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Cosa guadagnano i miei alunni?
Quando cadono le frontiere
di Menna Rosanna - Organizzazione Scolastica

Durante l'ultimo Collegio dei Docenti svoltosi nel mio istituto il Dirigente ci ha comunicato che in una classe terza di uno dei plessi di scuola media inferiore di primo grado sono stati inseriti due ragazzi afgani. Fino ad ora eravamo stati un istituto con poche richieste di iscrizione di alunni stranieri e forse per questo non mi ero mai posta il problema dell'inserimento di ragazzi extracomunitari.

La notizia dei ragazzi afgani mi ha messo con le spalle al muro, mi ha obbligato a riflettere, ad interrogarmi: "Se fosse capitato a me, cosa avrei fatto? Cosa mi sarei inventata ed avrei organizzato per far sentire i ragazzi parte del nuovo gruppo senza per questo annullare tutto quello che portano con loro?"

Il dono dell'improvvisazione sono sicura che non manca agli insegnanti ma a lungo andare non basta ed è necessario pianificare le attività di lavoro in un'ottica ben diversa da quelle messa in atto per e con un gruppo di allievi di madrelingua.
È evidente il bisogno di rivedere i curricoli disciplinari in una prospettiva interculturale.
Sicuramente la prima progettazione a necessitare di questa revisione è quella relativa all'insegnamento linguistico, poiché il primo problema che un alunno extracomunitario incontra è quello della comunicazione linguistica in quanto la lingua rappresenta il cardine principale per comprendere, conoscere e farsi conoscere.

La letteratura inerente l'argomento mette in evidenza il fatto che i bambini immigrati riescono a raggiungere una alfabetizzazione parziale nella lingua del paese ospitante perdendo contemporaneamente molte delle conoscenze e abilità linguistiche relative alla lingua di nascita. Per molto tempo è accaduto che gli insegnanti abbiano considerato che la rimozione della lingua madre fosse la premessa necessaria per poter imparare la nuova lingua sottovalutando l'arricchimento che può nascere anche dalle mescolanze delle due lingue. Di conseguenza è indispensabile rovesciare questo teorema e trasformare in elementi di positività il passaggio da una lingua all'altra e non fermarsi all'apprendimento della lingua unicamente come trasmissione di regole grammaticali e sintattiche.

Capisco che per molti insegnanti arrivare al traguardo dell'acquisizione della capacità di farsi capire e capire è sicuramente una conquista ma se essa può bastare in una prima fase, successivamente può precludere un iter scolastico regolare, producendo possibili effetti di ripetenza, abbandono e marginalità con conseguente perdita del patrimonio intellettivo e creativo del ragazzo. La rottura della lingua ostacola anche i rapporti dei docenti con la famiglia che in questo modo perdono l'occasione di poter venire a conoscenza della storia pregressa dell'alunno, delle sue esperienze, delle sue paure, dei suoi dubbi e dei suoi progetti.

Senza dubbio una buona preparazione linguistica si matura attraverso l'uso della lingua in situazioni concrete quali ad esempio le occasioni di relazione con il gruppo dei compagni. Sarà compito dei docenti, indifferentemente dalle discipline insegnate, cogliere gli spunti ed utilizzarli in maniera produttiva. Detto questo è evidente che la lingua rappresenta il dispositivo facilitante di contatto e incontro interculturale ma d'altro canto anche le altre discipline quali la storia, la matematica, la musica o la geografia non possono essere non riscritte in un'ottica interculturale. A tal fine i docenti devono condividere modalità di progettazione e di verifica comuni, la molteplicità degli approcci dei curricoli, la conoscenza e la condivisione delle metodologie e dei mezzi giusti per realizzare il curricolo interculturale.

Certamente per i docenti è un percorso non facile, che richiede la messa in discussione delle proprie metodologie, contenuti e modalità relazionali. Ci si potrebbe chiedere quale sia la motivazione di tale stravolgimento per uno o due alunni che arrivano da chissà dove e se ne andranno magari anche a breve. A me a questo punto è sorta una domanda: "I miei alunni cosa perdono?".
Ho cercato di riflettere, di indagare ma ahimé non ho trovato nulla se non un'altra domanda: "Cosa guadagnano i miei alunni?".
A questo quesito la mia mente si è accesa e ho trovato le mie risposte:

 un insegnamento interculturale favorisce l'uso della miriade di canali e codici informativi e comunicativi che la società odierna ci propone

 la conoscenza delle strutture grammaticali e sintattiche di differenti lingue fornisce la possibilità di capire forme mentali diverse

 la realtà scolastica sempre più multiculturale permette di addentrarsi negli usi, costumi e modo di pensare di altri popoli. Le storie raccontate fanno viaggiare i nostri alunni in territori lontani, inesplorati e consentono di annusare atmosfere ignote e di condividere sentimenti di amicizia e di solidarietà con popoli a noi lontani.

Può bastare? Penso proprio di sì.

Rosanna Menna, Docente I.C. Via Perazzi 46 - Roma
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