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| Da leader "solitario" a leadership "partecipata" |
| Quando il Dirigente Scolastico è un counsellor professionista. |
| di Presutti Serenella - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di... |
Il counselling scolastico annovera ormai da decenni esperienze e rielaborazioni metodologiche;
si tratta soprattutto di modalità applicative nella gestione delle relazioni e delle comunicazioni a
diverso livello, considerando sia le relazioni di tipo simmetrico che asimmetrico :
a. tra "pari", ( alunno-alunno/ docente-docente, ecc.)
b. tra adulto e alunno
c. tra professionisti scolastici, con diverse competenze nell'organizzazione
d. tra professionisti scolastici e professionisti di altri Enti/istituzioni
e. tra professionisti scolastici e genitori
Se si esclude il primo punto, in tutti gli altri casi possiamo annoverare anche i rapporti che
impegnano la Dirigenza scolastica nella Scuola, e su questi si accende il mio particolare interesse
professionale di counsellor professionista.
Andiamo ad analizzare i "punti di interesse" secondo una possibile lettura psicosociale.
Il D.S. è il leader dell'Istitutzione scolastica, riconosciuto dalla normativa e dalla sua applicazione
nella gestione diretta nella Scuola; in quanto tale è il soggetto solitario nel contesto in cui opera, per
il ruolo che gli viene assegnato. Le caratteristiche riconosciutegli sono quelle considerate "naturali"
dei decisori, vale a dire POTERE E SOLITUDINE, con tutte le diverse declinazioni del caso ( il
capo è solo; la solitudine di chi poi decide, ecc...).
Il Capo di un Istituto scolastico, alla luce dei fatti, nella situazione odierna dovrebbe invece
reinterpretare questo "copione", se non addirittura sovvertirlo, per una serie di motivazioni,
potremmo dire, sia opportune che necessarie.
Proverò ad identificarle, soprattutto per quelle competenze che di più appartengono ad un contesto di comunicazione psicosociale.
1. la complessità del contesto sociale di riferimento esprime incertezza e flessibilità delle
condizioni umane, suggerendo a chi deve interpretarle, per poi anche gestirle, di mantenere
un profilo più deontologico che tecnico, per una partecipazione ai processi piuttosto che nel
riconoscere la priorità della valutazione dei prodotti,ovvero
LA CERTEZZA DI ESSERE INCERTO
2. l'esercizio del potere da parte dei decisori si connota sempre più nella capacità di problem
solving in un sistema di regole, piuttosto che nell'esercizio del comando teso a ribadire "chi
è il capo",ovvero
LA CONSAPEVOLEZZA PER CERCARE LA POSSIBILE SOLUZIONE
3. la leadership si identifica nelle competenze comunicative, di chi gestisce i conflitti,
nell'ascolto dell'altro da sé e nell'accoglienza della diversità, nel ribadire l'importanza del
punto di vista e dell'esistenza di altri modi possibili
LA GESTIONE PARTECIPATA
Ma possiamo considerare le competenze fin qui descritte appartenere anche all'ambito del Counselling psicosociale ? e se si, perché?
Non credo siamo in grado di definire i confini della professione di counsellor in modo chiaro
ed inequivocabile, e comunque, a mio parere, rimane più interessante lo spazio delle possibili applicazioni. Il Dirigente Scolastico counsellor non è quindi un modo affascinante per definire questo
ruolo, piuttosto uno spazio di ricerca e di confronto, nell'accettare la scommessa di una leadership efficace e riflessiva, che antepone le persone ai risultati, per una visione umanistica delle organizzazioni, in un progetto lungimirante, aperto ed ecologico per le nostre comunità sociali.
Serenella Presutti Dirigente scolastica del 143° C.D. di Roma
Counsellor professionista della Gestalt Psicosociale
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