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n.60 febbraio 2016
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Conversando con Stefania Chinzari
Maestra della Scuola Steineriana "Il Giardino dei Cedri" di Roma
di D'Agosta Luciana - L'intervista
Buongiorno Maestra Stefania, grazie per aver trovato il tempo di incontrarmi e rispondere alle mie domande.

So che sei stata giornalista e critico teatrale, oltre ad aver lavorato attivamente per Intercultura, esperienza che ti ha portato a scrivere un libro sugli scambi interculturali lo scorso anno. Un ricco e fruttuoso percorso di studio, approfondimento e ricerca personale infine, ti ha poi portato, 16 anni fa, ad interessarti della pedagogia Steineriana e a diventare una maestra che sta portando avanti il suo secondo ciclo di insegnamento.

Mi piacerebbe iniziare a esplorare la pedagogia Steineriana attraverso questa nostra conversazione, consapevole che un argomento così vasto e complesso non si può certo esaurire con un'intervista, ma speranzosa di poter ospitare, magari in uno dei prossimi numeri della rivista, un tuo graditissimo articolo di approfondimento.

Quindi, tanto per iniziare come dicevamo, ti chiedo qual è la visione del bambino, come allievo e scolaro nella pedagogia steineriana?
"Per rispondere con un'immagine, fuochi da accendere e non vasi da riempire, consapevoli che ci sarà il bambino capace di incendiare la foresta e chi potrà accendere solo il lumicino della candela. Ma andranno bene entrambi. Starà a noi accompagnarli e fare in modo che e l'una non devasti e l'altra non si spenga.

Una delle principali convinzioni della pedagogia di Rudolf Steiner è che le immense potenzialità del bambino non vanno stimolate e" sfruttate" troppo precocemente, ma anzi protette affinché possano rivelarsi nel loro progressivo manifestarsi e svilupparsi completamente e armoniosamente durante i 3 settenni che vanno dalla nascita ai 21 anni. Se sollecitate e utilizzate troppo presto, sottraggono sane forze di crescita fisiologica, fisica, neurologica ed emotiva al bambino. Il bambino che impara a leggere e scrivere a 4 anni sarà un bambino, e soprattutto un adulto, con meno forze di vita complessive.

Ancora con un'immagine possiamo seguire il bambino nel suo divenire: lo vediamo piccolo "ruscello di montagna" e molto presto torrente tumultuoso in cui noi educatori dobbiamo essere pronti a fare rafting, spesso estremo, sapendo che se non pagaiamo bene - a volte dovendo risalire la corrente e mettendo in discussione ogni "normale" corso delle cose - rischiamo di cadere travolti dal loro entusiasmo di crescita, dalla loro fragilità, dalla sfida del loro venire al mondo. Se pensiamo e vogliamo che ogni bambino, crescendo, scorra come un fiume maestoso fino al mare, le due istituzioni educative, gli insegnanti e i genitori, si predispongono ad essere i suoi argini, a non lasciarlo in balia di se stesso. A con-tenerlo, nel pieno rispetto della sua individualità e favorendo con ogni mezzo (creatività, gioco, ritmo, ripetizione, immaginazione) le potenzialità dell'uomo libero che sarà domani. La libertà è una conquista non è un dono.

E un po' come "insegnare a respirare", per usare una delle indicazione che Steiner ha dato nel suo corso per i Maestri della prima scuola Steineriana, tenuto a Stoccarda nel 1919.

Cosa vuol dire "insegnare a respirare" a un bambino?
Beh, in un mondo come quello di oggi, in cui tutto va veloce e stiamo perdendo contatto con i ritmi più elementari, a cominciare da quelli fondamentali - ormai per segnalare l'efficienza usiamo l'espressione "H 24" - oggi in cui più che respirare trattenimento il fiato... "insegnare a respirare" vuol dire accompagnare il bambino, il fanciullo e poi il ragazzo con un'educazione che rispetta, nella crescita, l'alternanza di contrazione ed espansione, sonno e veglia, e di tutte le alternanze di opposti che danno luogo alla vita, al percorso verso la conoscenza, alla comprensione di sé e del mondo, di sé nel mondo.

Per dare maggiore concretezza a quanto dici ti propongo di "entrare in classe", in una mattinata qualsiasi ....e farci "assistere" a una tua lezione.
Ogni lezione dovrebbe avere un suo ritmo, in cui si alternano e si rincorrono momenti di ATTIVITÀ con momenti di RICETTIVITÀ, in cui il bambino possa passare dalla contrazione all'espansione. Al mattino la maestra, dopo aver accolto i bambini salutandoli uno per uno, sulla porta della classe, stringendo loro la mano e guardandoli negli occhi, inizia la sua giornata raccontando una storia. A qualunque età e in qualunque classe, cala il silenzio, gli occhi si spalancano un po', si velano, qualche bocca si socchiude... Le immagini, siano delle fiabe della prima classe, dell'antico Testamento in terza, o le imprese degli eroi greci in quinta ...... persino Renzo e Lucia in ottava classe (terza media) pian piano diventano reali davanti ai loro occhi, e i bambini si immedesimano, e nutrono in questo modo le loro capacità immaginative, così pronte a emergere se si dà loro l'occasione. Subito dopo averli resi così sognanti e immaginativi, si dà il via alla parte ritmica. Via i banchi, prendiamo le palle, si battono le mani e i piedi, si salta, si canta e così, facendoli "entrare" negli arti prima che nella testa, i bambini imparano le conte, le tabelline e i verbi.....persino il minimo comune multiplo, o la forma attiva e passiva...

Dopo questa grande espansione, in cui ha partecipato con tutto il suo essere, inizia il lavoro sul quaderno dell'epoca. Nella scuola steineriana non ci sono libri di testo fino alla scuola media, ma i libri sono dei grandi quaderni che i bambini scrivono e illustrano ogni mattina...

Cos'è un'epoca?
Alcune materie si chiamano "epoca" perché vengono trattata per circa un mese ogni giorno, nelle prime ore della mattina. Le epoche sono quelle insegnate dal maestro di classe e sono: italiano, matematica e geometria, disegno di forme, storia, storia dell'arte, geografia, zoologia, botanica, mineralogia e, dalla 6 classe (1 media) in poi, fisica, chimica e astronomia.

Nelle ore successive di ogni giornata scolastica ci sono le altre materie, quelle che si fanno due volte alla settimana per tutto l'anno perché hanno bisogno di un apprendimento più "ritmico" : pittura e disegno, lavoro manuale ( ebbene si! anche i maschietti fanno ricamo, lavoro a maglia, uncinetto e con grande piacere e perizia....), due lingue straniere, musica e strumento, legno e euritmia, un'arte del movimento creata da Steiner.

Le vivaci immagini attraverso cui ci porti con te in aula, mi portano a chiederti: cosa caratterizza la didattica steineriana? Accennavi che lo sviluppo del bambino è suddiviso in settenni, e che il "maestro di classe" è una persona che tiene molto a cuore la sua autoformazione, che l'insegnamento, oltre ad essere caratterizzato dalle "epoche" tiene conto dei temperamenti dei bambini, utilizza i colori, l'arte e l'esperienza teatrale. Mi chiedo come si legano, intrecciano tra loro, tutti questi "ingredienti", per dar vita a un progetto educativo che accompagna il bambino dall'infanzia all'età adulta, con quali attività?
In asilo il bambino è libero di giocare con sabbia e costruzioni di legno, teli, secchielli, acqua, corde per saltare, tavoli e sedie per creare e immaginare mondi. Nel corso della settimana, oltre al gioco libero, i bambini svolgono attività guidate come la pittura, il pane, il disegno, la passeggiata nel bosco, il modellaggio con la cera d'api, la tessitura, sempre guardando e imitando i bambini più grandi e gli adulti (Steiner parlò dei neuroni specchio più di 100 anni fa) e allora si capisce quanto sia importante come ci muoviamo, cosa diciamo, cosa pensiamo, perfino.

A scuola, quando i primi denti da latte cadono e le forze dell'apprendimento sono pronte, la didattica cerca di nutrire non solo il pensiero, ma anche la sfera dell'anima, del sentire, del bello, e l'elemento della volontà, oggi particolarmente indebolito. Le tabelline, dicevamo, si imparano saltando, giocando con la palla e facendo ritmi perché entrino nelle membra prima che nella testa; la scrittura arriva con le immagini di storie create dal maestro e dal mondo (nel Monte il bambino impara a leggere la M e in mezzo al Monte "vede" la Valle! e così via). Tutte la materie, dalla storia alla botanica, dalla chimica alla geometria, sono educative, lavorano alla maturazione dell'alunno, ma è indispensabile essere creativi e mobili, non cristallizzare la conoscenza in definizioni assolute. Anche il maestro è chiamato ad un grande lavoro immaginativo sia didattico sia interiore per far com-prendere nel modo "giusto" a quella classe, a quel bambino, la differenza tra un angolo retto e uno ottuso, l'ottica o le polis, le parti del discorso. Per l'epoca di grammatica io ho inventato un intero villaggio dove il Nome era il sindaco e il Pronome il primo ministro e il Verbo un fattore sempre al lavoro e l'Aggettivo una fanciulla tutta sentimento e così via. Si fa appello alle esperienze, ai sentimenti, al corpo per insegnare ad imparare, come dice Steiner, per tutta la vita dalla vita stessa.

Entriamo ancora in una classe steineriana, questa volta per guardarci intorno.... Cosa vediamo? Aiutaci a immaginarlo.
L'aula è per ogni classe - quella miracolosa compagine di alunni e insegnanti destinata ad incontrarsi e riplasmarsi per otto anni e poi tutta la vita - un posto molto speciale. E' la propria casa, la stanza dove si sta con gli amici, dove si entra nel mondo della conoscenza e dell'arte, dove si condensano migliaia di esperienze pedagogiche, emotive, sociali. E' normale che prenda la fisionomia e l'energia di chi la abita ed è importante che sia curata, pulita, ordinata SEMPRE, non solo nelle prime classi quando i bambini sono piccoli e vivono la loro interiorità quasi proiettata nell'ambiente che li circonda, ma anche nelle classi dei grandi, perché proprio mentre i ragazzi entrano nel tumultuoso caos interiore dell'adolescenza è balsamico che almeno il "fuori" sia bello, lindo e sotto controllo. In un angolo dell'aula c'è sempre un tavolino dove una pianta, un sasso, un'immagine, un telo colorato testimoniano lo scorrere delle stagioni. Alle pareti i disegni e gli acquerelli degli allievi e i quadri o le fotografie della materia che si sta svolgendo nell'epoca.
Ma le pareti cambiano colore ogni anno.
Attraversando le aule dall'asilo all'VIII vediamo infatti, che le pareti riproducono i colori dello spettro solare: il rosso, (asilo e I) il giallo, l'arancio, il verde, l'azzurro, l'indaco e il violetto. Qualcuno noterà che sono anche i colori dei chakra, dal primo, il rosso delle radici, al settimo, il violetto della corona e se proviamo a tradurre questo nella tripartizione steineriana dell'uomo in un essere capace di forze del volere (le membra), del sentire (la sfera ritmica del cuore e del respiro) e del pensare (l'apparato neurosensoriale), possiamo dire che si va dalla sfera della volontà alla sfera del pensiero passando attraverso il sentire.
I colori allora accompagnano il percorso antropologico dell'alunno nella sua graduale trasformazione da bambino di asilo, I e II, ovvero essere volitivo per eccellenza circondato dal rosa e dall'arancio, a fanciullo, quando dalla III alla V classe si apre ad una comprensione piena di sentimento che si esprime nel giallo che vira pian piano verso il verde, e infine al ragazzo di VI -VIII, quando la sua sfera intellettuale viene apertamente sollecitata e intorno la classe prende le tonalità più fredde del pensiero e del giudizio.
Le rispondenze con il programma di studio sono esatte e affascinanti. Un solo esempio: in VI la classe è azzurra e questo è il colore che presiede il chakra della gola e proprio in VI classe si studiano gli antichi Romani che hanno fatto dell'oratoria un'arte insuperata.
I colori - che gli allievi semplicemente godono, senza entrare in spiegazioni come questa - sono solo un aspetto dell'architettura organica che nasce dagli studi di Steiner sulle costruzioni e le forme e sarebbe molto bello se, oltre alle pareti, tutte le scuole potessero offrire agli allievi un intero edificio costruito secondo questi principi, come succede spesso all'estero, dove le scuole godono di grandi contributi pubblici e come è successo recentemente nella scuola Waldorf di Conegliano Veneto.

La musica, la falegnameria, le feste del mese, delle stagioni: "contorni" o "piatti di portata" nella pedagogia steineriana?
Come abbiamo detto, nelle classi della scuola dell'obbligo è importante nutrire tutto l'essere umano, non solo l'intelletto. D'altronde è provato che chi suona molto sta "aumentando sensibilmente il rendimento anche nelle altre materie" come riporta uno studio commissionato dal ministero dell'educazione tedesco e chi lavora a maglia sta producendo sinapsi che aiuteranno nella matematica e nella logica: l'essere umano è uno, meravigliosamente complesso, ma unitario, capace di racchiudere e di rispecchiare il cosmo intero. Mi capita la mattina, quando accendiamo per qualche minuto la candela per dare inizio alla giornata di scuola, guardare i miei alunni e pensare alla stella che c'è in ognuno di loro, in ognuno di noi, sideralmente lontana e misteriosa. L'educazione è una possibilità di accedere e di accendere quella luce.

Ringrazio Stefania Chinzari, maestra Steineriana e non solo, per la semplicità e la chiarezza con cui ci ha parlato di un argomento così ricco e complesso, e per la bellissima immagine che ci regala a conclusione della nostra conversazione. Ci auguriamo di averla nuovamente sulla nostra rivista per un approfondimento sullo stesso tema.

di Luciana D'Agosta,
logopedista e membro della Redazione de La scuola Possibile

http://www.giardinodeicedri.it/
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