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n.46 ottobre 2014
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Dalla Direzione generale per lo studente
Intervista al Dirigente Raffaele Ciambrone
di Riccardi Barbara - L'intervista
L'organigramma del MIUR si ramifica in tre macro Dipartimenti: 1 Dipartimento per l'Istruzione, 2 Dipartimento per l'Università, l'AFAM e la ricerca, 3 Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali.
Fa parte del Dipartimento per l'Istruzione la Direzione generale per lo studente, l'integrazione, la partecipazione e la comunicazione la quale è suddivisa a sua volta in Uffici dal I al IX, tra questi a capo dell'Ufficio VII che si occupa di disabilità, il Dirigente Raffaele Ciambrone.

L'Ufficio diretto da lui è quello che si occupa di tutto ciò che ruota intorno allo studio e alla programmazione degli interventi e alla gestione delle risorse a sostegno dell'integrazione dei disabili, al coordinamento progetti e alle iniziative. Eroga fondi indirizzati agli stoici Uffici Scolastici Regionali - USR per la gestione di progetti a livello locale.
Dispone di una Segreteria che si occupa di osservare il fenomeno dell'integrazione dei disabili, affrontando analisi, studi e confronti con realtà internazionali e con l'Agenzia europea per l'integrazione dei disabili in collaborazione con la Direzione generale per gli affari internazionali e con la Direzione generale per gli studi, la statistica ed i sistemi informativi.

E' proprio a lui, al Dirigente Raffaele Ciambrone che chiediamo di fare luce sulla questione integrazione/inclusione.



Come si vede nei panni di docente in classe e qual è la sua bacchetta magica attuativa del processo inclusivo per un'educazione integrata?
La mia carriera comincia proprio come insegnante, attività che ho svolto per quindici anni e di cui conservo uno splendido ricordo. Quell'esperienza, maturata sul campo, mi è stata utilissima negli anni successivi, subito dopo il passaggio al Miur, consentendomi di avere un approccio pratico, che non si limita al solo aspetto normativo. Il filo con gli insegnanti non si è certo interrotto: da inizio anno, ho tenuto più di cinquanta incontri nelle scuole.
Per il resto, nessuna bacchetta magica: il processo inclusivo è affidato agli insegnanti, che devono aggiungere alle competenze tecniche un "supplemento d'anima", per dirla con le parole del filosofo Jacques Maritain. Quando l'alchimia avviene, i risultati - quelli sì - possono essere magici!.


Cosa occorre per "creare" docenti che imparino a fare per trasmettere il fare verso un percorso inclusivo?
Bisogna continuare a scommettere sulla professionalità docente. Anzitutto attraverso la formazione degli insegnanti che oggi - come molti altri professionisti - possono accedere alla formazione in servizio. La Legge 128 del 2013 ha inteso valorizzare ulteriormente questo aspetto: aumentare le competenze dei docenti, curriculari e non, per potenziare i processi di integrazione a favore di alunni con disabilità e altri Bisogni Educativi Speciali. A questo si aggiungono i master sui DSA finanziati dal Ministero e attivati in 35 università italiane; e inoltre i 40 master e corsi di perfezionamento su specifiche disabilità: autismo, ADHD, disabilità intellettive, rieducazione psicomotoria, disabilità sensoriali. I numeri - più di 11 mila iscritti negli ultimi due anni - bastano appena ad intuire l'interesse con cui i docenti hanno aderito. È la strada giusta: a lezione, e nel confronto tra loro, i docenti possono trovare le indicazioni operative che chiedono a gran voce. Anche il Rapporto de "La Buona Scuola" crede molto nella formazione. Per gli insegnanti diventa un diritto verso se stessi e un dovere verso gli studenti.

Quali sono le proposte che il MIUR sta e vuole attuare/proporre a riguardo?
Le prospettive future sono contenute nella recente Proposta di Legge sull'inclusione: prevede formazione, semplificazione delle procedure di certificazione, continuità curricolare e specializzazione rispetto agli interventi, adozione della prospettiva ICF. La proposta è innovativa, di certo lo è già stata nei modi: è stata elaborata anche grazie al contributo delle Associazioni che partecipano all'Osservatorio permanente per l'integrazione degli alunni con disabilità, istituito presso il Miur.

In Europa esiste la stessa esigenza e lo stesso percorso equiparato al nostro?
L'esigenza è la stessa in tutta Europa, ma l'approccio è diverso: in molti paesi vige ancora un regime di segregazione dei disabili; altri si stanno adeguando al modello italiano, dove la divisione è stata superata negli anni Settanta. Su questo punto è bene essere estremamente chiari: gli alunni con disabilità traggono miglioramenti dalla convivenza con i compagni di classe; ma vale anche il contrario e su questo il giudizio della comunità scientifica è ormai unanime. Così l'Italia si pone all'avanguardia nel panorama europeo e mondiale. Ho avuto modo di verificarlo anche durante l'ultimo incontro dell'Agenzia Europea per l'istruzione degli alunni con bisogni educativi speciali, tenutosi la scorsa primavera. Il nostro Paese è tornato a sedersi al tavolo dell'Agenzia dopo due anni di assenza, presentando proposte concrete come la creazione di una rete europea di scuole polo per l'inclusione. Il modello sarà la catena dei Centri Territoriali di Supporto (CTS), che in Italia già vede più di cento scuole lavorare in rete. Ciascun CTS ha tre docenti specializzati in didattica per Bisogni Educativi Speciali attraverso le nuove tecnologie, che forniscono supporto e consulenza ai colleghi.

Un suo consiglio per noi operatori di scuola possibile?
Agevolate la diffusione e lo scambio delle buone pratiche. Un'intervista basta appena ad intuire le sfide che la scuola italiana sta affrontando in tema di inclusione e la vivacità che sa esprimere nei progetti che la vedono pioniera a livello mondiale. Il consiglio, e insieme l'appello, è quello di raccontare le buone pratiche che ogni giorno vengono condotte dalle scuole in Italia, fornendo indicazioni operative per migliorare la prassi di insegnamento. A questo, oggi, si aggiunge un secondo obbiettivo: dare il proprio contributo al processo di riforma e, attraverso la consultazione "La Buona Scuola", indicare quali esperienze devono essere valorizzate nella scuola di domani.


Grazie Dott. Ciambrone per la Sua disponibilità a dialogare con noi. La nostra rivista vuol essere proprio quello strumento di divulgazione delle nostre esperienze in campo, che pratichiamo ogni giorno, che vogliamo/desideriamo far arrivare in ogni luogo a dimostrazione che "si può fare" cultura di qualità nelle nostre scuole, anche in un momento storico come questo che stiamo vivendo, tra mille disagi e difficoltà.
Creando una catena di tanti noi possibili nel mondo, potremmo diventare così, attraverso lo scambio ed il confronto, degli informatori/formatori efficaci contaminatori di tanti altri.


Barbara Riccardi docente IC Via Frignani - Spinaceto - Roma e Counselor della Gestalt Psicosociale

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