Torna nella homepage
 
Numero: 5-gennaio 2009- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 15 Novembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

Via Monte Manno 23 00131 Roma

Articolo 'Cosa hanno in comune "Il monel... >>>
Per visualizzare le sottoaree clicca sull'icona
Dalla redazione Dalla redazione
Long Life Learning Long Life Learning
Editoriali Editoriali
Emergenza scuola Emergenza scuola
Organizzazione Scolastica Organizzazione Scolastica
Integrazione Scolastica Integrazione Scolastica
Didattica Laboratoriale Didattica Laboratoriale
In diretta dalla Segreteria In diretta dalla Segreteria
  Pag Argomento
HomePage   HomePage
Pagina Emergenza scuola 2 Emergenza scuola
Pagina Organizzazione Scolastica 3 Organizzazione Scolastica
Pagina Didattica Laboratoriale 5 Didattica Laboratoriale
Pagina In diretta dalla Segreteria 6 In diretta dalla Segreteria
Pagina Long Life Learning 8 Long Life Learning

Ricerca avanzata >>>
Cosa hanno in comune "Il monello" di C. Chaplin e "Il Piccolo principe" di Saint Exupery?
Ovvero il dialogo tra noi adulti e i bambini è possibile se ci apriamo al dialogo col bambino che è in noi.
di Melchiorre Simonetta - Didattica Laboratoriale
Cosa hanno in comune "Il monello" di C. Chaplin e "Il Piccolo principe" di Saint Exupery?
Entrambi sono bambini smarriti, in un deserto o in una città, incompresi dagli adulti, abbandonati e traditi o lontani dai loro oggetti d'amore. Ambedue sono soli ad affrontare la vita, hanno ancora pochi strumenti per affrontare le difficoltà del mondo ma possiedono anche una saggezza profonda in grado di trasformare.
Tutti e due i nostri bambini incontrano un adulto, anch'esso perso, "caduto" da un aereo o tra ultimi della terra, solo, incompreso, bisognoso di uno scopo, di un progetto, di una rinnovata fiducia nella vita.
E' bastato uno sguardo più profondo che andasse oltre le incombenze dell' esistenza, al di là delle preoccupazioni del quotidiano e delle emergenze che la realtà ci pone (riparare un motore, sopravvivere alla povertà) e questi adulti, delusi, senza un progetto, senza più sogni non hanno saputo resistere alla richiesta di cure di quei bambini capaci di risvegliare dalle coltri il loro bambino interiore.
La motivazione che mi ha spinto ad affrontare questo argomento con i miei alunni è stata l'emozione di ritrovarmi a dialogare con il bambino che sento ancora vivo dentro di me.
Questo dialogo è cominciato durante la visione del film.
Non ero molto sicura che i miei alunni avrebbero capito e apprezzato un film muto e in bianco e nero. Avevo timore che anni di visione di cartoni molto animati, rumorosi e violenti avessero anestetizzato nei ragazzi la capacità di cogliere la poesia in un gesto senza dialogo, in uno sguardo con pochi sottotitoli. Così non è stato.
Durante la proiezione del film li ho visti ridere, emozionarsi, piangere, preoccuparsi. Insomma li ho visti seguire con empatia la storia senza mai abbandonare con il cuore il destino dei personaggi.
Il dibattito è stato molto vivo, ognuno ha potuto raccontare e disegnare la scena che maggiormente li aveva colpiti e spiegarne il motivo. Si sono appassionati alla storia del regista e alle motivazioni esistenziali che lo hanno spinto a girare questo film: la morte di suo figlio, il fatto che proprio lui da bambino avesse soggiornato per un periodo in un orfanotrofio.
Hanno capito, ancora una volta, che dietro un film di qualità, dietro un'opera d'arte c'è sempre il punto di vista di un uomo, c'è un frammento della sua vita, c'è una gioia, un dolore e che il film rappresenta proprio un modo di attraversarlo e di trasformarlo.
Al termine del dibattito sul film che è durato più giorni, ognuno (prendendo spunto dal vagabondo che decidendo di prendersi cura del monello, ha dato un valore anche alla propria vita) ha potuto scrivere su un cartoncino nero a forma di bombetta alla C. Chaplin il proprio impegno per migliorare la propria esistenza e quella delle persone vicine. L'impegno doveva essere concreto, sotto forma di comportamento e doveva essere circoscritto alla realtà della classe. In questo modo l'impegno assunto potrà essere "monitorato" e rinnovato ogni volta con l'aiuto e il sostegno, nei momenti difficili, di tutto il gruppo.
Il dialogo con il "mio bambino" interiore era cominciato e lui mi ha portato dal piccolo principe.
Volevo leggere il libro ai miei alunni e trasformarlo insieme a loro in una sceneggiatura teatrale che comprendesse la storia del piccolo principe ma anche la loro storia.
Ho cominciato a leggere il primo capitolo nel quale Saint Exupery racconta di quando, all'età di sei anni, mostrò un suo disegno ai grandi, un boa nell'atto di digerire un elefante intero, chiedendo loro se avessero paura. I grandi risposero che no, non avevano paura di un cappello e che lui avrebbe dovuto occuparsi di cose più serie, quali la matematica e la geografia.
Saint Exupery scrive a chiare lettere che i grandi hanno dimenticato di essere stati bambini, che i bambini si stancano di spiegare le cose ai grandi.
Dopo aver letto e commentato insieme questo capitolo ho rivolto loro questa domanda: "Quando avete fatto vedere qualcosa ad un adulto e lui non ha capito?" E' stato un momento difficile per alcuni, ci sono state resistenze ma alla fine tutti hanno raccontato un episodio nel quale si sono sentiti incompresi. Le loro esperienze sono state lette, poi in piccoli gruppi si è votata quella in cui si riconoscevano maggiormente per poterla sceneggiare e metterla nel copione che stavamo scrivendo.
Al termine di questo lavoro ho proposto un questionario da fare ad uno dei due genitori.
Questo questionario aveva lo scopo di far entrare in contatto i bambini con l'idea che i loro genitori sì possono dimenticare, alcune volte, di essere stati bambini e non comprendere, ma in loro, da qualche parte, egli vive ancora. Il questionario, inoltre, aveva lo scopo di far riflettere i genitori sull'esistenza di una parte che spesso neghiamo, tacitiamo, ignoriamo ma che c'è e che è indispensabile per entrare in sintonia con noi stessi oltre che con i nostri figli.
Il lavoro è andato avanti con la lettura degli altri capitoli (ed ancora prosegue) ed ogni volta è stato occasione di lavoro e riflessione per poter costruire, passo dopo passo, la sceneggiatura del nostro copione.
Tra i tanti lavori vorrei condividerne uno con voi perché ha prodotto, a mio avviso, una vera e propria opera d'arte: una poesia scritta a "più mani" dai bambini.
Partendo dalla lettura del capitolo in cui il piccolo principe chiede a Saint Exupery di disegnargli una pecora per liberare il suo piccolo pianeta dagli arbusti di baobab, in grado di distruggerlo se fossero cresciuti, ho chiesto ai bambini: "Avendone la possibilità, cosa vi fareste disegnare? Di cosa avete bisogno, per voi o per le persone che amate?". "Cosa vi preoccupa?". "Cosa vi renderebbe felici?".
Poi ho chiesto loro di scrivere una frase che aveva come unico "obbligo" quello d'iniziare con le parole "Mi disegni". Prima di iniziare ho proposto alcuni giochi per "sciogliere" la fantasia, liberarla dalla paura del giudizio e predisporre i bambini al dialogo interno. Infine ho creato l'atmosfera, agevolata da una musica, che li aiutasse ad entrare in contatto con il loro mondo interiore e a raggiungere il giusto rilassamento.
Al termine ho raccolto tutti i foglietti in cui avevano scritto le loro frasi e le ho semplicemente messe insieme: il risultato è stato commuovente. Ditemi se non è così.

Simonetta Melchiorre Docente I.C. Viale Adriatico - Roma

In allegato:
"MI DISEGNI": il lavoro dei bambini
Il Questionario per i genitori

Il link al sito di Cinemavvenire
Aggiungi un commento
Sono presenti 0 commenti Visualizza tutti i commenti
Stampa Articolo Stampa articolo
Invia una opinione sull'articolo
Il lavoro dei bambini:MI DISEGNI Il lavoro dei bambini:MI DISEGNI
Questionario per i genitori Questionario per i genitori
CinemAvvenire CinemAvvenire
 

G.T. Engine Powerd by Innova Servizi Roma Via Appia Nuova 882- Web Content Manager Maurizio Scarabotti

Valid HTML 4.01 Transitional