluzionario, ma contiene in sé un'ovvietà assoluta: i bambini e i ragazzi ci chiedono di essere considerati, prima ancora di essere amati e istruiti!
Se pensiamo a noi stessi, vale esattamente lo stesso principio: soffriamo nell'essere ignorati più ancora che nell'essere detestati.

Questo aspetto della nostra professione non dovrebbe mai sfuggirci: è decisamente più comodo e rassicurante trasmettere qualcosa che sappiamo e che magari abbiamo già trasmesso efficacemente negli anni, ma questo costituisce un apprendimento reale? Entra cioè a far parte del corredo culturale dei nostri alunni?

Secondo Bruner la realtà si crea, non si trova e l'educazione deve quindi fornire strumenti significativi non solo per adattarsi al mondo, ma anche per poterlo cambiare.
Se consideriamo che in molti aspetti della realtà attuale i nostri alunni rivestono un ruolo di trasmettitori più che di fruitori, risulterà chiaro come l'idea della comunicazione come trasmissione faccia acqua un po' da tutte le parti.

Va decisamente molto meglio il principio della comunicazione come relazione, nell'idea di un rapporto scambievole e proficuo.
Mettersi dalla parte dell'altro, considerarlo, consente quella comunicazione circolare che costituisce poi il sentiero sicuro da percorrere per costruire tutte le conoscenze importanti, da spendere nelle varie fasi della propria vita.

In questo senso è fondamentale cercare vie di comunicazione alternative, non solo alla classica lezione frontale, ma anche oltre il cooperative learning, il circle time, la LIM...

La comunicazione superveloce, immediata dei tempi di Internet, dà infatti ai nostri alunni la possibilità di sapere e diffondere in tempo reale ogni sorta di informazione e di avere un codice comunicativo capace di sfuggirci e di trovare strade alternative a quelle che proponiamo noi e la scuola in genere.

Il nostro impegno dovrebbe essere quindi volto a cercare questa "vicinanza comunicativa", per cercare una vicinanza ed utilizzarla nel lavoro a scuola. La tentazione di disdegnare certi mezzi, in virtù delle notizie che spesso arrivano a tal proposito, è grande, ma non deve scoraggiare nell'esplorare questi stessi canali, perché sono conoscendo, andando al centro della questione, possiamo sfruttarne tutte le potenzialità.

Devo dire che la mia frequentazione dei social network mi ha portato a conoscere una serie di preziose realtà che sono entrate a far pare del mio corredo professionale e personale: contatti con scrittori e illustratori che conoscevo solo "da lontano", scambi di impressioni e informazioni varie, ricerche facilitate di materiali diversi...

Una parte speciale in tutto ciò l'ha avuta la mia presenza nel social network "Netpupils", dove sono potuta venire a contatto con una ricchezza di valori, curiosità, idee, di cui non avevo neanche sentore, pur essendo immersa nella scuola ed avendo due figli adolescenti...

Ho avuto infatti il privilegio di vivere il social network "da dentro", come amministratrice di un gruppo sulla scrittura creativa. Mi sono affacciata timidamente, offrendo degli stimoli diversi che andavano dai giochi di parole alla proposta di immagini evocative, da descrizioni di personaggi a sequenze "da montare" e la risposta è stata...sorprendente!

In molti hanno partecipato alle discussioni, hanno commentato, hanno inserito contributi in un'esplosione di entusiasmo e collaborazione per il raggiungimento dell'obiettivo comune, che era poi la costruzione della storia "gialla" a più mani.

Ho inoltre utilizzato questo osservatorio privilegiato anche per esplorare questo "mini mondo" sorprendendomi degli interessi più diversi che percorrevano il social network, delle modalità comunicative generalmente cortesi e positive, degli scambi pacifici.
C'era, è vero, un monitoraggio costante, che probabilmente costituiva quei limiti rassicuranti che spesso i bambini e i ragazzi ci chiedono, anche e soprattutto con i loro atteggiamenti provocatori e al limite della strafottenza, ma c'erano anche delle regole non scritte, un fermento di idee e di emozioni che era un vero piacere esplorare!

Si è creato in sostanza un circolo comunicativo virtuoso, fatto sì di "trasmissione", ma anche e soprattutto di condivisione, di relazione, che ha reso possibile che ci si mettesse dalla parte dell'altro, dando e ricevendo, crescendo insieme.

La convinzione che la propria visione della realtà sia l'unica realtà, è la più pericolosa di tutte le illusioni. Paul Watzlawick

Cristina Ansuini, Psicologa, docente presso la scuola "2 ottobre 1870", I.C. Piazza Borgonicini Duca, Roma
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