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n. 49 gennaio 2015
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Il valore di una storia - Una storia di valori
di Pellegrino Marco - Orizzonte scuola

È proprio da una storia di collaborazione professionale e di amicizia che nasce questo articolo di inizio anno 2015, che vuole essere un tributo ad un'opera Prima e allo stesso tempo un augurio, una possibilità di riflessione e un'opportunità di lavoro per il mondo della scuola primaria.

"Uga la tartaruga- Il valore dell'amicizia e il rispetto della diversità
" è il titolo dell'opera in questione, partorita dalla penna della psicologa clinica e psicoterapeuta Raffaella Russo, autrice anche delle illustrazioni che la corredano, professionista impegnata su vari fronti della formazione e della cura del bambino e interessata alle relazioni che intercorrono tra lui e le figure educative che gli stanno intorno e che si occupano della sua crescita. Il libro è stato edito da Erickson Live ed è rivolto a bambini compresi tra gli otto e i dieci anni; il testo è incentrato principalmente sui valori dell'amicizia e del rispetto della diversità, ma da questo si possono estrapolare altri concetti e altre idee su cui eventualmente costruire attività didattiche fortemente inclusive; alla fine di ogni capitolo è possibile trovare delle domande (Riflettiamo insieme) che stimolano il bambino a riflettere sui comportamenti e sugli stati emotivi dei personaggi e a immedesimarsi; anche per questo può considerarsi una lettura consigliabile a genitori ed insegnanti, aperti a nuove esperienze di conoscenza del proprio sé e di quello dei propri figli o alunni.

Da una breve intervista con l'autrice sono emerse molte informazioni sulla genesi dell'opera e sulle motivazioni che l'hanno spinta a creare.

Come è nata l'idea di scrivere questa storia?
La storia nasce da un sogno in cui la protagonista era appunto una tartaruga che grazie ad una bicicletta sopperiva alla sua risaputa e naturale lentezza. La tartaruga comunque è anche l'animale dai tanti significati mitologici, dalla storia millenaria, simbolo di longevità e di resistenza.

Se si dovesse elaborare un compendio della storia, quali temi, oltre a quelli enunciati nel sottotitolo, sarebbero più rappresentativi?
L'amicizia e il rispetto della diversità sono sicuramente i temi portanti ma affianco a questi ce ne sono altri che caratterizzano gli episodi vissuti dalla tartaruga: lo spirito di avventura e la curiosità per ciò che è nuovo e ignoto; il riconoscimento delle debolezze e la scoperta di punti di forza e delle qualità; il bisogno del ritorno alle origini e all'ambiente di provenienza.

Quindi è una storia di iniziazione alla vita?
In effetti, la tartaruga, vistasi da sola sulla spiaggia, appena nata, fa di necessità virtù e colta dalla sete di avventura si inoltra nel bosco e si imbatte in personaggi che la iniziano alla vita e la aiutano a crescere e a riconoscere in sé doti e capacità inespresse: il gufo rappresenta la saggezza e la maturità e sprona alla conoscenza e alla riflessione; la scimmia altruista e dinamica simboleggia il senso di fiducia e la solidarietà e spinge all'aiuto e alla cura; il riccio spinoso, apparentemente chiuso verso l'esterno, si dimostra pronto ad accogliere l'aiuto e a stabilire relazioni affettivamente ed emotivamente insperate.

A chi è rivolta l'opera?
L'opera è destinata ai bambini dagli otto ai dieci anni, ma è fruibile anche dagli adulti perché è motivo di riflessione su temi che riguardano la loro crescita, è fonte di ispirazione per la costruzione di percorsi di alfabetizzazione emotiva, di valorizzazione dei talenti personali, da ricercare anche nella non convenzionalità, e di sensibilizzazione alla pro-socialità e all'aiuto reciproco.


L'opera è altamente adattabile e spendibile in ambito scolastico e didattico, soprattutto in questa fase storica, in cui la "scuola agita" dovrebbe sempre più propendere verso un fare inclusivo, nel rispetto del singolo, olisticamente inteso, e della comunità in cui vive e cresce, variegata nei caratteri e nelle risorse. I temi espressi dall'autrice e trattati in modo delicato ma incisivo all'interno della fabula si concedono al potenziale fruitore, pronti ad essere plasmati e inseriti in un progetto educativo-didattico aperto, sensibile alla pluralità di dinamiche proprie di un contesto scolastico, sia micro che macro, e votato appunto all'inclusività e all'integrazione di vissuti e bisogni.

Operando una traslazione di elementi e significati dalla "pagina all'aula", si può riconoscere in ogni personaggio della storia, soprattutto nei principali, un attore o una componente del processo educativo, ma, procedendo in modo più analitico, è possibile affermare che in ogni attore o componente del processo coabitano e interagiscono tutti i personaggi principali della vicenda narrata: in ogni bambino c'è un gufo, in grado di offrire agli altri quanto sa e quanto è, desideroso al contempo di imparare e conoscere; c'è una scimmia allegra, dinamica, indipendente, flessibile e incline al cambiamento, a volte irruente, ma capace di ravvedersi, di chiedere aiuto e di riconoscere in altri qualità e pregi; c'è un riccio in difficoltà, frenato dal suo essere "spinoso", inizialmente restio nell'accettare il sostegno, ma pronto ad accogliere l'aiuto se quest'ultimo è prestato in modo positivo e accorto; c'è una tartaruga che ha bisogno di esplorare la vita e se stessa, capace di adattarsi alle situazioni e di offrire quanto di buono possiede se intorno trova un ambiente, seppur difficile e sconosciuto, tollerante, sensibile e adatto alla sua crescita e al suo stato.

Così come nel bambino, anche nell'adulto, genitore o insegnante che sia, si celano e convivono le anime dei personaggi della storia: come non riconoscere in ogni adulto un gufo saggio? Il gufo è il depositario del sapere, ma anche il catalizzatore di attenzioni e punto di riferimento per il gruppo, bisognoso comunque di guida e di indirizzo; lo stesso discorso si può fare per la scimmia, espressione di quella parte dell'adulto in grado di rompere gli schemi, di ideare e creare e allo stesso tempo di trovare sempre soluzioni, grazie anche all'aiuto e alla collaborazione dell'altro; il riccio che è in ogni adulto, invece, rappresenta il lato più debole, quello che a volte viene nascosto, dentro il quale ci si rifugia e dal quale si riesce ad uscire, solo prendendo coscienza delle proprie debolezze, compensabili con la forza che risiede negli altri.
È importante che poi nell'adulto rimanga viva la tartaruga, curiosa, ma anche attenta, premurosa, osservatrice e pratica, pronta ad accogliere il nuovo ma ancorata a valori saldi e principi originari.

Da questa storia è possibile attingere quanto è necessario per costruire una didattica inclusiva, anche perché l'attenzione è focalizzata su concetti e temi che le sono propri:
-La valorizzazione delle attitudini e delle caratteristiche di ognuno e il bisogno visto come risorsa;
-La competenza emotiva ed affettiva considerata alla stregua delle competenze disciplinari, nell'analisi e nella valutazione del singolo;
-L'interesse per il gruppo e l'investimento su esso, per il raggiungimento di risultati positivi corali e individuali;
-L'utilizzo di materiali e strumenti che compensano e mettono in grado il bambino di perseguire i traguardi in modo più confacente alle sue esigenze, temporanee o permanenti;
-L'aiuto reciproco tra pari e lo sviluppo dell'empatia e delle abilità prosociali;
-La possibilità di crescere e formarsi in ambienti alternativi a quelli canonici e usuali, più liberi dalle abitudini, dagli stereotipi e dalle consuetudini, spesso invalidanti e ingessanti.

E tanti altri ancora, già presenti o ricavabili dalla lettura e dall'uso che ognuno intende fare del testo.

Il messaggio che l'opera ci lascia risiede in questa affermazione: per cercare di essere sereni e in grado di esprimere il meglio di sé, c'è bisogno degli altri e di un ambiente di vita accogliente e atto a mettere ognuno nella condizione di farlo.


Nella parte finale dell'articolo risalente al mese di novembre, era stato posto un quesito-indovinello un po' curioso e solo apparentemente enigmatico: un alunno italiano, nato e cresciuto in Italia da genitori italiani, non è scontato si esprima in lingua italiana in modo corretto e fluente e conosca un numero di vocaboli congruo e idoneo; pensiamo a tutti quegli alunni residenti in aree a forte dialettalità, in cui l'uso di espressioni geograficamente marcate influisce negativamente sull'andamento didattico e sulle relazioni. Questo per dire che il bisogno è presente anche in situazioni apparentemente scevre da difficoltà e che, al contrario, le condizioni oggettivamente "diverse" possono rivelarsi meno gravose, se non addirittura più POSSIBILI.


Marco Pellegrino - insegnante di sostegno - I.C. "Viale Adriatico, 140" di Roma


Per il download del libro http://www.ericksonlive.it/catalogo/conoscenza-di-se-e-self-help/conoscere-e-gestire-le-proprie-emozioni/uga-la-tartaruga/
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