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Numero: 7-marzo 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 17 Novembre 2018

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Convenzione ONU sui diritti delle persone disabili
25 febbraio 2009 - Ratifica del parlamento italiano
di Panocchia Nicola - Integrazione Scolastica >>> Approfondimenti
Qualche settimana fa il parlamento italiano ha ratificato la convenzione ONU sui diritti della persone disabili. Di fronte a questa notizia una madre alle presa con l'inserimento scolastico di suo figlio, farà spalluce, o la signora in sedia a rotelle che non riesce ad uscire a perché la casa popolare in cui abita ha l'ascensore guasto da troppo tempo, non vedrà come questo possa aiutarla, né si placherà l'angoscia degli anziani genitori di fronte al futuro di un bambino solo cronologicamente uomo adulto.
Eppure....

E' di straordinario significato che la prima convenzione universale sui diritti umani approvata nel terzo millennio riguardi le persone disabili.
Inoltre la convenzione segna un'importante cambiamento culturale: si passa dal modello medico, tutto incentrato sulla malattia, al modello biopsicosociale, incentrato sulla persona e i suoi diritti. Questo si nota già nella definizione di disabilità come "un concetto in evoluzione" "risultato dell'interazione tra persone con minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine e barriere attitudinali ed ambientali, che impedisce la loro piena ed efficace partecipazione nella società su una base di parità con gli altri".

I principi che formano l'impalcatura e lo spirito della convezione sono (articolo 3):
(a) il rispetto per la dignità intrinseca, l'autonomia individuale, compresa la libertà di compiere le proprie scelte, e l'indipendenza delle persone;

(b) la non discriminazione;
(c) la piena ed effettiva partecipazione e inclusione nella società;
(d) il rispetto per la differenza e l'accettazione delle persone con disabilità come parte della diversità umana e dell'umanità stessa;
(e) la parità di opportunità;
(f) l'accessibilità;
(g) la parità tra uomini e donne;
(h) il rispetto dello sviluppo delle capacità dei minori con disabilità e il rispetto del diritto dei minori con disabilità a preservare la propria identità.

Vi sono enunciati una serie di diritti: diritto alla vita (art. 10), libertà e sicurezza della persona (art. 14), protezione dell'integrità della persona (articolo 17), libertà di movimento e cittadinanza (articolo 18), vita indipendente ed inclusione nella società (articolo 19), mobilità personale (art. 20), rispetto del domicilio e della famiglia (art. 23), diritto all'educazione (art. 24), diritto alla salute (art. 25), alla abilitazione e riabilitazione (art.26), diritto al lavoro e all'occupazione (art. 27), partecipazione alla vita sociale e pubblica (art.29).

Ma la convenzione non si limita ad uno sterile elenco di diritti. La convenzione comporta per gli stati sottoscrittori degli obblighi, primo tra tutti quello di garantire e promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali per tutte le persone con disabilità senza discriminazioni di alcun tipo sulla base della disabilità.
A questo scopo dovranno adottare tutte le misure legislative, economiche, amministrative per dare realizzazione concreta alla convenzione. Gli stati sottoscrittori si impegnano a prevedere nelle politiche ordinarie (trasporti, istruzione, lavoro ecc.) i temi della disabilità (mainstreaming), a progettare e realizzare prodotti, ambienti e servizi utilizzabili da tutte le persone, senza bisogno di adattamenti o soluzioni specializzate (universal design).
Inoltre gli stati si impegnano a raccogliere le informazioni e dati statistici e di ricerca, utili per formulare e implementare politiche attuative della Convenzione, promuovere la cooperazione e il monitoraggio internazionale. A questo fine è prevista una Commissione per i Diritti delle Persone Disabili eletta dagli stati membri, alla quale ogni stato dovrà fornire periodicamente dei rapporti.

Occorre guardare la convenzione oltre il nostro orizzonte territoriale: i principi ed i diritti da questa enunciati, se nei paesi occidentali e democratici possono essere in qualche modo considerati già contenuti in molte legislazioni, anche se implicitamente e non con diritto riferimento alle persone disabili, per molti dei paesi in via di sviluppo e del terzo mondo sono una vera e propria rivoluzione. In questi paesi l'interazione tra una condizioni di menomazione e l'ambiente , aggravata dalla povertà, crea handicap insuperabili. In realtà l'interazione di queste stesse menomazioni con l'ambiente in un paese occidentale, potrebbe non dar luogo ad una disabilità. Siamo di fronte ad una forma di ingiustizia, che si può tentare di superare con la cooperazione internazionale, cui infatti la convenzione da risalto ed importanza.
Oltre la povertà, la convenzione sottolinea un'altra condizione che aggrava la disabilità: l'essere donna. Per questo impegna gli stati firmatari ad eliminare qualsiasi discriminazione su base sessuale.
La convenzione inoltre ha un'importanza anche da un punto di vista antropologico: riconosce la dignità di persona a tutti disabili, anche intellettivi. Questo concetto non è affatto scontato, basta considerare le posizioni in campo giuridico, antropologico, etico e bioetico di alcune correnti di pensiero come quelle del contrattualismo, neocontrattualisimo, funzionalismo, utilitarismo.
L'articolo 10 afferma "Gli Stati Parti riaffermano che il diritto alla vita è connaturato alla persona umana ed adottano tutte le misure necessarie a garantire l'effettivo godimento di tale diritto da parte delle persone con disabilità, su base di uguaglianza con gli altri"

Un altro aspetto destramente innovativo e importante della convenzione è quello di riconoscere "gli utili contributi, esistenti e potenziali, delle persone con disabilità in favore del benessere generale e della diversità delle loro comunità, e che la promozione del pieno godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali e della piena partecipazione nella società da parte delle persone con disabilità accrescerà il senso di appartenenza ed apporterà significativi progressi nello sviluppo umano, sociale ed economico della società".
Mai prima d'ora nessuna convenzione, nessuna legislazione nazionale o internazionale aveva considerato le persone disabili come potenziale fonte di progresso per la società. Ma la convenzione va anche più in là: stabilisce che la persona disabile debba avere l'opportunità di essere coinvolta attivamente nei processi decisionali relativi alle politiche e ai programmi, inclusi quelli che li riguardano direttamente" (Nulla su di Noi senza di Noi)

Per quanto riguarda l'educazione, l'articolo 24 ribadisce il diritto delle persone disabili all'istruzione e all'integrazione scolastica a tutti i livelli. L'educazione ha lo scopo di favorire l'empowerment personale, la socializzazione e l'inserimento sociale del disabile. L'istruzione primaria deve essere gratuita ed hanno diritto al sostegno qualificato all'interno del sistema educativo. Particolarmente significativo il punto 5: Gli Stati Parti assicureranno che le persone con disabilità possano avere accesso all'istruzione post-secondaria generale, alla formazione professionale, all'istruzione per adulti e alla formazione continua lungo tutto l'arco della vita senza discriminazioni e sulla base dell'eguaglianza con gli altri. In realtà in Italia molti di questi principi fanno già parte del bagaglio della nostra scuola degli alunni disabili. Speriamo che la convenzione serva da una parte a frenare politiche che mirano ad mettere in discussione l'importanza dell'integrazione scolastica, dall'altra a farsi che si realizzi effettivamente l'inclusione dell'alunno disabile.

Merita profonda attenzione quanto contenuto nell'articolo 26 che si riferisce all'abilitazione: "A questo scopo, gli Stati Parti organizzano, rafforzano e sviluppano servizi e programmi complessivi per l'abilitazione e la riabilitazione, in particolare nei settori della sanità, dell'occupazione, dell'istruzione e dei servizi sociali." L'educazione ed il lavoro sono parti integranti del processo di abilitazione della persona disabile. Questo aumenta le responsabilità della scuola e ribadisce il ruolo abilitante della scuola. E' un principio non da poco, cui molti insegnati si dovranno adeguare. Le scuole polo, cui fa riferimento l'accordo stato regioni, sembrano lo strumento più idoneo alla realizzazione di queste finalità. Sempre che si riesca a vincere l'ostruzionismo strisciante di cui sono vittime.

Il grande messaggio ed il grande progresso della convenzione sta nel passaggio da una visione delle persone disabili, come oggetto di assistenza filantropica da parte degli stati o dei singoli individui, a soggetti, titolari di diritti, in grado di dare loro stessi un contributo alla società. Quest'ultima ha il dovere di mettere in atto tutte quelle risorse che possano contribuire a creare o ad aggravare la condizione di disabilità, a fornire tutte quelle prestazione di carattere sociale, educativo sanitario, essenziali per raggiungere quest'obiettivo. Per usare un linguaggio giuridico, molti di quelli che prima erano considerati diritti soggettivi imperfetti (quindi in qualche modo lasciati al buon cuore delle amministrazioni), con la ratifica della convenzione sono di fatto divenuti diritti soggettivi perfetti (che l'amministrazione ha il dovere di ottemperare).

Molto presto anche nel Lazio potremmo vedere le ricadute pratiche della convenzione. Come sapete, la Regione Lazio per un problema di bilancio, ha tagliato le prestazioni ai disabili fornite da strutture convenzionate ex articolo 2, legge 883/78. Molti disabili saranno dismessi da i centri di riabilitazione. Ma l'articolo 25 e 26 della convenzione sancisce il diritto alla cura e alla riabilitazione. Se la regione non darà indicazioni alle ASL o ad altre strutture di prendersi in carico queste persone senza passare per lunghissime liste di attesa, non sarà difficile ottenere questo tramite una sentenza di tribunale, che sicuramente farà riferimento alla convenzione.

Per riprendere da dove eravamo partiti, grazie alla convenzione, la mamma alle prese le difficoltà dell'inserimento scolastico avrà più forza per fare valere i diritti di suo figlio, la signora chiusa nel suo appartamento potrà ottenere che venga garantito il suo diritto alla mobilità. Non solo, gli stati firmatari sono impegnati a far progettare e costruire edifici senza barriere, a misura di persona disabile (ma anche anziano, bambino, malato...). Gi anziani genitori che pensano con trepidazione al futuro del loro figlio, forse potranno essere meno preoccupati, sapendo che quel loro figlio mai cresciuto è titolare di diritti che lo stato si è impegnato a riconoscere, anche sotto forma di protezione sociale.

Ma manca ancora un passaggio, a mio avviso, decisivo. Fatta la legge (la convenzione), è necessario che il suo spirito e i suoi principi forgino le coscienze dei cittadini.

Nicola Panocchia Vicepresidente del Consulta per i problemi delle persone disabili del IV Municipio di Roma, coordinatore gruppo scuola della Consulta , genitore di una ragazza disabile, Presidente dell'Associazione "Il sogno"
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