Torna nella homepage
 
n.57 novembre 2015
Registrata presso il:Tribunale di Roma n. 63/2010 del 24/02/2010
Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno:18 Novembre 2017 Pubblicato da Sysform Editore - Iscrizione al R.O.C. n.19433 Sysform Editore - Via Monte Manno 23 00131 Roma
Articolo 'Copiare: dipende!'  >>>
SysForm Editore - editoria digitale per il mondo della scuola e della formazione
Sysform Ente di Formazione accreditato dal MIUR
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Orizzonte scuola 2 Orizzonte scuola
Pagina Long Life Learning 3 Long Life Learning

Ricerca avanzata >>>
Copiare: dipende!
La questione delle regole
di Bono Liliana - Orizzonte scuola
Qualche volta rifletto sulla disciplina.
Anni fa mi sembrava di vitale importanza che la scolaresca fosse molto silenziosa, per esempio.
Le regole prima di tutto, e ben fisse.
Poi ho conosciuto altre realtà e altre regole, diverse dalle mie. Non sempre mi sono sembrate opportune, ma qualche volta sì.
Un bambino che viene da paesi caldi, ad esempio, patisce molto di più il freddo, per cui può aver bisogno di tenere il giacchetto addosso in classe, anche se a me non sembra che la temperatura sia bassa.
Un bambino abituato ad usanze ed orari differenti dai miei può sentire fame in orari che a me sembrano inappropriati. Alcune famiglie si trovano in difficoltà a dare del "lei" per via della lingua (io non ci ho mai tenuto) e non è assolutamente una questione di rispetto o di "distanze".
E' una questione di interpretazione, un fatto percettivo.
Non è che gli altri non abbiano regole, è solo che le loro regole a volte sono diverse dalle mie, e lo sono non per insubordinazione o per capriccio, ma perché dettate da usanze e bisogni differenti dai miei.
Allora che fare? Mi chiesi un bel giorno.
Allora adottiamo un sistema che accolga e che discuta regole differenti e poi vediamo quelle che soddisfano le necessità del qui e ora.
Regole condivise: perché no?

A cominciare dalla vita in classe, ho fatto un po' di lavoro di setaccio.
La regola ci è utile così com'è: adottiamola. Altrimenti, modifichiamola un po'. A volte le regole si stravolgono proprio, nel piccolo e nel grande, anche a livello scolastico.
La lezione frontale, la didattica laboratoriale, la scuola rigida che applica la normativa, i decreti delegati, il piano dell'offerta formativa, il bilancio partecipato...
Il discorso è sempre lo stesso: un'eccessiva rigidità spezza, un'eccessiva mollezza rende inefficace l'intervento (lo diceva già Buddha).
Perciò noi in classe, oltre alle irrinunciabili regole del vivere comune, ci diamo un regolamento interno.
Non è vero che non si possa mai parlare, non si possa protestare, non si possa discutere. Vediamo come e quando farlo, anche se siete bambini.
Una mia alunna molto sveglia aveva l'abitudine di annotare in un'agenda le cose che io dicevo su cui lei non si trovava d'accordo o che non comprendeva. Nel momento dell'intervallo, o anche prima dell'inizio delle lezioni, ne parlavamo. Qualche volta le osservazioni hanno dato spunto a riflessioni interessanti, anche coinvolgendo il resto della scolaresca.
Il voto di comportamento a fine settimana è una specie di rito nella mia classe, così anche io, di tanto in tanto, me lo faccio assegnare dai bambini nella mia agenda, anonimo o firmato, a loro scelta.
Mi guardo un po' con i loro occhi, e qualche volta magari rimango perplessa, altre volte sorpresa, o lusingata, ma sento che mi fa bene e fa bene anche a loro, ogni tanto, una piccola inversione di ruoli.
A me da piccola hanno insegnato che non si deve mai copiare, e così io ho pensato per anni, finché dalle nostre riflessioni è emerso un pensiero diverso: se è una buona idea, se può esser utile ad altri, allora perché no? Mi pare che tutto il mondo da sempre lo faccia. Non è vero che non si può mai copiare: dipende!
Basta che non spacci l'idea per tua, puoi anche copiare a volte. In fondo, ben poche cose vengono inventate completamente.
La regola dell'onestà permane, quella dell'ispirarsi ad altri non è in contraddizione con essa.
E poi vediamo cosa è necessario modificare e a cosa è più opportuno attenersi, nella scuola e nella vita.
Altra innovativa regola (soprattutto innovativa per me) è stata con i miei studenti la legittimazione della risposta "non lo so": si può dire, è bene dirlo quando non conosci la risposta, può dirlo perfino la maestra (che infatti lo dice molte volte).
Mi fa tenerezza leggere accanto ad una voce verbale da analizzare la risposta "non lo so maestra, mi dispiace", e trovo i miei alunni ben instradati nel cammino della dignità, e della verità.
E mi torna in mente che lo sviluppo del linguaggio, della comunicazione, inevitabilmente per me si lega in qualche modo all'etica, come scrivevo in precedenza.
Non sono mai stata convinta di dovermi/volermi vendere come tuttologa agli occhi dei bambini.
A me piace di più sentirmi ancora alla scoperta, insieme a loro.

di Liliana Bono
Docente scuola primaria "G. Parini", Torino
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Bookmark and Share

Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
 

G.T. Engine Powerd by Sysform Roma Via Monte Manno 23 -Roma- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional