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| Creare un contesto sufficientemente sicuro |
| Il sostegno come risorsa per la classe |
| di Nacci Consiglia - Integrazione Scolastica |
L'insegnante di sostegno ha una sua caratterizzazione, un suo ruolo ben definito e direi centrale nell'attuale istituzione scolastica. Lungi dall'essere un assistente dei docenti curricolari o, in alternativa, un insegnante "speciale" per bambini diversi, difficili e particolari, tale figura si propone come una risorsa, un punto di riferimento importante per l'intera classe.
È ormai tramontata l'immagine dell'insegnante di sostegno che partecipa o meglio assiste alla lezione del docente e che, accovacciata accanto al suo alunno, ripete e semplifica la lezione, dando suggerimenti e, a volte, completando il lavoro non svolto. Tale figura ha ormai una chiara identità professionale: ha una formazione e competenze specifiche, compiti e obiettivi ben definiti.
Sulla base dell'esperienza che sto maturando, presso il 196° circolo didattico, mi sento di asserire che il docente di sostegno ha il grande e difficile compito di costruire, all'interno del gruppo classe, un contesto sufficientemente sicuro, all'interno del quale ciascun bambino, possa sentirsi accettato; possa mettersi in gioco, scoprendo interessi e capacità e sviluppando motivazioni.
L'alunno deve sentirsi bene nella propria scuola, con i propri compagni, con gli insegnanti e le altre figure che si muovono in questo ambiente. Il sentirsi al sicuro, capiti e accettati per quello che si è, che si sa e che si sa fare e anche per le proprie fragilità, diventa una premessa indispensabile ai fini dell'apprendimento e - ampliando la prospettiva - della crescita della persona.
Obiettivo fondamentale è la formazione di personalità autonome, emotivamente e socialmente equilibrate, che sanno muoversi nei vari ambienti di vita.
Il bambino deve percepire la scuola come una madre, sufficientemente buona, in grado di accogliere e contenere ogni forma di espressione e comunicazione e capace di significare le diverse esperienze, a volte non immediatamente comprese e assimilate. Con ciò voglio dire che l'alunno, nel gruppo classe, deve sentirsi libero di essere se stesso; di sperimentarsi e di sperimentare l'ambiente sociale e fisico; di tirare fuori, comprendere e riappropriarsi delle proprie emozioni.
Da qui l'importanza di realizzare, nella classe, il circle time, il tempo del cerchio, all'interno del quale esprimere e ascoltare le proprie e altrui esperienze. E' in questo contesto che gli alunni possono imparare a comprendere e a dare un nome alle proprie emozioni (spesso manifestate attraverso comportamenti inadeguati e ingestibili); a rispettare i sentimenti altrui; ad apprezzare la diversità e a viverla come una ricchezza. È in questo spazio che gli alunni si sentono accettati e che è possibile realizzare la tanto auspicabile integrazione.
Promuovere lo sviluppo di personalità autonome e competenti significa anche mettere gli alunni nelle condizioni di poter scoprire talenti e capacità nascoste. Bisogna puntare su ciò che l'alunno sa fare in modo da rimandargli un'immagine positiva di sé e rinforzare l'autostima.
È interessante lavorare in un'ottica laboratoriale dove ciascun alunno ha la possibilità di sviluppare competenze sociali quali l'essere disponibili, aiutare i compagni in difficoltà, collaborare e confrontarsi con gli altri, gestire i conflitti. Per i bambini che vivono un particolare disagio - e non solo!- il laboratorio rappresenta un microsistema protetto, una simulazione della vita reale, in cui raffinare le proprie strategie di adattamento. I laboratori, al tempo stesso, consentono al bambino di percepire un senso di appartenenza (il far parte di un gruppo) e di sperimentare la diversità, l'alterità; sentimenti indispensabili ai fini della costruzione di una identità.
Tuttavia è necessario che tali attività vengano progettate ad hoc, in modo chiaro e soprattutto che siano aderenti ai reali interessi e alle motivazioni intrinseche dei destinatari. Si rischia sennò di creare contesti dai confini troppo diffusi, che piuttosto disorientano gli alunni, anziché arricchirli.
Consiglia Necci Docente di sostegno 196° Circolo didattico Via Perazzi 46 - Roma
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