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n. 28 dicembre 2012
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Creare competenze metacognitive e metaemozionali a scuola
Comprendere meglio se stesso e gli altri sviluppando l'intelligenza emotiva
di Infantino Aminta Patrizia - Didattica Laboratoriale
A scuola è importante e indispensabile tener conto delle conoscenze delle discipline, degli strumenti che utilizziamo per facilitarne la comprensione e stimolarne la curiosità ma sono anche le competenze che noi docenti possiamo far acquisire ai ragazzi per facilitargli una meta conoscenza di sé che gli permetta di comprendere meglio se stesso e gli altri.

Insegno sostegno e attività integrative e durante l'ora di assenza (capita!) del docente curriculare 'approfitto' e porto avanti gli obbiettivi trasversali, creo competenze per la vita.
Il ragazzo, durante l'ora di integrazione, esplora lo studio e la comprensione del proprio stile di apprendimento, del particolare tipo di intelligenza, nel metodo di studio che maggiormente gli si confà sviluppando un'intelligenza metacognitiva. Investiga sulla sua vita meta emozionale che gli permette di perlustrare e riconoscere i consueti sentimenti, stati d'animo e sensazioni, con i conflitti e i risentiti che muovono e smuovono le proprie azioni imparando a contestualizzare nel rispetto di sé e dell'altro.
Si crea in classe l'opportunità di aprire la mente a varie e nuove possibili soluzioni in un'atmosfera accogliente e non giudicante.

La scuola, per i ragazzi, è l'anticamera della società e gli insegnanti in primis, per operare verso una rivoluzione culturale che miri all'integrazione e non all'esclusione, devono puntare a possedere una mente integra.

Per mente intendo quel luogo dove hanno sede i nostri pensieri, la nostra parte emotiva, intellettiva, sociale, affettiva, parti non scindibili e vivisezionabili, la mente che ci dà l'impulso su come vivere. Un luogo che, conoscendolo e riconoscendolo, consente di accettare e accogliere ogni più piccola parte di noi stessi e di conseguenza degli altri.

Le nostre infinite possibilità di apertura permettono di passare dalla chiusura e l'esclusione alla tolleranza, dalla tolleranza al rispetto incondizionato per noi stessi, per gli altri e per i diversamente uguali a noi. In ogni classe dove ci sia un diverso e un insegnante di attività di sostegno e integrazione che opera per il supporto didattico e disciplinare, è importante che il processo di integrazione sia fatto sul gruppo attraverso giochi, riflessioni, attente considerazioni, elaborazioni che rendono possibile la conoscenza della nostra mente permettendoci di esplorare le parti più nascoste di noi, creando un ambiente accogliente e favorevole all'apertura all'altro, scevro da giudizi e valutazioni.
Semplicemente ascoltandoci.
Predisponendoci all'apertura della comprensione verso le diverse menti.
Accettare che siamo tutti diversamente uguali è il senso dell'inclusione.


Esplorazione meta cognitiva- la parola ai ragazzi

Con una seconda media. Dopo aver riportato e riflettuto con i ragazzi sulle intuizioni di Gardner e di Sternberg e sugli stili cognitivi invito i ragazzi a capire, seguendo ciò che hanno compreso, quale potrebbe essere il loro talento, se ne hanno uno prevalente e in che modo lo manifestano. Sono molto attenti e interessati, prendono appunti e fanno domande curiose e pertinenti. Chiedo loro di trarre alcune conclusioni personali e di appuntarsele. Spostiamo i banchi e ci sediamo in cerchio per terra e per farlo diventare un momento di gioco prendiamo una bottiglia e facendola roteare su se stessa lasciamo decidere alla sorte chi parlerà.

Beatrice: Ho un'intelligenza logico-matematica, kinestesica e interpersonale perché vado molto bene in matematica, so coordinare i movimenti e so capire gli altri. Io ho tutti i voti alti, credo di avere prevalentemente una mente analitica. Sono intuitiva e riflessiva.
Luca: secondo me ho un'intelligenza kinestesica e interpersonale. Sono una persona pratica, faccio sport a livello agonistico, i miei voti sono bassi e in classe mi annoio. Dei miei amici voglio sapere più le loro emozioni dei fatti e sono impulsivo.
Claudia: io credo di essere creativa. Ho un'intelligenza naturalistica, visivo-spaziale, interpersonale e intrapersonale e l'ho capito dal fatto che mi so relazionare con gli altri, amo disegnare, creare e collezionare minerali e gemme.
Andrea: io sono principalmente un analitico. Ho un'intelligenza logico-matematica. L'ho capito dal fatto che riesco molto velocemente a svolgere problemi di matematica e a organizzarmi. Ho voti alti. Se ho capito bene dovrei essere sistematico e analitico perché studio tutti i giorni e nel dettaglio.
Gabriele: io sono un tipo logico-matematico, kinestesico e linguistico- verbale. Amo muovermi, relazionarmi con gli altri tramite i gesti e le parole. Ho voglia di fare tanto sport, so intuire e dedurre, ho un buon vocabolario. I miei voti sono alti ma in classe mi annoio, non mi piacciono le medie e non vedo l'ora di andare alle superiori. Ho capito che sono un tipo pratico e impulsivo.
Giorgio: visto come mi esprimo, cosa pratico, le mie abitudini, i miei comportamenti, i miei voti credo che le aree prevalentemente aperte per me siano la linguistico verbale, che manifesto molto praticamente e la naturalistica che esprimo in maniera più analitica. Comunque mi piacciono molto questi momenti che ci insegnano a conoscerci meglio e vorrei sapere le emozioni e i fatti di tutti ma non sono emotivo. Credo di essere aperto a tutte le intelligenze ma poco a quella logico-matematica, anzi, faccio fatica a tenerla aperta!

La bottiglia rotola e si ferma verso Elisa. Invito Ilaria a parlare per lei perché Elisa è una ragazza con tratti autistici, sordo muta: Elisa ha un'intelligenza visivo- spaziale perché ricorda le forme e le figure e le associa, ama dipingere e a memory vince sempre lei.
Ilaria: grazie a questo gioco di oggi ho capito di avere un'intelligenza musicale molto spiccata. Adoro la musica e amo ballare. Sono creativa perché mi invento i balletti. Mi piace venire a scuola per stare con i miei amici.


Per facilitare l'esplorazione e la comprensione emozionale legata a un evento ci si può aiutare con la struttura del gioco I Feel elaborata da me che trovate all'interno del libro.
Il 'gioco' consiste nel prendere in esame e analizzare attraverso la Struttura 'I Feel' un evento di un personaggio (uno storico, un protagonista di un romanzo, un amico, se stessi...)
Naturalmente l' obiettivo del 'gioco' non è arrivare ad una conclusione oggettiva ma aiutarsi a porsi dei punti interrogativi per entrare in empatia con l'altro, sviluppando l' intelligenza intrapersonale, interpersonale e l'intelligenza emotiva attraverso l'ascolto e il dialogo.


Esplorazione meta emozionale - La parola ai ragazzi!

Con una terza media: Invito i ragazzi a soffermarsi su alcuni eventi significativi. Chiedo di scrivere su un foglio un evento che gli ha procurato gioia, poi chiedo di appuntarsi un evento che gli ha causato paura, in seguito tristezza e poi ira.
Chiedo di sceglierne uno e di evidenziare l'evento che desiderano approfondire.

Ludovica: Mi sono persa in vacanza con mio fratello e i miei cugini. Di notte in un parco ho avuto paura e ho provato una sensazione di confusione perché tutto sembrava uguale nel parco e di disperazione perché per un'ora non abbiamo trovato l'uscita. Nell'istante in cui è avvenuto il fatto ho provato un conflitto di abbandono e smarrimento. Mi sentivo indifesa, mi sono bloccata e avevo bisogni fisiologici.
Alessandra: Le mie migliori amiche odiano il mio cantante preferito. Questo fatto mi ha riempita di rabbia per la paura che potrei anche litigare con loro per il cantante che mi piace, pur essendo una cosa stupida (attenta Alessandra, ti stai giudicando). Mi sono sentita assillata da loro perché criticavano quel cantante, ma qualsiasi cosa loro dicano io non cambierò idea e lui resta il mio cantante preferito. Avverto un conflitto perché rifiuto che loro criticano una persona che a me piace molto. Mi sento indifesa perché nella mia classe non c'è nessuno che condividere la stessa passione ma lotto per difendere il mio diritto di farmi piacere chi voglio io. Sento il bisogno di realizzazione personale, se le mie amiche tacciono e mi lasciano fare ciò che voglio io mi sento realizzata.
Agnese: Un evento che mi ha riempita di gioia è stato l'esame di pianoforte che ho fatto sabato. Avevo tanta paura, mi sentivo demoralizzata ed eccitata, sapevo che avrei sbagliato tutto ma finalmente affrontavo il mio primo esame. Mi sentivo vulnerabile perché ero tanto insicura ma mi sentivo accettata. Ho lottato e agito per la mia realizzazione personale.
Valerio: La nascita dei miei cugini ha portato più amore nella mia vita. Ho avvertito una sensazione di meraviglia e di felicità, perché ho pensato di avere due cugini in più con cui giocare. Però ho sentito anche un conflitto di spodestamento perché mia nonna da molte attenzioni ai miei cugini. Mi sono sentito un po' vittima e ho agito bloccandomi, però, comunque, io voglio molto bene ai miei cugini. Ho agito per bisogno di appartenenza.
Valerio: quando sono stato attaccato dai cani ho provato paura. Ho avvertito una sensazione di terrore perché ero impotente; non potevo fare niente. In quel istante ho provato un conflitto di minaccia, abbandono e smarrimento. Mi sono bloccato e l'unico bisogno era sopravvivere.
Marco: Due anni fa ho vinto il torneo di calcio grazie al mio gol all'ultimo minuto. Il mio sentimento era amore e la mia sensazione era felicità ed esaltazione. Nell'istante in cui è avvenuto il gol mi sono sentito riconosciuto e gratificato. Ho assunto il ruolo del salvatore per la mia squadra e ho agito combattendo per vincere la partita. Ho agito per un bisogno di appartenenza alla mia squadra.

(Dal libro Alunni Speciali. Apprendere l'inclusione a scuola. Aminta Patrizia Infantino Edizioni La meridiana luglio 2012)

Aminta Patrizia Infantino, Docente di Sostegno Scuola Superiore di primo grado "Cecco Angiolieri" - Roma
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