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Dal prodotto al processo: cosa c'è dietro il "funzionamento" mentale dei nostri alunni?
Sviluppare le abilità metacognitive
di Ferraccioli Elena - Organizzazione Scolastica >>> Parliamo di...
Nel corso degli ultimi anni gli studi sulle differenze individuali hanno avuto importanti implicazioni nell'ambito educativo, soprattutto da parte di studiosi ed educatori interessati alla ricerca di metodi differenziati e individualizzati.
In questo contesto vengono ad assumere grande importanza gli approfondimenti relativi alle abilità metacognitive che sottendono ai processi mentali, ai diversi stili cognitivi e di apprendimento che contribuiscono a fare di ogni nostro alunno quel particolare alunno.

Abilità metacognitive

L'ambito delle abilità metacognitive è relativamente nuovo nel panorama della ricerca psicologica, ma è ricco di prospettive interessanti sia per la comprensione dei processi mentali sottesi all'apprendimento, sia per le concrete possibilità di recupero che questo approccio ha aperto in caso di difficoltà nell'apprendimento stesso.
Nella valutazione della dimensione metacognitiva si cerca di "andare oltre" il funzionamento cognitivo "semplice" dell'alunno (ad esempio leggere, calcolare, ricordare...) tenendo presente i tre aspetti specifici del funzionamento intellettivo:

? La "teoria della mente" posseduta dall'allievo: cosa l'alunno sa (o intuisce) del funzionamento in generale dei processi mentali, e cioè le sue conoscenze "teoriche" su come si ricorda, come si impara, come si fa a stare attenti, ecc.;

? Le attività di auto - osservazione e di autoconsapevolezza dei propri processi cognitivi: cosa fa concretamente l'alunno per osservare il proprio funzionamento cognitivo, come è in grado di autovalutarsi da questo punto di vista durante lo svolgimento di qualche compito cognitivo e, di conseguenza, quanta e quale consapevolezza ha elaborato dei suoi personali punti di forza e di debolezza nei processi mentali (ad esempio, sa che in certe situazioni è maggiormente distraibile, o che dimentica più facilmente alcune informazioni e non altre?);

? L'uso di strategie di autoregolazione e di autocontrollo sul pensiero e sui processi di apprendimento: cosa fa concretamente l'alunno per dirigere attivamente e consapevolmente i suoi processi cognitivi. In altre parole, nell'apprendimento e nell'esecuzione di compiti complessi, l'alunno esercita qualche forma strutturata di controllo sulla propria prestazione (come ad esempio autoistruzioni o forme di "dialogo interno")?
Questa dimensione metacognitiva è di difficile valutazione dal momento che richiede un buon livello di capacità introspettiva e di dialogo astratto. Resta però importante per noi insegnanti capire il livello di consapevolezza e di autoregolazione sui processi cognitivi che i nostri alunni sono in grado di attivare.
Nella pratica questa valutazione può essere effettuata attraverso vari strumenti tra cui interviste strutturate, dialoghi guidati o questionari standardizzati, ma soprattutto inducendo l'allievo a "pensare ad alta voce", rivolgendogli varie domande sui tre livelli della dimensione metacognitiva, e conducendo osservazioni informali che sono sempre una fonte primaria di informazioni (vedi allegato 1: questionario sugli stili di apprendimento).

Stili cognitivi e di apprendimento
Strettamente connesso al discorso relativo allo sviluppo di abilità metacognitive è l'approfondimento sugli stili cognitivi e di apprendimento che i nostri alunni maturano nel tempo.
Infatti gli alunni si differenziano tra loro anche per quanto riguarda gli stili cognitivi di elaborazione dell'informazione e di apprendimento. Alunni diversi si rapportano con modalità differenti all'elaborazione dello stesso materiale, e queste differenze tendenziali e costanti nel tempo (per questo si parla di "stile") possono darci utili informazioni sul modo più conveniente di presentare i materiali didattici, sui deficit particolari o sulla compatibilità tra l'approccio tipico dell'alunno e le caratteristiche del materiale e degli obiettivi.
La ricerca psicologica ha portato alla definizione di alcuni stili cognitivi fondamentali. Di seguito si riportano le coppie di polarità opposte di maggiore importanza:

? Sistematico-intuitivo: l'alunno con stile sistematico procede a piccoli passi, considera accuratamente e sequenzialmente tutti gli elementi concreti che ha a disposizione, mentre quello intuitivo formula e lavora su ipotesi di cui ricerca velocemente una conferma;
? Globale-analitico: l'alunno globale privilegia in genere le visioni generali di insieme, mentre quello analitico si sofferma su singoli dettagli, anche se minimi;
? Impulsivo-riflessivo: l'alunno impulsivo fornisce immediatamente la risposta, senza una sufficiente elaborazione dell'informazione; al contrario quello riflessivo valuta attentamente la situazione nei suoi vari aspetti, di conseguenza ne potrà risentire la velocità della risposta;
? Verbale-visuale: l'alunno verbalizzatore preferisce e riesce meglio in attività basate su un codice linguistico, mentre quello visualizzatore preferisce l'uso di figure, schemi e altre forme di elaborazione visiva (ad esempio creazione di immagini mentali per ricordare qualcosa);
? Autonomo/creativo-dipendente dal campo: l'alunno autonomo/creativo lavora con modalità divergenti di pensiero, originando da sé e liberamente nuove possibilità o soluzioni; mentre l'alunno maggiormente dipendente dal campo subisce molto di più le pressioni e i condizionamenti del contesto, anche interpersonale in cui si trova ad operare.

In modo molto simile a quello usato nella valutazione dell'area metacognitiva, anche nella comprensione degli stili individuali di approccio all'apprendimento e all'attività mentale si dovrebbe valutare l'alunno rispetto a tre livelli:
? La consapevolezza teorica generale sugli stili di pensiero/apprendimento (sapere che esistono e riconoscerli);
? L'autoconsapevolezza del proprio stile preferenziale;
? La capacità di differenziare il proprio stile in funzione del compito, assumendo temporaneamente e strategicamente anche uno stile opposto al proprio.

L'identificazione delle peculiarità e delle differenze di stile cognitivo dell'alunno è molto importante perché:

1. molte difficoltà degli studenti possono avere origine dalla discordanza tra il modo di insegnare del docente e il modo di apprendere dell'alunno

2. la tendenza, sia degli insegnanti che degli studenti, a confondere la discordanza di stile con la mancanza di abilità porta a percepire come "inadeguati" dei risultati in se stessi buoni. E' chiaro che se esiste una relazione "di congruenza" tra gli stili del docente e quelli dell'alunno tutto ciò va a vantaggio sia del rapporto insegnante-studente che dell' apprendimento di quest'ultimo.

Ma come è possibile per noi insegnanti rispondere alle caratteristiche individuali e agli stili di tutti i nostri studenti e contemporaneamente essere noi stessi?

In primo luogo, l'insegnante:
dovrebbe acquisire la consapevolezza che esistono diversi stili cognitivi e che questi non si identificano con le abilità;
dovrebbe inoltre identificare, attraverso un'autovalutazione, le proprie modalità di insegnamento/apprendimento poiché influiscono molto sull'interazione con l'alunno e sulla sua riuscita in ambito scolastico.
Successivamente, l'insegnante:
potrà riconoscere e valorizzare lo stile e le strategie preferiti dai suoi studenti, che costituiranno il punto di partenza per poterne sviluppare altri. Negare quello che lo studente sa fare, sia esso giusto o sbagliato, è spesso controproducente in quanto può indurre ostilità verso l'insegnante e la scuola e rifiuto per una certa materia o per l'apprendimento in generale.

Per valorizzare gli stili di tutti e per promuovere negli studenti la consapevolezza delle proprie caratteristiche cognitive e della necessità di ampliarle e migliorarle, è importante variare e incrementare il proprio repertorio di metodi di insegnamento e fornire una molteplicità di situazioni stimolo che permettano allo studente sia di utilizzare il suo stile preferito, sia di cimentarsi con stili e strategie di apprendimento diversi dai propri.

In sintesi, l'obiettivo dovrebbe essere quello di creare negli studenti una flessibilità cognitiva e strategica che permetta loro di gestire in modo efficace le diverse situazioni e richieste del mondo circostante, non solo scolastico.
Penso che gli alunni siano maggiormente disposti a mettersi in gioco, apprendano meglio e più velocemente quando le attività proposte comprendano più fasi che stimolino tutte le loro intelligenze includendo: il movimento, la musica, il disegno o la pittura, l'interazione tra di loro, momenti di introspezione, lavori in piccoli gruppi, la responsabilità individuale di una parte del lavoro, l'assegnazione di un ruolo da svolgere, la condivisione delle esperienze extrascolastiche, la risoluzione di un problema, lo sviluppo di un progetto, la creazione di un prodotto.
Chiedere ai nostri alunni una riflessione sui vari momenti di un lavoro complesso e dedicare molta attenzione all'osservazione dei loro comportamenti rispetto alle singole attività, può contribuire ad accrescere il livello di consapevolezza in merito al loro "funzionamento cognitivo".(vedi allegato 2)

Ogni alunno possiede una combinazione irripetibile di intelligenze diverse che, in interazione con il suo personale stile cognitivo, costituisce la base del funzionamento mentale attraverso cui si sviluppano i vari tipi di apprendimento.

Elena Ferraccioli, Docente di sostegno I.C. Via Perazzi 46, Roma

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