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Numero: 1 -settembre 2008- Anno II   Direttore responsabile Manuela Rosci
Oggi è il giorno: 23 Settembre 2018

Pubblicato da Sysform Promozione di Sistemi Formativi

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Articolo '"Cosa posso fare io?"'  >>>
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"Cosa posso fare io?"
Il mio lavoro di integrazione
di Ruggiero Patrizia - Integrazione Scolastica >>> L'esperienza a scuola
Ancora oggi ho sentito questa frase detta ad un corso di aggiornamennto da parte di un professore universitario e soprattutto oggi non la accetto: "Non si puo fare integrazione se non ..."e lì tutta una serie di condizioni fondamentali e importanti, necessarie e non sufficienti!
È da venti anni che io cerco di fare integrazione nonostante assenze, mancanze, disturbi, e ci sono state certamente situazioni in cui sarebbe stato più facile incrociare le braccia che provarci. Basta pensare ai tempi reali disponibili per "programmare insieme" ai colleghi, alle diagnosi risalenti a parecchi anni prima, alle situazioni familiari oltre ogni limite, alla mancanza di spazi, di materiali, alle famiglie dei compagni, alla solitudine che rasentava l'abbandono, alla sensazione di vuoto intorno a me e dopo di me.
Ma la domanda che, inizialmente in modo inconsapevole, mi sono sempre fatta è stata: "io cosa posso fare?".
Questo non vuol dire che non abbia tentato e spesso anche realizzato continuità, reti, alleanze e cooperazioni. Non vuol dire che io sia andata avanti da sola ignorando tutto e tutti.
Questo vuol dire che sono partita da me, da quello che io potevo fare , da ciò che avevo, dalle risorse, dalle positività, a volte da poco e a volte da quasi nulla.
E così mi sono attivata su una "risorsa possibile" sicuramente presente, i compagni e ho utilizzato uno spazio certo, anche perché molto spesso l'unico, la classe.
Sono arrivata a costruire un programma molto particolare che ho chiamato "di tutoraggio" o apprendimento cooperativo (v.articolo sulla rivista di gennaio 2008). Tale programma è assolutamente rivolto a tutta la classe, - perché l'integrazione è un processo che ha come protagonista tutta la classe - e porta alla crescita e allo sviluppo di ogni alunno.
La specificità che derivo dalla diagnosi funzionale è importante perché mi consente di individuare le strategie più utili e soprattutto mi guida lo studio delle persone: delle preferenze, degli stili, delle abilità, del carattere, del modo di essere e di fare di ciascuno.
Entro in relazione, li aiuto ad imparare ad apprendere e li GUIDO ad aiutarsi ad apprendere e e relazionarsi affinché tutti sperimentino la classe come luogo particolare di convivenza, di apprendimento e di evoluzione, e i compagni come un riferimento continuo e sicuro e un confronto costruttivo.
Mi propongo indirettamente come modello e scopro esploro evidenzio modalità personali che restituisco e rendo consapevoli. Utilizzo i contenuti delle discipline e mi attengo al tempo e alle attività scolastiche, non sconfino (e questo è un altro capitolo). Posso così individualizzare l'insegnamento e perseguire apprendimenti personalizzati. Non sto "parlando" di socializzazione - spontaneità - creatività - solidarietà che sono concetti vaghi, sto applicando tecniche di comunicazione efficace, di cooperazione, di consapevolezza dei processi metacognitivi, di empowerment personale e di gruppo, di sviluppo di competenze cognitive e relazionali fondamentali anche per il mondo del lavoro oltre che nei rapporti personali e familiari. E quindi di metodo, di studio, di organizzazione e non solo di entusiasmo, passione, amore.
Sto parlando di istruzione, cioè di fare scuola e di integrazione a scuola. Questa è la mia parte, chiara, individuata, non confusa (né isolata, che sia chiaro), il mio ruolo, non di insegnante di sostegno, termine indefinito e ambiguo nonché qualunquista e vetusto, ma di "esperto in tecniche di integrazione e strategie di apprendimento".
P.s. Ovviamente è proprio questa una delle domande strategiche che insegno ai miei alunni.

Patrizia Ruggiero Docente di sostegno SMS Fellini - Roma
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Sono presenti 5 commenti Visualizza tutti i commenti
inserito sabato 21/10/2017 ore 02:07 da Francesca Di Salvo
Cosa posso fare io? Questa è la domanda che mi pongo sempre tutti i giorni. Sono un'insegnante di sostegno e il "cosa posso fare io "è la mia sfida quotidiana, cercare di comprendere quale è la strategia più adatta per arrivare agli alunni . Entrare in empatia, rendere fruibile le informazioni a tutti, soprattutto agli alunni in difficoltà, senza tralasciare la sfera emotiva che è la chiave che permette all'alunno di accedere al sapere e alle dinamiche del gruppo. Questa domanda posta agli alunni potrebbe , inizialmente , metterli in difficoltà ..spiazzarli, attenderei però la risposta che secondo me sarebbe una "richiesta d'aiuto " è una dimostrazione di fiducia. Proverò ad utilizzarla!!
inserito giovedì 19/10/2017 ore 22:01 da Federica Paoli
Creare un ambiente di apprendimento in cui sentirsi accolti, apprezzati, capito, aiutati è quello che cerco di fare ogni singolo giorno. I nostri alunni provengono da famiglie che spesso non hanno i mezzi ne materiali ne culturali per supportarli, che sono sfasciate e che non si curano della crescita armonica dei loro figli e tantomeno della loro autostima. Allora la scuola si deve mettersi in gioco e in discussione, deve con ogni mezzo necessario essere ambiente di condivisione e di crescita serena, di acquisizione di competenze, senza dubbio, ma soprattutto di vita condivisa e cooperazione attiva
inserito giovedì 19/10/2017 ore 21:58 da Anna Papa
Spesso mi sono trovata a farmi la domanda:"Cosa posso fare io?" E ogni giorno ci provo a fare qualcosa, forse facilitata dal fatto che insegno nella scuola dell'Infanzia dove tutto è veicolato da istinto puro... dove difficilmente esistono pregiudizi..dove i bambini stessi sono gli artefici di forme diverse di accettazione e di integrazione reciproca. Non ci sono differenze di razza, di religione, di appartenenza, di lingua..nascono altri canali di dialogo!Si viene a creare "l'oasi felice"come la chiamo io, una situazione dove crescere insieme imparando tutti da tutti...almeno finchè rimaniamo dentro la scuola!!
inserito martedì 17/10/2017 ore 20:30 da Desirè Leardi
Una vera integrazione, che deve sostenere tutti gli alunni, uguali ma diversi, deve essere anche sostenuta da tutti. E il gruppo-classe è fondamentale in questo processo poichè rappresenta quell'elemento di sicurezza e di forza che supporta nel momento del bisogno e crea quell'equilibrio sano e positivo nel quale crescere e confrontarsi. La classe è luogo di apprendimento ma anche rete di sicurezza che ti protegge nel momento in cui stai cadendo e ti impedisce di farti male durante la caduta.
inserito martedì 17/10/2017 ore 16:08 da Alessandra Gallitelli
L'integrazione vista come "risorsa di tutti e per tutti",dove ognuno sia risorsa dell'altro,dove il genitore o l'educatore lavorano in maniera sinergica per dare al bambino quello di cui ha bisogno mettendolo a proprio agio nel contesto educativo.L'integrazione è il confronto costante, è una ricchezza che unisce tanti punti di vista completamente diversi che condividendo una stessa situazione o situazioni diverse,si uniscono in un costante "apprendimento esperienziale" nel quale vivono e crescono secondo un atteggiamento costruttivo senza avere paura di sbagliare,guardando sempre avanti in maniera positiva.
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