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n.9 gennaio 2011
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Cosa si aspetta la Scuola dalla Politica?
I desideri che vorrei vedere realizzati in questo Anno Nuovo
di Damiano Maria Antonietta - Emergenza scuola
Con l'anno nuovo ciascuno esprime i desideri che vorrebbe vedere realizzati.

Tra i miei desideri, come cittadino e come responsabile di un Istituto scolastico, uno mi sta particolarmente a cuore: "restituire senso alla scuola come veicolo di formazione e laboratorio di valori per le nuove generazioni".
Non c'è alcuno, a mio avviso, che non sia consapevole dello stato di malessere e di "spaesamento" che oggi vivono la scuola e la società tutta.

Sarebbe noioso ed infecondo elencare qui le disfunzioni, i ritardi, le carenze che affliggono le strutture scolastiche e il mondo professionale che vi opera ma, sebbene ritenga che si debba provvedere al loro superamento, tuttavia vorrei porre l'attenzione sulla discrasia esistente tra i valori dichiarati e delineati nei dettami costituzionali, e di cui la scuola è portatrice, e quelli inverati nella società dai comportamenti concreti del mondo adulto, dal politico al commerciante, dal giornalista all'uomo di finanza, dal professionista all'operaio.

Il docente, che non abbia alzato bandiera bianca e perseveri nella sua azione educativa, vede non solo vanificata la sua fatica ma spesso etichettato il suo ruolo come "fuori tempo" e patetico.
Che senso ha, si chiede quotidianamente, che io mi prodighi per comunicare e trasmettere il valore della cultura, il rispetto della legge, l'importanza dell'impegno, della solidarietà, dell'onestà, della collaborazione a giovani che sono immersi in una realtà che esalta l'arrivismo, celebra la furbizia, che tollera e convive con l'illegalità e propone come obiettivi l'apparire, l'individualismo esasperato e il successo ad ogni costo?
A chi appellarsi per restituire valore autentico a parole ed enunciati erosi e svuotati di senso e a comportamenti ispirati esclusivamente a convenienze ed interessi particolari ed indifferenti del bene comune?

In primo luogo ciascuno di noi, a mio avviso, deve sentire l'esigenza di rimettersi in discussione e di recuperare la coerenza tra parole e comportamenti rimuovendo l'atteggiamento di condiscendenza e di rassegnazione che inevitabilmente finisce per agevolare e consolidare modelli distorti di riferimento.

Se è fondamentale partire da sé per dare una svolta radicale ad una situazione prossima alla deriva, è però indispensabile che coloro che rivestono ruoli istituzionali e svolgono funzioni di "classe dirigente" e concorrono alla formazione del "comune sentire", rivisitino il loro modo di essere e rimettano in discussione il loro modo di esercitare le funzioni di cui sono investiti e riconquistino il consenso non solleticando e assecondando i "valori bassi" ma attuando ed inverando concretamente, nella loro azione quotidiana, i valori democratici della nostra Costituzione.

Solo se questo mio desiderio si realizzerà, io credo, la Scuola e i docenti porranno fine al loro malessere e la cultura riacquisterà il ruolo che le compete a beneficio dei giovani e della società tutta.

Maria Antonietta Damiano, Dirigente scolastico I.C. Nobiliore - Roma


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