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n 37 novembre 2013
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Dal Convegno sulla Qualità dell'inclusione scolastica
Spunti e provocazioni su cui riflettere
di Riccardi Barbara - Inclusione Scolastica
Idee, proposte, ricerche che diventeranno gli strumenti attuativi in campo didattico-esperienziale, per riformulare atteggiamenti lavorativi costruttivi del sapere e della nuova cultura. Ipotesi di elaborazioni di pensiero che arrivano da esperti e specialisti che ruotano nel/intorno al mondo della Scuola.

Dario Ianes Docente di Pedagogia Speciale e Didattica speciale - Scienze della Formazione Primaria Università di Bolzano e Fondatore e anima culturale del Centro Studi Erickson
"Qualcuno addirittura aveva trasformato l'acronimo BES in:
Bello Essere a Scuola
Bisogna Eliminare il Sostegno.

Per poter sostenere il nuovo decreto sulla Scuola, per una Scuola PIU' inclusiva bisogna creare:
Una Scuola che riconosce e valorizza le differenze TUTTE di TUTTI gli alunni
Una Scuola fondata sull'equità
Una Scuola metodologicamente efficace ed efficiente


Bisogna creare una Scuola che non solo valorizza, ma riconosce e fa emergere le necessità di tutti, non solo di quegli alunni che hanno qualche problema. Una Scuola fondata sull'equità che favorisce lo sviluppo di alcuni processi per una LETTURA PIU' EQUA DELLE SITUAZIONI DEGLI ALUNNI.

A) BES è una macrocategoria politica, non clinica,
B) BES cerca di leggere le situazioni "a valle" delle varie eziologie, con un modello antropologico biopsicosociale (ICF OMS) con una forte visione pedagogico didattica,
C) BES dà pari dignità ad ogni difficoltà di "funzionamento", evolvendo il modello medico dominante,
D) Cambiare la Lg. 104/92.

BES è un modo di leggere le situazioni in modo diverso dal punto di vista biopsicosociale a valle dell'eziologie e dell'origine. Bisogna riconoscere pedagogicamente le difficoltà e non delegare il problema alla Sanità, spostando il baricentro verso un'ottica più pedagogico-didattica, può essere un passo avanti verso la direzione dell'equità, dando pari equità a diverse situazioni delle disabilità, aprendo un tema di discussione sulla riforma della Lg. 104/92, perché non tiene conto di tutto quello che è successo dopo, dalla convenzione ONU 2006, ai ICF del 2001/2007, in quanto le cose e le considerazioni di salute hanno portato delle nuove considerazioni un po' diverse rispetto a quei tempi..."

Daniela Lucangeli Professore ordinario di Psicologia dello sviluppo - Facoltà di Scienze della Formazione Università di Padova.
"Il flusso dell'intelligere va verso un nuovo processo di apprendimento. Oggi nell'era del cambiamento non si parla più di intelligenza ma dell'intelligere, cioè di un flusso di azioni cognitive che hanno tre direzioni principali: dentro-fuori, dentro-dentro, fuori-dentro. Il da dentro-dentro è il cuore del cambiamento nel processo dell'apprendimento di ogni essere vivente, è il trasformare ciò che so io in quello che sai tu, questo diventa il patrimonio, è la risorsa, perché è arricchita di me e te e questa è vera integrazione. Nessuno è senza l'altro, perché ciascuno porta ciò che è nello spazio di vita comune, la propria differenza, il proprio passaggio nel pensiero, nel mondo, nelle idee, nella relazione, tutto ciò che siamo, noi con le nostre risorse, da dentro a dentro è la trasformazione attiva, intelligente.
Dalle scienze cognitive arriva l'idea che se l'errore non è una colpa, non è neppure un sintomo di disfunzione, è l'approssimazione alla conoscenza che tutti noi facciamo. Imparare ad approssimare è la maturazione a cui dobbiamo arrivare, evitando l'apprendimento dell'errore. Il padre delle scienze cognitive ha spiegato: il cervello sbaglia perché cerca armonia tra ciò che entra e ciò che sa, quando non c'è armonia, crea dissonanze cognitive che sono gli errori che ha trovato tra un insegnamento già dato e l'insegnamento in arrivo.

Come si aiutano i bambini per uscire dall'errore?
All'Accademia delle Scienze lo scorso anno è stato detto: Immaginiamo lo sviluppo come un processo di salita di un percorso a scale; in queste scale c'è quello che potremmo considerare il meccanismo della fatica gradino dopo gradino, di acquisizione di una tappa di sviluppo, e poi di una nuova tappa di sviluppo. Se vuoi aiutare un piccolo a percorrere questa scala devi seguire i livelli. Il primo livello è l'informazione: bisogna darla nel migliore modo possibile per creare una condizione di salita più agile, più adatta all'età, ma alcuni bambini saliranno e alcuni no. Il secondo livello è di facilitazione, facilitare per rendere più agevole la salita sulla scala: abbassare il gradino, mettere il corrimano, nell'ambito della Scuola introdurre delle facilitazioni didattiche, riducendo il carico, applicando delle strategie, organizzando unità didattiche in maniera che sia più ottenibile il risultato. Ma anche lì alcuni non saliranno. Allora bisogna capire perché non salgono e si arriva così al terzo livello: l'aiuto per uscire dall'errore e arrivare a capire la strategia che corregge l'errore e rassicura la salita.
L'alleanza con i piccoli è fondamentale per combattere l'errore.

Tutti commettono errori e per questo che c'è una gomma per ogni matita.
(Proverbio giapponese)

Una poesia sulla pace di un bambino di 8 anni e mezzo
Spero che vi faccia bene come lo ha fatto a me.

"Piove"
Ci vorrebbe una pioggia di pace,
ma tanta tanta tanta, tanta pioggia,
che piovesse ovunque nel mondo
contemporaneamente insieme dappertutto
senza smettere fino a che è mattino.
E pace c'è!

Mark Prensky, studioso americano che ha inventato la frase "nativi e immigrati digitali", da anni si occupa del rapporto tra bambini, adolescenti e tecnologie digitali. E'considerato uno dei maggiori esperti mondiali del rapporto tra tecnologia e apprendimento.
"Sono qui per aiutarvi in maniera pratica, per offrirvi nuovi punti di vista sulla tecnologia, com'è nata, com'è fatta la tecnologia e il futuro dei nostri bambini. Tutto racchiuso nel mio ultimo libro "La mente aumentata - dai nativi digitali alla saggezza digitale". Il mio scopo oggi è quello di aiutarvi ad essere innovativi, a sperimentare nuove cose meravigliose, non tutte necessariamente funzioneranno, ce ne sono tante che funzionano. I bambini ormai sono multitasking.
Voglio condividere tre prospettive:
1 sottovalutiamo i nostri giovani
2 sottovalutiamo il potere della tecnologia
3 sottovalutiamo cosa la Scuola potrebbe fare e dovrebbe fare

... Dobbiamo parlare di contesto, oggi i giovani vivono in un contesto nuovo, diverso da quello in cui siamo nati noi, è un contesto che io chiamo con l'acronimo VUCA: volatilità, incertezza, complessità, ambiguità e a questo si aggiungono i cambiamenti sempre più rapidi. E' un mondo sempre più interconnesso, questo è il mondo del XXI secolo, il secolo della tecnologia. Le materie classiche stanno cambiando e anche le arti: tutto questo è il risultato dell'avvento della tecnologia. I nostri giovani cercano di capire come vivere in questo nuovo mondo e il nostro compito non è trascinarli verso il nostro mondo, ma guidarli verso il nuovo mondo.
I giovani sono più uguali in ogni parte del mondo, più di quanto non lo eravamo noi e la tecnologia è proprio l'aria che respirano e per questo che non possiamo togliergli l'aria.
... Il contesto è cambiato e le mente dei giovani si adattano automaticamente ai cambiamenti, perché il cervello è plastico e si adatta al contesto. In passato ho parlato di immigrati digitali e nativi digitali. I nativi. (i giovani) sono vissuti solo in un contesto -quello di oggi- e alla gran parte dei giovani piace vivere in questa nuova era; invece molti di noi sono disperati perché temiamo di perdere la barca, noi adulti attuali siamo l'ultima generazione preinternet, ci portiamo dietro diversi concetti come la cultura, ma molte di queste idee sono cambiate per le nuove generazioni.
Il modo in cui si approcciano al mondo è la tecnologia, mentre prima era la lettura. Nuovi strumenti, nuove preferenze, nuove capacità, nuovi principi e nuove idee etiche. Hanno nuovi modi per comunicare con altra gente nuova. Noi prima o poi ci estingueremo. I giovani si costruiranno il loro mondo nuovo, il loro contesto nuovo. I giovani in tutto il mondo vogliono essere rispettati e le loro opinioni considerate; vogliono collegarsi e collaborare con i loro pari in tutto il mondo, vogliono seguire i loro interessi e le loro passioni e soprattutto vogliono creare usando gli strumenti del loro tempo e vogliono che la Scuola e tutto ciò che fanno siano reali.
Il consiglio che vi posso dare come insegnanti é dire qual è il vostro obiettivo e poi lasciarli andare con i propri mezzi; senza dire "devi fare una presentazione", piuttosto: "sorprendimi!!" Gli insegnanti che hanno più successo in tutto il mondo sono quelli che dicono: SORPRENDETEMI..

Questa generazione ha a disposizione gli strumenti più potenti mai visti prima, sono vicini alla tecnologia fin da quando nascono e anche chi non ha questa tecnologia aspira ad averla. I giovani dipendono e sono collegati alla tecnologia, mai prima d'ora: come se la caveranno dunque? In passato avevamo il nostro cervello, poi abbiamo visto che abbiamo due lati del cervello, dx e sx, oggi siamo arrivati al punto di affermare che abbiamo un cervello aumentato, una mente estesa collegata alle tecnologie, è questa la grande differenza che sta cambiando il mondo.

Barbara Riccardi, docente IC Via Frignani "Spinaceto" - Roma
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