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n.33 maggio 2013
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Crederci ancora
Un'esperienza fondamentale per la vita della classe
di Agolino Simona Loretta - Orizzonte scuola
Sono un'insegnante che crede ancora nella scuola fatta dalle persone che hanno voglia di rimettersi in gioco tutti i giorni. Spesso mi accorgo dell'insoddisfazione che nel nostro mondo c'è e ci toglie energia per poter costruire qualcosa di più bello per tutti.

Nella mia scuola, oltre ad insegnare la mia materia, mi sono sempre occupata delle uscite didattiche che coinvolgessero non solo la mia classe, ma anche l'intero istituto. Ritengo che tra le attività didattiche non frontali più comuni nella scuola italiana ci siano le visite di musei, aree archeologiche e/o zone di interesse ambientale, rappresentazioni teatrali o cinematografiche inerenti alle attività o argomenti svolti durante l'anno scolastico.

Credo che queste attività permettono agli studenti di relazionarsi coi compagni e gli insegnanti in modo diverso, più responsabile ma anche più informale.
Spesso gli alunni scoprono tra loro nuove alchimie o, al contrario, si confrontano accorgendosi di difetti e potenzialità dei compagni che all'interno dello spazio-classe non emergono in egual misura e si instaura un rapporto con gli insegnanti di maggior coesione e fiducia.

L'esperienza fuori dalla classe consente all'alunno, qualunque sia l'età che egli sta vivendo, di ritrovarsi in luoghi (teatro, museo, scavo archeologico, centro città) che probabilmente con la famiglia o con i coetanei non frequenta e non ha mai visitato.

L'apprendimento è solitamente più efficace se passa attraverso la visione diretta di una storia riportata sulla scena, oppure di oggetti, quadri, monumenti che dal vivo trasmettono meglio la loro grandezza, la loro magnificenza, la loro bellezza: un'emozione improvvisa che difficilmente un libro di testo veicola in modo altrettanto trascinante. È anche capitato che i genitori criticassero le uscite didattiche per motivi divergenti, spesso perché sono troppo poche e gli alunni passano la maggior parte dell'anno scolastico chiusi dentro le aule, altre volte perché sembrano troppe e troppo costose. Ho sempre cercato di trovare una soluzione per tutti.
La fase dell'organizzazione è molto impegnativa, ma anche stimolante visto che mi rapporto sempre con persone diverse e con diverse realtà.
Basti pensare alla responsabilità di portare fuori da scuola i ragazzi, il rischio di incidenti non sempre evitabili. In aiuto delle mie scelte da insegnante che crede nella forza dell'apprendimento con attività fuori dallo spazio classe, oggi ci sono moltissime offerte didattiche tra le quali noi insegnanti possiamo e dobbiamo scegliere, non solo per la qualità dell'attività proposta, ma anche per il livello della classe, per le capacità che possono essere attivate.
Esistono anche molte associazioni culturali che organizzano uscite didattiche mirate al tipo di classe e di scuola, con attività collaterali di supporto e rielaborazione dell'esperienza umana e culturale. Ho sempre ritenuto che la base dell'apprendimento debba essere l'esperienza diretta del bambino, l'osservazione dei fatti e delle cose attraverso i sensi, sostenute dalla riflessione e dal ragionamento, in modo tale da offrire un vasto complesso di competenze e conoscenze a disposizione di alunni e docenti, per sempre.

È importante che la scuola, oggi, offra piena legittimità all'esperienza extrascolastica e alla conoscenza spontanea fondamentale per la costruzione individuale di nuovi collegamenti tra il noto e l'ignoto, ma è anche alla base della costruzione sociale degli apprendimenti, attraverso la condivisione, lo scambio e il confronto tra le interpretazioni soggettive della realtà. La scuola non si deve limitare ad accogliere, valorizzare e favorire la rievocazione di esperienze pregresse individuali, ma deve proporre a sua volta esperienze collettive e sistematiche, fisiche e cognitive: attività di esplorazione, sperimentazione, osservazione, documentazione, che costituiscono i mediatori della successiva attività riflessiva e della costruzione sociale della conoscenza.
Inoltre ritengo che dobbiamo essere noi docenti i primi a crederci ancora in tutto quello che facciamo a scuola ,nel riscoprire - che ogni giorno -che sia esca fuori o no dalla scuola, stiamo vivendo una bellissima avventura.

Simona Loretta Agolino, giurista, docente I.C."2Ottobre 1870",piazza Borgoncini Duca Roma
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